Se Apple perde la dimensione del sogno

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L'iPad

La morte di Steve Jobs è stata un evento che ha sconvolto il settore della tecnologia. Il leader indiscusso della Apple ha conferito all’azienda una mentalità unica. Il tempo però ha dato ragione al genio della “mela morsicata”, smentendo i critici che sostenevano la tesi di un’azienda che si stava relegando in una nicchia. Alla sua scomparsa dopo la lunga malattia, in molti hanno formulato ipotesi sul destino della sua creatura, affidata a Tim Cook, fedele sodale di Jobs, ma di certo non dotato del carisma del suo precedessore. I primi segnali di “cosa sarà la Apple” sono giunti con la presentazione del “nuovo iPad”.

Ingegneria. I giornalisti hanno ripetuto il leitmotiv: “è finita l’era dei visionari, è iniziata quella degli ingegneri”. Un’affermazione condivisibile, scrutando le caratteristiche del nuovo tablet prodotto dal colosso di Cupertino. Le novità sono attinenti alle funzioni, mentre l’appeal estetico è immutato. La visionarietà è stata accantonata per lasciare spazio alla concretezza di un display Hd, di un processore da personal computer e dell’integrazione dei comandi vocali. Un lavoro eccellente, ma che lascia qualche perplessità.

Il sogno Apple. Steve Jobs ha insegnato che alle funzioni vanno integrate usabilità e soprattutto design. Il nuovo iPad, le cui potenzialità sono enormi, tradisce proprio l’ultimo dettame del padre del tablet: l’utente non è infatti attratto dalla dimensione del sogno di un prodotto “fantastico”. Basta mettere vicini l’iPad 2 e l’ultimo modello: sembrano identici. Nel passaggio dalla prima alla seconda generazione, invece, c’erano stati cambiamenti estetici: la tavoletta era stata resa più sottile ed era stata annunciata la “trovata” della smart cover. E se la Apple perde i “colpi d’ala”, rischia di smarrire la propria identità.

Questo articolo è stato pubblicato in Comunicazione, Tecnologia e contrassegnato come , , da Stefano Iannaccone . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Aggiornato alle ore 20:38
Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

E’ nato pessimista nell’81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Al momento dimostra circa 150 anni, qualcuno in meno dell’Italia unita. Gli altri dicono che sia giornalista, lui non lo sa ma scrive per il settimanale ‘il Punto’ e ha scritto per l’agenzia ‘Iris press’. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato un romanzo intitolato ‘Andrà tutto bene’. Il suo amore si chiama Sfera pubblica. Twitter: @SteI
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