I pro e i contro di Zeman, il solitario del pallone

Comunque si muova e dovunque vada Zdenek Zeman ha gli occhi puntati addosso. Sguardi attenti e nella maggior parte dei casi pronti a “fulminarlo” perché ha un modo tutto suo di fare che infastidisce il sistema. Suoi, nell’ultimo ventennio, gli attacchi più feroci ai poteri forti; attacchi che per forza di cose e “italianità” spicciola vengono recepiti solo dal tifoso del momento.

Nella seconda esperienza alla guida della Roma era ridiventato, alle pendici della tribuna Monte Mario, il paladino del calcio pulito; adesso che guida il Cagliari, è il popolo che tifa per la squadra che fu di Gigi Riva a vagheggiare la zemaniana necessità d’una rifondazione del sistema e, di contro, i tifosi della sua ex squadra adesso quando ragionano su “ZZ” gli puntano il dito contro per le esternazioni rilasciate a suo tempo su Daniele De Rossi e in tempi più recenti su Miralem Pjanic quasi tralasciando, dimenticando verrebbe da aggiungere, le sue battaglie nei confronti di doping farmaceutico e amministrativo.

Inevitabile, è il gioco delle parti che coinvolge in questo caso il più enigmatico attore della sacra sagra dell’italico pallone. Prendere o lasciare, il boemo può essere amato oppure odiato, a seconda dei casi, e magari come sottolineano molti viene chiamato “maestro” a torto perché non ha lauree (leggasi coppe e scudetti) da vantare. Però lavora con i giovani, e lo fa talmente bene che i cosiddetti “sotto età” che addestra non si lamentano degli arcinoti gradoni; anzi, si dice facciano la fila per essere seguiti da lui. Che pure in Sardegna, isola felice che non opprime chi gioca a pallone come accade in altre piazze, resta taciturno, apparentemente scontroso e indecifrabile tanto quanto le sue esternazioni, sempre da interpretare, da leggere fra le righe.

No, non può essere paragonato come qualcuno ha sentenziato a Manlio Scopigno, che era uomo d’una ironia molto più graffiante; né ad altri allenatori. E neanche a suo zio Čestmír Vycpálek, allenatore all’alba degli anni Settanta della Juventus, società cui “Sdengo” non ha risparmiato critiche. Praticamente il colmo dei colmi.

Zeman è un capitolo a parte del nostro calcio, certamente un personaggio controverso ma del quale si sentirà la mancanza quando deciderà di fare altro nella vita. Forse non la pensiamo come Antonello Venditti, che gli ha dedicato il testo di una canzone e un giorno, tanti anni fa, disse «Zeman è simile a Cristo, che ha vinto morendo». Ma siamo fermamente convinti che abbia più sale in zucca di tanti scienziati del pallone.

Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.