Regionali, la campagna manifesti del Pd vuole “un’altra Italia”
 Lavoro, impresa e scuola. Il Pd punta su tre temi chiave nella campagna di comunicazione per le Regionali: l’obiettivo principale è la costruzione di un’immagine pragmatica e quindi attenta alle problematiche reali delle persone. Tale scelta strategica implica anche la volontà di cancellare la fumosità del dibattito interno al partito, soprattutto in materia di alleanze e di organigramma dirigenziale. Struttura manifesti. I manifesti seguono una logica ben precisa: il volto di una persona, che “come un fumetto” spiega le posizioni del Pd con proposte sintetiche ma molto esplicative. “Il lavoro al primo posto. Assegno di disoccupazione ai precari” afferma una giovane, individuata come esempio di lavoratrice a tempo determinato (e a rischio disoccupazione), evitando qualsiasi messaggio su altri livelli connotativi: il Partito democratico, dunque, punta a parlare in maniera chiara all’elettorato. A rafforzare il significato, c’è il claim “in poche parole,  un’altra Italia” che campeggia sotto il simbolo del Pd per evidenziare la missione del soggetto politico di centrosinistra, ossia il cambiamento rispetto al modello di governo berlusconiano. Tuttavia, nei manifesti non vi è alcun riferimento esplicito al lavoro dell’esecutivo, né tantomeno al presidente del Consiglio. Anche l’aspetto cromatico è stato tenuto neutro: lo sfondo delle immagini non evoca nessun altro strato semantico poiché l’intento è di far concentrare l’elettore sul concetto espresso dalla persona nella foto. Presenza del leader. Un elemento importante nella strategia comunicativa per le Regionali è la presenza di alcuni cartelloni con un primo piano del segretario democratico, Pier Luigi Bersani. In tal caso, la volontà è di far conoscere agli elettori le parole d’ordine del nuovo leader del Pd, ovvero “alternativa” e costruzione di “un’altra Italia”, con l'obiettivo di garantire un consolidamento dello slogan scelto per l’intera campagna-affissioni.
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