Renzi, il rinnovamento e i fatti

Matteo Renzi ha chiuso da mattatore la Festa nazionale dell’Unità (chi è interessato può vedere il video alla fine dell’articolo). La giornata ha incoronato il segretario del Pd e presidente del Consiglio come il “principe” della sinistra europea: al suo fianco, dal francese Manuel Valls allo spagnolo Pedro Sanchez, hanno individuato nel renzismo il modello da seguire per il rinnovamento della sinistra.

L’intervento del segretario del Pd è stato lungo e articolato, ma la parte più interessante (da un punto di vista generale) è questa frase: “Il merito è di sinistra, la qualità è di sinistra, il talento è di sinistra. Io voglio stare dalla parte dell’uguaglianza non dell’egualitarismo“. Lo slogan risulta molto efficace, in quanto capovolge i valori tradizionali della sinistra. Matteo Renzi ha dunque indossato i panni dell’Ammiraglio che vuole condurre le forze progressiste d’Europa presso un nuovo porto.

La strategia di comunicazione è senza dubbio incisiva, lasciando il segno sulla carne viva della sinistra. La base ideologia del suo ragionamento è condivisibile perché la sinistra non può arroccarsi nel “novecentismo”, scendendo nella trincea dell’identità. La Rivoluzione Digitale ha capovolto i canoni tradizionali della politica e della società, tanto che non esiste più nemmeno la struttura del partito nella forma in cui è stato conosciuto nel Novecento. Il leaderismo, piaccia o meno, è il tratto principale della contemporaneità. Tale approccio si può smussare o esagerare, sulla base della personalità, ma resta come fondamento ineludibile.

Tuttavia, per quanto la comunicazione sia un principio essenziale, non si può sfuggire a un altro tipo di considerazione: dopo le parole sul rinnovamento e il merito come stella polare della sinistra, occorre mettere in atto provvedimenti che rendano operative le affermazioni.

Per quanto gli annunci siano importanti a fornire un indirizzo, ma – manco a dirlo – non bastano. Già Bettino Craxi negli Ottanta aveva tracciato la rotta del nuovo socialismo, ma tutti ricordiamo l’involuzione del suo Psi, che ha finito per “donare” i suoi dirigenti al berlusconismo. Che non è proprio l’esempio di una sinistra moderna.

Uno dei segnali più importanti di Renzi dovrebbe arrivare sulla riforma del lavoro: il talento e il merito, da lui esaltati, vanno valorizzati con scelte oculate che possano dare ai giovani italiani delle possibilità di trovare un’occupazione dignitosa, tendenzialmente in linea con le aspettative e la preparazione.

Il rinnovamento brandito da Matteo Renzi è insomma sacrosanto. Ma se non seguono i fatti, resta un tweet o meglio una pellicola consunta, proiettata più volte sullo schermo della politica italiana.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI