Meteore calcistiche italiane, Capitolo IV: Amantino Mancini

Che poi, alla fine, se non avesse fatto quelle due imbarazzanti comparse con le maglie delle milanesi, non sarebbe mai entrato nel l’orbita delle meteore. Alla Roma si era espresso a grandissimi livelli, poi l’età è salita, i rendimenti sono calati e Amantino se n’è tornato in Brasile con qualche souvenir in tasca.

Mancini nasce nel 1980, inizia la sua carriera nell’Atletico Mineiro, squadra nella quale milita dal 1997 al 2000. Poi un paio di prestiti, alla fine il ritorno alla base: è la stagione 2002-2003 e Amantino risulta il migliore dei suoi con 15 reti realizzate in campionato.

E’ qui che lo nota la Roma: Baldini parte per la spedizione sudamericana, torna con Mancini. L’esterno brasiliano viene girato immediatamente in prestito al Venezia. In quella metà stagione non riesce ad incidere nel ruolo di terzino destro. A gennaio del 2004 torna a Roma.

Fabio Capello, vecchia volpe, capisce subito che quello di Amantino è un talento da sfruttare al massimo. Almeno finché dura. Il centrocampista ha 25 anni, ha raggiunto la maturazione calcistica, è il momento di spremerlo e di far uscire il succo delle grandi giocate di cui è capace. Detto fatto, Capello gli affida il centrocampo mettendolo al centro del progetto. E’ proprio in quella stagione che viene ceduto Cafu al Milan. Lui lo sostituisce degnamente. E’ proprio in quella stagione che segna nel derby con la Lazio. E realizza egregiamente. Forse questo è il miglior ricordo che i tifosi giallorossi hanno di Mancini.

Era il 9 novembre 2003. Era tempo di derby. Partita bloccata, mancano solo 10 minuti al triplice fischio. Il risultato è ancora quello di 0-0. Ma c’è un’occasione per la Roma. Punizione dalla destra, Antonio Cassano piazza la sfera al limite dell’area, in una zona defilata, e si appresta a calciare. Tante spinte in area, Favalli tiene buono Carew (altra meteora…e che meteora), Corradi deve marcare proprio Amantino. Parte Cassano, calcia a metà altezza. Cade Corradi, spunta Mancini che impatta il pallone con il tacco destro: la sfera disegna una linea perfetta che termina proprio all’angolo opposto, alle spalle dell’incolpevole Peruzzi. Olimpico in delirio, dalla tribuna stampa Zampa grida “Amantino! Amantino! E’ il tacco di Dio!”. Segnerà anche Emerson e il derby si chiuderà sul risultato di 2-0 per il giallorossi.

Per altre quattro stagioni Mancini continua a far bene con la maglia giallorossa. Anche Spalletti gli da fiducia e continua a schierarlo titolare. Il brasiliano ripaga le scelte del mister con ottime prestazioni, prendendosi spesso la squadra sulle spalle nei momenti bui. L’altra perla da segnalare, da ricordare, da incidere su nastro e da rivedere è il doppio passo-goal con il Lione negli ottavi di Champions della stagione 2006-2007. Godetevi questa magia (e l’altra) nei video che troverete al termine di questo articolo.

Poi, inspiegabilmente, iniziò il declino. Mancini passò all’Inter e non riuscì ad incidere nella prima stagione. Decise di restare anche quella successiva per giocarsi un posto da titolare ma, nonostante ciò, collezionò solo 7 presenze. Quell’anno l’Inter completò il triplete, ma il contribuito di Amantino fu decisamente irrilevante. Passò quindi al Milan, in prestito, e riuscì a fare peggio di quanto (non) aveva fatto dall’altra parte del Naviglio. Dopo 6 mesi passa di nuovo dall’altra parte del fiume. Niente da fare. Milano non fa per lui.

Mancini prepara le valigie e vola in Brasile. Torna all’Atletico Mineiro, lì dove il suo genio calcistico era cresciuto e sbocciato. Poi comincia un altro valzer di prestiti, come solito a lui nella sua terra, e ora si è accasato all’America MG, squadra di Belo Horizonte che milita nella serie B brasiliana.

Lui, probabilmente, qualcuno se l’era dimenticato. Il suo tacco nel derby però, probabilmente no.

Quello resta indimenticabile. Soprattutto per i tifosi giallorossi.

“Il tacco di Dio”: GP8bl6iTkZ4

Il doppio passo e il goal con il Lione: LmKrSouUffI

Leonardo Mazzeo

Informazioni su Leonardo Mazzeo

Leonardo sogna di diventare uno scrittore. Poi si sveglia e studia diritto. Nel tempo libero. Per il resto della giornata pensa, legge, mangia, fuma, scrive pensa, beve, pensa. Ultimamente finge si saper suonare la chitarra. C'è chi lo definisce un sognatore, un poeta, un eterno innamorato. Lui preferisce definirsi molto più umilmente un coglione. La verità, probabilmente, è nel mezzo. In poche parole, è un mezzo coglione.