La "guerra diffusa" di al-Qaeda
 La speranza di un mondo nuovo. Un mondo regolato da nuovi principi e nuove alleanze. Un mondo con unico fine dichiarato, la pace e la cooperazione, sembra andare in frantumi. Dopo le torri gemelle di New York, le bombe alla stazione di Atocha a Madrid e quelle alla metropolitana di Londra, torna l’incubo del terrorismo. Paura. La tensione internazionale, dopo il cambio di guardia alla Casa Bianca, sembrava destinata a mitigarsi. Ma dall’11 settembre 2001 fino agli ultimi allarmi sulle linee aeree statunitensi, la paura non era mai realmente svanita. Al Qaeda non s’è fatta da parte, le minacce sono proseguite copiose. Forse con meno attendibilità. Certamente con più insistenza. Le difficili scelte di Obama, poi, hanno alimentato il congegno della ritorsione. La via di fuga degli Stati Uniti dall’Afghanistan deve passare per un nuovo e più intenso impegno militare nella regione. Così ha deciso la Casa Bianca, non senza giustificazioni: secondo Obama uscire dal vicolo cieco di Kabul richiede un ultimo sforzo militare, un impegno che rende “necessaria” una guerra contro la dittatura strisciante delle gerarchie talebane legate ad al-Qaeda. Senza padrone. Ciò che più inquieta della nuova fase di tensione è la mancanza di una rete di potere identificabile. Ciò che viene definito come al-Qaeda, il movimento paramilitare e terroristico mosso dal fondamentalismo islamico, sembra avere perso la sua struttura organica originaria: Bin Laden sembra ormai solo uno spettro rievocato solo saltuariamente, molti dei capi più importanti dell’organizzazione sono stati uccisi o arrestati, le gerarchie sono state riformate. al-Qaeda forse è cambiata ed è per questo che fa ancora più paura. Perché le cosiddette “cellule” sono sempre più indipendenti e il germe dell’odio si propaga con velocità e senza controllo. Senza territorio. Ieri il consigliere antiterrorismo del presidente degli Stati Uniti, John Brennan, intervistato dalla Cnn, aveva detto che al momento non c'è alcun piano per l'invio di truppe Usa in Yemen per combattere il terrorismo islamista. Intanto, però, il pericolo attentati verso obiettivi Usa rimane alto e la battaglia contro al-Qaeda sul nuove fronte yemenita sembra non presagire facili soluzioni e conferma lo stato di "guerra diffusa" che permane nei rapporti tra l'estremismo medio orientale e le democrazie occidentali.
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