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<title>Sferapubblica</title><link>http://www.sferapubblica.it/dblog/</link>
<description>Sferapubblica</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[Urgenze ad personam]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img align="absMiddle" src="/public/Jaime_interpretativo.jpg" width="332" height="332" alt="" /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1464]]></link>
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	<dc:date>2010-03-10T11:22:15+01:00</dc:date>
	<dc:creator>jaime</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[Regionali, i sondaggi denunciano i rischi del pasticcio-liste per il Pdl]]></title>
	<description><![CDATA[<img style="WIDTH: 104px; HEIGHT: 104px" alt="" align="left" src="/public/Polverini Con te.jpg" />Il caos sulle liste del centrodestra pu&ograve; rappresentare un pesante handicap per il Pdl: alla prossime Regionali, il Popolo della libert&agrave; rischia di conseguire un risultato molto pi&ugrave; deludente rispetto a quanto si sperava nei mesi scorsi (il 9-4 per la sinistra non &egrave; pi&ugrave; una pura utopia). I <a href="http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/">sondaggi</a>, difatti, segnalano grossi pericoli per il partito di Silvio Berlusconi: nel Lazio sembra assodato il &ldquo;sorpasso&rdquo; di Emma Bonino su Renata Polverini; tale evento &egrave; facilmente spiegabile con il pasticcio relativo alle liste. Il trend di disaffezione degli elettori dal Pdl emerge inoltre dal web: le critiche giungono anche da blogger dell&rsquo;area di centrodestra, a conferma che la situazione sta minando la credibilit&agrave; del principale soggetto politico di maggioranza. Lo scenario per il centrodestra peggiore con i sondaggi delle altre Regioni che segnalano la crescita del vantaggio di Bresso (Pd) su Cota (Lega) in Piemonte e di Burlando (Pd) su Biasotti (Pdl) in Liguria. Infine in Campania De Luca (Pd) sta addirittura riaprendo un confronto che sembrava gi&agrave; vinto da Caldoro (Pdl). <br /><br /><span style="FONT-WEIGHT: bold">Strategie</span>. A meno di venti giorno dal voto, Il Popolo della libert&agrave; pu&ograve; attuare due strategie comunicative per recuperare consenso: minimizzare la questione-liste, archiviandola come un incidente causato dall&rsquo;eccesso di burocrazia da parte dei giudici; oppure innalzare i toni dello scontro, &ldquo;nazionalizzando&rdquo; la consultazione elettorale con l&rsquo;impegno in prima persona di Silvio Berlusconi in campagna elettorale. Il centrosinistra, con il Pd capofila, sta invece sfruttando un argomento comodamente offerto dagli avversari: una forza politica che non riesce a presentare le liste dei candidati in maniera corretta non ha la credibilit&agrave; per amministrare le Regioni. Una tecnica che sinora sta funzionando, soprattutto per la capacit&agrave; di fornire nuove motivazioni all&rsquo;elettorato di riferimento, ma che non potrebbe pi&ugrave; bastare quando il Pdl metter&agrave; in atto una reazione.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1463]]></link>
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	<dc:date>2010-03-09T14:36:09+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Come la banalizzazione delle parole “svuota” la politica…]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" alt="" style="width: 91px; height: 91px;" src="/public/elezioni_generica2.jpg" />Emergenza democratica. Colpo di Stato. Regime. Negli ultimi caotici giorni, la classe politica ha fatto ricorso a tre parole-chiave, con cadenza pressoch&eacute; quotidiana, per accentuare la gravit&agrave; dello scenario creatosi intorno alle liste per le Regionali. Entrambi gli schieramenti hanno attuato una strategia di comunicazione assai irruenta per sollecitare l&rsquo;elettorato di riferimento a prendere una netta posizione dinanzi a una situazione anomala. Il centrodestra ha rimarcato la necessit&agrave; di &ldquo;concedere il diritto al voto&rdquo; ai sostenitori del Pdl, mentre il centrosinistra ha sottolineato la il dovere di &ldquo;rispettare le regole comuni&rdquo;, a partire dalle normative che disciplinano le competizioni elettorali. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Banalizzazione</span>. L&rsquo;impiego reiterato di espressioni a elevato impatto metaforico ha finito per banalizzare il significato delle parole. Nella contrapposizione politica quotidiana, infatti, pare di essere in perenne <span style="font-style: italic;">emergenza democratica</span> con <span style="font-style: italic;">golpisti </span>presenti in ogni angolo delle Istituzioni per favorire l&rsquo;insediamento un <span style="font-style: italic;">regime</span>. La conseguenza &egrave; evidente: anche un evento di particolare rilievo, tanto da diventare un fatto senza eguali nella storia della Repubblica italiana, non ha coinvolto il cosiddetto <span style="font-style: italic;">elettorato pigro</span>, ossia quelle fasce di cittadinanza che seguono la cronaca politica in maniera disincantata, attivandosi solo in determinati periodi (in genere le elezioni, ma anche momenti come le grandi manifestazioni popolari di protesta). Lo scontro tra fazioni politiche, insomma, &egrave; rimasto nel recinto mediale, nell&rsquo;ambito del continuo spettacolo della politica contemporanea.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Depotenziamento</span>. Il rischio che sorge dal depotenziamento del linguaggio &egrave; lampante: con i continui allarmi lanciati si perde il senso della realt&agrave;, ovvero diviene difficile (se non impossibile) comprendere quando i segnali indicano una piega preoccupante. Nell&rsquo;alluvione di drammatizzazione, quindi, il cittadino-elettore si trova ad affrontare una effettiva incapacit&agrave; di ravvisare l&rsquo;eccezionalit&agrave; di una situazione (come pu&ograve; essere il decreto interpretativo sulle liste per le Regionali). Le ultime vicende, con il corollario di dichiarazioni, rappresentano pertanto un caso da manuale della svuotamento della politica attuato mediante la banalizzazione delle parole.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1462]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T08:24:06+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Tutto Vero!]]></title>
	<description><![CDATA[<p>&laquo;Ho approfittato per mangi&agrave; qualcosa e visto che stavano ancora qui sono uscito fuori ed ho mangiato&raquo;. </p>
<p>&nbsp;</p>
<object width="480" height="385"><embed height="385" type="application/x-shockwave-flash" width="480" src="http://www.youtube.com/v/bPJP9pPSLT4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object>
<p>Milioni Alfredo, autista Atac, Pdl</p>
<p>&ldquo;Emanato il decreto legge finalizzato ad una rapida e certa definizione delle modalit&agrave; di svolgimento della consultazione elettorale, una volta verificato che il testo approvato dal Consiglio dei ministri corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente. E gi&agrave;, in tempo per poter essere utilizzato dai Tar, sar&agrave; pubblicato in Gazzetta Ufficiale&rdquo;. </p>
<p>Napolitano Giorgio, Presidente della Repubblica, firmatario </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1461]]></link>
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	<dc:date>2010-03-06T15:27:06+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Formigoni, il listino e i continui problemi nel Pdl ]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img alt="" align="left" src="http://www.giornalelibero.com/public/Roberto%20Formigoni%20RL.jpg" width="116" height="78" />Dopo esserci occupati del &ldquo;caso Polverini&rdquo;, continuiamo la nostra analisi all&rsquo;interno dei partiti e delle alleanze che si contendere ranno le elezioni regionali il prossimo 23 e 24 marzo. La nostra attenzione si ferma ancora una volta sul Pdl, dove un altro candidato alla Regione &egrave; a rischio, Roberto Formigoni, esponente del Pdl, sarebbe al quarto mandato alla guida della regione Lombardia. </p>
<p><strong>La scoperta dell&rsquo;inghippo.</strong> Marco Cappato, esponente Radicale, escluso dalla corsa per il trentesimo piano del Pirellone, chiede la verifica delle firme per i candidati al Pirellone. La verifica permette di individuare 541 firme sulle 3.935 presentate che per tre magistrati presentano autenticazioni non valide: per 79 nomi la lista del governatore Formigoni va sotto il limite delle 3.500 firme richieste come minimo dalla legge. Secca la conseguenza: la Corte d&rsquo;Appello non ha ammesso il listino del presidente uscente.&nbsp; <br />L&rsquo;ira di Formigoni. Se appresa la notizia il governatore &egrave; sembrato sereno e fiducioso. &laquo;Non ci sono problemi tutte le firme presentate sono valide, e comunque ci sono sentenze del Consiglio di Stato che non considerano fondamentali alcuni orpelli, come l&rsquo;autentica da parte di un consigliere comunale priva del bollo del Comune. Faccio una scommessa, vincer&ograve; io le elezioni e le opposizioni dovranno ingoiare tutti gli insulti che hanno lanciato&raquo;. Alla conferma della sentenza della Corte d&rsquo;Appello che bocciava il ricorso del Pdl, Formigoni ha espresso tutto il suo disappunto nei confronti di qualche &ldquo;franco traditore&rdquo;. &laquo;Devo subire questo per una canagliata di qualcuno nel partito. Dovr&agrave; pagare. Se cado io questa volta cade tutto il grattacielo&raquo;. </p>
<p><strong>La verit&agrave;&nbsp; sul listino.</strong> Completato nella notte di venerd&igrave;, tra avvicendamenti e ritocchi. Tale questione ha reso impossibile autenticare le firme prima che il listino venisse completato. Il tanto citato listino ha dovuto avallare le priorit&agrave; imposte dal presidente del Consiglio in persona. Berlusconi ha fortemente voluto l&rsquo;inserimento di Nicole Minetti, igienista dentale e personale del Cavaliere, ex ballerina di vari talk show. Oltre alla Minetti, il Premier ha contrassegnato i nomi di Francesco Magnano, geometra di Arcore, e Giorgio Puricelli, fisioterapista del Milan. Alle pretese del Cavaliere si sono aggiunte quelle di Sandro Bondi. Il ministro alla Cultura, nonch&eacute; coordinatore del Popolo delle Libert&agrave; ha ordinato la presenza in lista di Paolo Cagnoni, suo uomo di fiducia. Tutto ci&ograve;, sotto le pressioni della Lega Nord che ha chiesto ed ottenuto 6 posti su 16 nella lista che vede Formigoni il capo. Listino che ad oggi non &egrave;.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1460]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T11:47:22+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[In tv i leader inglesi si scontrano “all’americana”]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/Brown.jpg" alt="" />Lo voleva Blair, ma lo far&agrave; Brown. Il confronto televisivo ''all&rsquo;americana'' tra i candidati leader alle elezioni Uk, che Blair alle precedenti elezioni non era riuscito ad ottenere, si far&agrave;.<br />&nbsp;<br /><span style="font-weight: bold;">Tre per tre.</span> Tre dibattiti per tre leader. Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg si confronteranno in televisione alla maniera di Obama e McCain, Bush e Al Gore. I &ldquo;match&rdquo; sono regolati&nbsp; dai ben 76 punti concordati tra gli uffici politici dei tre aspiranti. Regole ferree e precise che disciplinano tutto quello che accadr&agrave; avanti e dietro lo show: sedi di registrazione, temi del dibattito, inquadrature e fotografia. 90 minuti in cui Brown, Cameron e Clegg si sfideranno per met&agrave; del tempo su un tema scelto ad hoc, e per l&rsquo;altra met&agrave; su temi di stretta attualit&agrave;.<br />&nbsp;<br /><span style="font-weight: bold;">Brown.</span> Se Blair desiderava il duello tv a tutti i costi, Brown ha cercato di evitarlo fino all&rsquo;ultimo. Il confronto con l&rsquo;avvenenza giovanile degli altri due candidati e i sondaggi non proprio favorevoli&nbsp; (ma in crescita) lo aveva messo sulle difensive. Ma alla fine ha ceduto. E ora ha la possibilit&agrave; di accorciare la distanza che lo separa da Cameron o, al contrario, di dire addio per sempre all'inseguimento che lo ha portato a soli <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/02/28/visualizza_new.html_1709042518.html">2 punti di distacco </a>(35 a 37%) dall'avversario conservatore.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1459]]></link>
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	<dc:date>2010-03-04T16:08:31+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il Pdl, il caso Polverini e le “spallate” degli alleati]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Inizieremo da oggi una serie di approfondimenti mirati a tastare le situazioni interne ai partiti ed alle alleanze che si andranno a sfidare alle prossime tornate elettorali per le elezioni regionali del 27 e del 28 marzo. Commenti, scelte, dichiarazioni degli attori politici, faranno da cornice a queste analisi, utili, si spera, a fiutare l’umore che tira tra gli alleati e magari, sottolineando i contrasti, a capire i punti deboli di tali alleanze, anche in ottica nazionale.</p>
<p><strong>Succede nel Lazio.</strong> Lo scorso sabato, giorno di chiusura per la consegna delle liste, accade che per un ritardo di due ore nella consegna, il Popolo delle Libert&agrave; di Roma non &egrave; stato ammesso alle elezioni regionali. Risultando, fino ad ora, non partecipante alle prossime competizioni elettorali. <br />Come non bastasse, si scopre che Renata Polverini, appoggiata anche dall’Udc,  non &egrave; pi&ugrave; la candidata per la regione Lazio del Pdl. Il motivo? Il listino della sindacalista, manca di una delle firme di uno dei rappresentanti di lista. Pertanto l’ufficio centrale elettorale della Corte d’Appello (chiamata ad esprimersi anche sul ritardo della consegna della lista, ndr), non lo ha ammesso alle elezioni regionali. Stop anche alla lista. Bocciata perch&eacute; avrebbe un simbolo troppo simile a quello di Fabio Poverini, candidato con Forza Nuova per Roberto Fiore Presidente. Tra Fabio e Renata ha la meglio il primo, per il semplice fatto che ha consegnato prima la lista. Bagarre. </p>
<p><strong>I “sassolini” della Lega e dei Democratici di Centro.</strong> È Bossi a prendere la parola e sparare a zero. «Il Pdl nel Lazio si &egrave; comportato da dilettante. Ha sbagliato la destra, noi l&igrave; non ci siamo», e sulla possibilit&agrave; di intervento del presidente dello Stato, invocato dalla Polverini, chiude: “Il Quirinale non pu&ograve; intervenire”. Anche il ministro leghista degli Interni, Roberto Maroni, interviene sulla questione: «Non c’&egrave; spazio per un provvedimento d’urgenza. Non si possono cambiare le regole».  Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, &egrave; quantomeno preoccupato: «Se andiamo avanti cos&igrave; il Pdl per presentare le liste chiamer&agrave; Bertolaso». Rotondi e Baccini propongono addirittura il commissariamento del Popolo delle Libert&agrave;, con il secondo che rincara: «Non si pu&ograve; stare in un partito governato da cerebrolesi. Anzi il cerebroleso ha ancora qualche attivit&agrave;… idrocefali». </p>
<p><strong>Il rapporto tra Fini e Berlusconi.</strong> Ancora una volta il presidente della Camera non perde l’occasione per manifestare tutto il suo dissenso nei confronti del partito che ha contribuito a fondare. Da Oristano, dove si trovava per la presentazione del suo libro, Fini fa sentire la sua voce: «Mi sono assunto la responsabilit&agrave; di consegnare al giudizio della storia 50 anni di vita nazionale cominciando con l’Msc sino ad An. Non eravamo alla canna del gas, Alleanza nazionale aveva percentuali a due cifre, ma ci siamo presi la responsabilit&agrave; di dare vita ad un nuovo soggetto politico perch&eacute; credevamo nel bipolarismo, nell’alternanza e nell’europeismo. Ma se mi chiedete se il Pdl mi piace cos&igrave; come &egrave; adesso, la risposta credo l’abbiano capita tutti, non c’&egrave; bisogno di ripeterla». Il Pdl cos&igrave; come &egrave; all’ex leader di An non piace. Lo sa Silvio Berlusconi che questa volta non allarga le braccia e sbotta: «Se continua cos&igrave;, dopo il voto faccio un nuovo partito. È venuto il momento di contarci, voglio proprio vedere su quanti parlamentari pu&ograve; fare affidamento, stavolta, l’amico Gianfranco, quanti siano davvero i finiani». E Maurizio Belpietro nel suo editoriale su “Libero” scrive: «Era inevitabile che a forza di prendersi a schiaffi i cofondatori del Pdl si facessero male. Ed ecco che, sgambetto dopo sgambetto, rischiano di perdersi il Lazio». </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1458]]></link>
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	<dc:date>2010-03-03T12:02:11+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Gli aggregatori di news/post sul web: come cambiano “i giornali” (ultima parte)]]></title>
	<description><![CDATA[<p>(<a href="http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1456">Prima parte</a>) L&rsquo;informazione 2.0, offerta dagli aggregatori, fornisce un prodotto editoriale innovativo con la costituzione di un periodico lontano dai canoni consolidati dell&rsquo;editoria: la <em>firma</em> del giornalista viene sostituita dall&rsquo;attendibilit&agrave; del <em>blogger</em> o anche dalla sua capacit&agrave; di proporre articoli-post di stampo polemista, capaci di avviare una vasta discussione nell&rsquo;infinito spazio della Rete. </p>
<p>Il giornalismo, pertanto, vive una radicale ricodificazione dei contenuti, senza che analisti e ricercatori riescano a comprendere (e valorizzare) in pieno il fenomeno. La gerarchia delle news non segue pi&ugrave; una logica professionale, ma esalta l&rsquo;aspetto &ldquo;dell&rsquo;impatto&rdquo;: il tema del giorno nelle pagine degli aggregatori pu&ograve; non coincidere con l&rsquo;argomento individuato dai media tradizionali, nel quale si possono far rientrare i siti dei giornali cartacei (Repubblica.it, Corriere.it) e delle agenzie di stampa (Ansa.it, Adnkronos.it). </p>
<p>&Egrave; importante rilevare, comunque, la volatilit&agrave; di utenza che caratterizza alcuni aggregatori, specie quelli afferenti alle categorie di flusso e strutturati: il lettore, in una mentalit&agrave; tipica del web, ha un livello di fidelizzazione alquanto basso, poich&eacute; tra un clic e l&rsquo;altro finisce in altri spazi di Internet, generando un legame fragile con il &ldquo;giornale-aggregatore&rdquo;. Il risultato &egrave; una <em>sfera pubblica (virtuale) debole</em>, in quanto l&rsquo;internauta fluttua nella Rete senza una strategia di approccio definita: il contatto &egrave; fortuito e quindi con scarse probabilit&agrave; di connettere un network di blogger. </p>
<p>Un&rsquo;osservazione opposta va tratteggiata per gli aggregatori politicizzati: gli utenti iscritti frequentano abitualmente le pagine web che raggruppano i post concernenti una determinata area politica e il livello di fidelizzazione diviene inevitabilmente maggiore. Il prodotto della suddetta interazione crea una <em>sfera pubblica (virtuale) partecipata</em>, alla luce della condivisione delle posizioni ideologiche e partitiche: gli aggregatori politicizzati divengono una vera e propria comunit&agrave;, in cui convergono, talvolta collidendo, le proposte di una precisa parte politica. E finiscono per trasformarsi in una versione <em>open source</em>&nbsp;dei tradizionali quotidiani di partito.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1457]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1457</guid>
	<dc:date>2010-03-03T08:37:21+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Gli aggregatori di news/post sul web: come cambiano “i giornali” (prima parte)]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img align="left" src="/public/Internet_indirizzo.jpg" style="width: 118px; height: 92px;" alt="" />Rendere nota la propria posizione su un tema, promuovere iniziative politiche, avviare meccanismi di feedback sui post pubblicati: gli aggregatori assolvono a una serie di funzioni, che da sempre li propone come strumenti “promozionali”, privi di uno status riconosciuto (come invece avviene per il dilagante fenomeno dei social network) in merito alla diffusione di notizie. <br /></p>
<p>Tuttavia, senza che ci sia un’adeguata riflessione sul tema, essi stanno diventando una nuova forma di editoria on-line. In primo luogo occorre proporre una classificazione degli aggregatori tra <span style="font-style: italic;">politicizzati </span>(Kilombo e Kligg per la sinistra, Tocqueville per la destra, o anche legati ai partiti come il democratico Pdnetwork, il radicale Fainotizia e il socialista NonsoloZapatero), <span style="font-style: italic;">di flusso</span> (che prediligono la possibilit&agrave; di votare i post, tipo Wikio, Fainformazione, Oknotizie, Upnews) e <span style="font-style: italic;">strutturati </span>(con una impostazione da giornale tradizionale, come Taggatore e Liquida). <br /></p>
<p>L’elemento che connette le diverse modalit&agrave; di aggregazione &egrave; la possibilit&agrave; di offrire un grande numero di informazioni, entrando in contatto con gli internauti in uno scambio costante di opinioni e quindi con un ampliamento della visione personale sugli eventi. Il mutamento rispetto al giornalismo tradizionale &egrave; evidente: con gli aggregatori si concretizza la vera informazione 2.0, attraverso l’integrazione di contenuti di molti utenti anche grazie alla funzione di commento ai post. L’approccio, difatti, non &egrave; lo stesso di Wikipedia, in cui ognuno pu&ograve; modificare il testo-base: il livello di interazione, nel caso degli aggregatori, &egrave; circoscritto al contatto diretto nel dibattito avviato nel post e alla facolt&agrave; di diffondere link “amici” (o magari “contesati”). Tale atteggiamento permette, quindi, di mantenere una “personalit&agrave;” sul web in confronto all’anonimato che impera nella pi&ugrave; grande enciclopedia in Rete, in cui gli autori non lasciano alcuna firma nemmeno sotto forma di pseudonimo.</p>
<p style="font-style: italic;">La seconda parte sar&agrave; pubblicata domani.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1456]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1456</guid>
	<dc:date>2010-03-02T10:47:34+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[In Lombardia escusa la lista pro-Formigoni. Mentre nel Lazio continua lo scontro a colpi di denunce]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Alla bagarre scatenata  nel Lazio dall'esclusione delle liste elettorali del Pdl , ora si aggiunge l'esclusione anche della lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni per  invalidit&agrave; di 514 firme. Lo ha deciso la Corte di Appello di Milano, accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella.  </p>
<p><strong>Quirinale.</strong> Nel Lazio intanto la polemica crescente e le numerose sollecitazioni del centrodestra, hanno portato il Quirinale ad intervenire nella vicenda. "La preoccupazione di una piena  rappresentanza, nella competizione elettorale regionale in Lazio come dovunque, delle forze politiche che intendono  concorrervi, non pu&ograve; che essere compresa e condivisa dal Presidente della Repubblica", &egrave; la premessa di Giorgio  Napolitano. Tuttavia, aggiunge il Presidente della Repubblica, "spetta solo alle competenti sedi giudiziarie la verifica del  rispetto delle condizioni e procedure previste dalla legge".      </p>
<p><strong>Lazio.</strong> Intanto il Pdl rinfocola la polemica laziale con una denuncia per "violenza privata" nei confronti dei militanti radicali e per "abuso d'ufficio" nei  confronti dei componenti dell'ufficio centrale circoscrizionale che avrebbero di fatto impedito "di esercitare il diritto  politico di voto".<br />Diego Sabatinelli, il militante radicale presente sabato mattina presso il Tribunale di Roma per la <br />presentazione della Lista Bonino-Pannella, ha replicato l'affronto del Pdl con un'altra denuncia. Questa volta per calunnia. </p>
<p><strong>Comunicazione.</strong> Quello che sembrava un disguido burocratico &egrave; diventato a pieno titolo un argomento di campagna elettorale. Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, ha addirittura affermato che nel Lazio "C'&egrave; stato un attacco ai diritti civili e alle libert&agrave; minimali". Il tentativo, dunque, &egrave; quello di spostare l'attenzione dall'irregolarit&agrave;, sia pure burocratica, ad un improbabile "attacco alla democrazia". Una svolta comunicativa che trasforma le vittime in persecutori, e i colpevoli in martiri.<br />. </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1455]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1455</guid>
	<dc:date>2010-03-01T15:17:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Di Girolamo, il Senatore ]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img alt="" align="left" src="http://isadora.files.wordpress.com/2007/08/pistoleaufspaghetti.jpg" width="114" height="135" />Eletto con i non voti degli italiani residenti da nessuna parte, il senatore Di Girolamo &egrave;&nbsp; il rappresentante della &rsquo;Ndrangheta in Parlamento. Il movimento da lui fondato, il Nddl, &lsquo;Ndragheta democratica delle libert&agrave;', si era alleato con il Pdl per combattere la corruzione. Di Girolamo, sostenuto dalle cosche calabresi, contava quanto il due di denari quando la briscola &egrave; a bastoni. Praticamente un cazzo. A dimostrazione che la democrazia che parte dal basso non sempre aiuta. Non sempre porta a qualcosa di utile. Boss e braccio destro e/o sinistro decidevano per lui. Con Di Girolamo anche la Calabria aveva il suo rappresentante a Roma. Peccato solo che Di Girolamo non conoscesse la Calabria ed i calabresi a Di Girolamo. Nato a Roma, eletto in Belgio, con le schede truccate in Germania. Una rondine fa meno giri, praticamente.</p>
<p>Anche i delusi hanno il loro rappresentante. Chi ha preferito consegnare scheda bianca, in segno di protesta contro una politica che non guarda ai problemi della gente ma solo ai propri affari&nbsp; personali, ha scelto lui. Il senatore Di Girolamo. Eletto anche grazie alle schede nulle. Lui ringrazia e porta a casa. I delusi e gli apolitici, meno. </p>
<p>Molte le battaglie portate avanti dal senatore in Parlamento: abolizione del 41 bis, possibilit&agrave; di integrazione per i pregiudicati per mafia nell&rsquo;attivit&agrave; pubblica, ministeri per i latitanti da pi&ugrave; di vent&rsquo;anni, primarie per decidere il nuovo boss nella locride, combattere la corruzione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1454]]></link>
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	<dc:date>2010-02-27T11:55:30+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Regionali Piemonte, Bresso e Cota si sfidano su valori e buongoverno]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/Bresso.jpg" style="width: 89px; height: 106px;" alt="" /><img align="left" src="/public/Cota Roberto.jpg" style="width: 79px; height: 108px;" alt="" />Le Regionali in Piemonte diventano “l’ultima frontiera” della Lega: in caso di vittoria con Roberto Cota, il Carroccio pu&ograve; rivendicare il fatto di aver ormai allargato il proprio consenso in tutto il Nord, andando ben oltre le tradizionali roccaforti di Lombardia e Veneto. In tale scenario, il leader Umberto Bossi ha puntato su uno degli astri nascenti della dirigenza leghista: il capogruppo alla Camera Cota, che ha gi&agrave; manifestato buone capacit&agrave; “istituzionali” nei salotti televisivi, in cui al leghismo d’arrembaggio occorre aggiungere qualit&agrave; dialettiche nel rispetto dei principi fondanti della Repubblica. A contendere la carica di governatore del Piemento c’&egrave; Mercedes Bresso, esponente ultra-laica del Pd, sostenuta dai cattolici dell’Udc: un’alleanza che dilata la base di sostegno alla presidente uscente.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Valori</span>. Roberto Cota sta seguendo una strategia comunicativa di attacco: nei suoi interventi sottolinea le divergenze tra la sua avversaria e il partito di Casini in materia di etica e valori. Di conseguenza, il candidato della Lega si pone all’elettorato, soprattutto quello moderato, come unico interprete dello spirito cattolico. Bresso, invece, nel suo approccio di comunicazione, elogia la capacit&agrave; di dialogo nella sua coalizione, capace di aggregare nel programma forze eterogenee, trovando una sintesi sui punti fondamentali per amministrare l’Ente.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Governo</span>. Il presidente dei deputati leghisti cerca di valorizzare i successi del governo Berlusconi (e del Carroccio), mentre l’esponente del Partito democratico traccia un bilancio della sua azione in Piemonte. Entrambi i candidati, dunque, esaltano dinanzi agli elettori la capacit&agrave; di “buongoverno”: l’intento &egrave; di veicolare un’immagine di competenza per intercettare i voti in maniera “attiva”, ovvero basati sull’appoggio al programma e non sul “no all’avversario”.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1453]]></link>
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	<dc:date>2010-02-26T16:28:08+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Contro Fini e Bossi, Berlusconi tenta un nuovo predellino]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img style="WIDTH: 213px; HEIGHT: 130px" height="111" alt="" src="/public/bossi_fini_berlusconi.jpg" width="195" align="left" />La retorica Berlusconiana ha raggiunto l'essenziale quando ieri, con i "promotori della libert&agrave;", il Premier ha chiamato a raduno "l'esercito del Bene contro quello del Male". </p>
<p><strong>Tesserati.</strong> Ai nuovi tesserati del "movimento", Berlusconi chiede di "smascherare le bugie della sinistra e quelle che sono diffuse dai suoi giornali", di rimarcare le differenze dalla sinistra "il cui desiderio &egrave; quello di uno stato di polizia, oppressore sul piano burocratico e giudiziario", ma anche di "sostenere le nostre campagne elettorali, di organizzare i gazebo, promuovere il tesseramento del partito e promuovere le nostre iniziative". Sembra una virata verso l'instaurazione di un partito pi&ugrave; pesante, radicato e strutturato. Di fatto, per&ograve;, sembra pi&ugrave; un nuovo predellino. La possibile cura, auspicata ma non palesata, ai tanti mali del Pdl. Due in particolari: Gianfranco Fini e Umberto Bossi.</p>
<p><strong>Fini.</strong> Pi&ugrave; che un movimento - come ama definirlo Berlusconi, bene attento a non utilizzare la parola 'partito'- l'idea dei 'Promotori della Libert&agrave;' sembra una grande corrente dove Fini e i finiani sono messi all'angolo. Gli screzzi con il Presidente della Camera hanno dissolto da tempo l'idillio post-elezioni e Berlusconi si sente sempre pi&ugrave; accerchiato e sotto attacco. Specialmente ora che le nuove inchieste stanno facendo tremare il palazzo e il destino della sua stessa leadership.</p>
<p><strong>Lega.</strong> Poi c'&egrave; Bossi. Colui che non ha cercato lo scontro a tutti i costi, come Fini sul piano istituzionale, ma che nell'ombra ha pianificato, pur con difficili e faticose intese, la partita pi&ugrave; importante per la Lega Nord: le regionali del prossimo marzo. L&agrave; il carroccio potr&agrave; assestare un colpo al Pdl ben peggiore di quello che Berlusconi teme da Fini. I recenti sondaggi parlano chiaro. In Veneto La Lega Nord potrebbe raggiungere quota 39% e lasciare solo briciole al Pdl. Una situazione esemplificativa che fotografa la rapida espansione del partito di Bossi nel Nord e la battuta in ritirata di quel Pdl travolto dagli scandali e che ora potrebbe pagarne le conseguenze.<br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1452]]></link>
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	<dc:date>2010-02-25T08:54:12+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Video shock: i giudici condannano Google]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img style="WIDTH: 150px; HEIGHT: 86px" height="125" alt="" src="http://www.dynamick.it/wp-content/uploads/Image/google-sfondo.jpg" width="207" align="left" />Il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino. Si tratta del primo procedimento penale in assoluto che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web.</p>
<p><strong>Social.</strong> Il video con le vessazioni al disabile venne girato da quattro studenti nel maggio 2006 e poi caricato su Google Video l'8 settembre, dove rimase, cliccatissimo nella sezione 'video pi&ugrave; divertenti', fino al 7 novembre, prima di essere rimosso. Un caso molto simile alla recente polemica scoppiata intorno alla pagina di Facebook che invitava gli iscritti al "tiro al bersaglio sui bambini Down".</p>
<p><strong>Precedente.</strong> Dei quattro imputati solo tre sono stati condannati a sei mesi di reclusione per il capo di imputazione di violazione della privacy. Mentre il terzo, cui veniva contestata la sola diffamazione, &egrave; stato assolto. Ci&ograve; nonostante, la sentenza segna uno spartiacque importante nella vita della rete: primo perch&eacute; colpisce una grande societ&agrave; gestore di contenuti come Google, che ora &egrave; in procinto di lanciarsi in un nuovo progetto di social network; secondo perch&eacute; impone una riflessione urgente sulla possibilit&agrave; di dotare il web di una legislazione ad hoc capace di equilibrare la libert&agrave; di stampa e d'opinione e il diritto alla tutela della propria privacy e della dignit&agrave; umana.<br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1451]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1451</guid>
	<dc:date>2010-02-24T10:58:50+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Bonino, uno sciopero per la legalità e per… calamitare attenzione]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/Emma Bonino.jpg" style="width: 82px; height: 112px;" alt="" />Sciopero della fame e della sete: Emma Bonino rilancia una forma di protesta “tipicamente radicale” con l’intento di sensibilizzare l'opinione pubblica e garantire piena legalit&agrave; alla  raccolta delle firme per le liste da presentare alle Regionali. La candidata del centrosinistra nel Lazio ha ufficializzato ieri l’iniziativa, dopo che nei giorni precedenti aveva diffuso un comunicato denunciando “violazioni” del meccanismo democratico e preannunciando manifestazioni di dissenso. La sua scelta nel periodo di campagna elettorale, tuttavia, rappresenta anche un ulteriore strumento di comunicazione: mentre la sua avversaria, Renata Polverini, acquisisce una crescente visibilit&agrave; mediatica, la leader dei Radicali cerca di interrompere il processo, calamitando l’interesse dei mezzi di informazione sulla sua protesta.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Sorpresa</span>. Emma Bonino ha confermato l’obiettivo di porsi fuori dagli schemi: anche a un mese circa dal voto di fine marzo, la vicepresidente del Senato non si &egrave; allineata a un comportamento politically correct. Lo sciopero della fame e della sete, difatti, &egrave; un elemento pressoch&eacute; inedito per una candidata alla presidenza di una Regione, che peraltro si gioca la partita sul filo dei voti. In tal senso, la leader radicale ha assunto una decisione con mentalit&agrave; da “outsider” per spezzare il percorso della campagna elettorale. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Legalit&agrave;</span>. Bonino, infine, ha puntato su una parola-chiave: legalit&agrave;. La sua battaglia mira a difendere il perfetto funzionamento della democrazia e indirettamente valorizza un tema divenuto centrale nelle ultime settimane con i continui scandali di corruzione. Quindi, la protesta in nome delle regole assume anche un connotato diverso, provando a intercettare i voti “legalitari”, pur nella consapevolezza che lo sciopero della fame in questo momento rappresenta un rischio di immagine per il consenso degli elettori moderati.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1450]]></link>
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	<dc:date>2010-02-23T16:05:58+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[''Liste pulite'' contro l'incubo del passato]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/Berlusconi_2.jpg" style="width: 70px; height: 103px;" alt="" />Allontanare lo spettro di Tangentopoli. E' questo il primo messaggio vero di Silvio Berlusconi in questo principio di campagna elettorale.&nbsp; &quot;Faremo liste pulite&quot; promette il Premier, &quot;non &egrave; Tangentopoli&quot;. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Immagine</span>. Le tangenti milanesi, la bufera su Bertolaso e, ora, le intercettazioni sul fedelissimo coordinatore del Pdl Denis Verdini. Il presidente del Consiglio ha gi&agrave; detto che queste elezioni regionali hanno valenza &quot;nazionale&quot; e non &egrave; disposto a fare passi falsi, anche ora quando il suo partito &egrave; turbato da un ''terremoto'' che a molti ha fatto ricordare il tintinnio di manette che incastr&ograve; la prima Repubblica. Un terremoto che potrebbe avere ripercussioni imprevedibili sull'esito del voto del prossimo 28 - 29 marzo.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Incandidabilit&agrave;</span>. Il problema delle liste pulite &egrave; un tema caro ai fan di Di Pietro, come a quelli di Beppe Grillo. Nelle scorse elezioni politiche, la questione aveva toccato anche i partiti maggiori,&nbsp;&nbsp; ma a parte qualche flebile segnale dal Pd, in alcuni casi le liste furono comunque segnate da candidati dalle biografie non del tutto limpide. Ora un ddl anti-corruzione, ancora da definire, si impegna a inasprire le pene per chi cede facilmente al fascino della tangente ma sembra non voler affrontare il tema dell'incandidablit&agrave;. E' lo stesso ministro Alfano a dirlo: &quot;Tocca ai partiti compiere un&nbsp; ''severo vaglio''&nbsp; dei candidati, evitando di mettere in lista coloro che hanno ''curricula non brillanti''.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1449]]></link>
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	<dc:date>2010-02-22T13:40:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Le opere di Bertolaso]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" alt="" src="http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/binary_files/gallery/300px_San_Bertolaso_20591.jpg" style="width: 141px; height: 140px;" />Molteplici gli interventi della Protezione Civile e del suo capo, Guido Bertolaso, nei mesi trascorsi. Altissimo, il valore di riconoscenza allo Stato da parte del suo servitore. Immisurabile, il sacrificio dedicato alla bandiera ed alla patria. Nobile, l&rsquo;impegno e la professionalit&agrave; che hanno contraddistinto ogni singolo intervento. Ricordiamoli. <br /><br />Nel viterbese ancora lo ricordano come un messia. Ogni mattina la cittadinanza si sveglia all&rsquo;alba per venerarlo. Il motivo: una terribile notte di gennaio, Adalgisio Borini, contadino in pensione, perse tutti i suoi beni. Le dodici galline e i tre galli vennero selvaggiamente attaccati dalla natura perfida e istintiva di una volpe spregiudicata. La strage era compiuta. Nel pollaio non rimase che qualche chicco di grano e dell&rsquo;acqua insanguinata dove la volpe aveva sciacquato la bocca. La famiglia Borini chiese immediatamente lo stato di calamit&agrave; naturale per l&rsquo;ingente danno. Dopo sole tre ore intervenne lui, Guido Bertolaso. Polo ben stirata, sguardo provato ed occhi stanchi. Tra le braccia una scatola contenente ventiquattro pulcini comprati da un ambulante. Duemila euri il costo dei probabili galli, mille le certe galline.<br /><br />Pochi giorni dopo ad Ancona si &egrave; assistito ad una vera e propria scena di cancellazione della memoria. Una mamma, Giada Antori, una figlia, Clementina Tribozzi, le protagoniste del tragico evento. La signora Giada decide che sia arrivato il momento di depositare in soffitta le bambole con cui Giada, oramai maggiorenne ed in onore di patente, non gioca pi&ugrave;. Imprevedibile la reazione della ragazza. Per due giorni rifiuta acqua e cibo. L&rsquo;edizione del Tg1 delle 20 apre con questa notizia. Bertolaso che appura la notizia proprio dal telegiornale, non ci pensa due volte. Volo diretto ad ancona dove lo attende il sindaco ed una squadra di pompieri con scale antincendio. Saliti in soffitta gli uomini da lui guidati, riprendono quei scatoloni che la signora Giada aveva l&igrave; depositato e li riconsegnano alla tenera Clementina che oggi se la fa con uno di quei vigili del fuoco.<br /><br />Solo una settimana fa a Nuoro, un gatto &egrave; rimasto vittima della strada. Sulla statale che porta a Sassari il felino, probabilmente spinto dalla volont&agrave; di attraversare il manto stradale, &egrave; rimasto vittima di qualche incosciente che lo ha investito tra la coda ed i baffi. Praticamente in pieno. Fuffi, era questo il nome del gatto, &egrave; rimasto l&igrave; per qualche giorno. Solo la troppa puzza e l&rsquo;innumerevole&nbsp; numero di mosche hanno fatto s&igrave; che l&rsquo;intervento della municipale fosse dovuto. Gli uomini in divisa, recatisi sul luogo della strage non sapevano dove metter mani. Informato Bertolaso, che stava contemporaneamente cacciando un cane morto al ciglio di una strada nei pressi di Ostia, ha spiegato loro in una videoconferenza il da farsi. Cane e gatto sono stati allontanati con un tridente e buttati nelle scarpate.&nbsp;&nbsp; <br /><br /><br /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">*immagine tratta da </span><a href="www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it" style="font-weight: bold; font-style: italic;">www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it</a>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1448]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1448</guid>
	<dc:date>2010-02-20T13:17:16+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Berlusconi sorprende e lancia la sua campagna di moralizzazione]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/Berlusconi.jpg" style="width: 86px; height: 99px;" alt="" />Una nuova immagine per il Pdl contro la corruzione: Silvio Berlusconi ha lanciato il nuovo corso per il suo partito durante una campagna elettorale che, sul piano nazionale, si sta incentrando sul tema della “questione morale”. Le indagini su vari scandali di corruzione, infatti, appaiono il preludio per una “Tangentopoli 2”, in particolare dopo la scoperta del consigliere comunale di Milano Pennisi, scoperto mentre intascava una tangente. Inoltre, come per gli anni dell’inchiesta Mani Pulite, il problema  coinvolge in modo trasversale le aree politiche.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Cosa pubblica</span>. Il malaffare emerso dagli appalti per il G8 alla Maddalena ha riportato al centro del dibattito politico un elemento trascurato per anni: la gestione corretta della cosa pubblica, in merito all’attribuzione dei lavori sui grandi eventi. Berlusconi, nonostante i suoi problemi giudiziari, ha voluto indicare il percorso per una maggiore moralit&agrave; nel rapporto tra politica ed economia: un atteggiamento che genera l’ironia dei suoi avversari, ma che punta a rafforzare il legame con il bacino elettorale di riferimento. Il presidente del Consiglio, in tal contesto, esorcizza gli attacchi dell’opposizione e dei suoi detrattori (che sottolineano i numerosi procedimenti giudiziari in cui &egrave; coinvolto il Cavaliere), nella consapevolezza che sul tema della legalit&agrave; non pu&ograve; conquistare il consenso degli elettori di centrosinistra, mentre &egrave; possibile innervare la fiducia dei suoi sostenitori, elidendo il ritratto di un Pdl dedito al malaffare. Una strategia necessaria dopo la vicenda-Pennisi.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1447]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1447</guid>
	<dc:date>2010-02-19T12:17:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Regionali 2010: la popolarità dei candidati si misura su Facebook]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img alt="" align="left" src="/public/facebook.jpg" />Su internet &egrave; pi&ugrave; popolare Emma Bonino o Renata Polverini? Nichi Vendola o Rocco Palese? Filippo Penati o Roberto Formigoni? A rispondere &egrave; un esperimento realizzato dell'azienda torinese Seolab specializzata in Search Engine e Social Media Marketing. All’indirizzo <a href="http://www.regionalisufacebook.it">www.regionalisufacebook.it</a> &egrave; infatti possibile conoscere in tempo reale la popolarit&agrave; dei candidati regionali sul web.<br /><br /><strong>Curiosit&agrave;.</strong> Caratteristica fondamentale di internet &egrave; la sua ‘liquidit&agrave;’. I contenuti e  le tendenze sono continuamente in movimento, sempre mutevoli e mai statitici. Per questo un algoritmo che misura la popolarit&agrave; di un personaggio pubblico in base al numero di citazioni su Facebook &egrave; necessariamente  influenzato dalle notizie che man mano trattano delle vicende dei candidati. Tuttavia &egrave; lecito curiosare, senza affrettare giudizi.  Per esempio oggi, 18 febbraio 2010, a pi&ugrave; di un mese dalle elezioni, Formigoni batte il suo rivale Penati, mentre la Bonino supera la sua avversaria con oltre il 20% di scarto. Strapotere, invece, per Nichi Vendola. Il candidato del centrosinistra in Puglia ‘schiaccia’ il suo rivale con un esagerato 94% delle ricorrenze nel famoso social network. Come a dire: per il popolo di Facebook, Palese non fa notizia.<br /><br /><strong>Dati</strong>. Il sito regionalisufacebook.it non ha solo una finalit&agrave; ludica. L'esperimento permetter&agrave; anche di confrontare, al termine della campagna, i dati di popolarit&agrave; misurati in rete con gli esiti dei tradizionali sondaggi, e quindi con i risultati elettorali definitivi. Un dato aggiuntivo che servir&agrave; a capire in modo pi&ugrave; esaustivo l’effettiva influenza del web nelle competizioni elettorali contemporanee.<br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1446]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1446</guid>
	<dc:date>2010-02-18T12:49:08+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Emma e Renata: due candidate fuori dai partiti]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/bonino-polverini.jpg" style="width: 129px; height: 129px;" alt="" />Renata Polverini contro Emma Bonino. La sfida per chi si aggiudicher&agrave; la Regione Lazio passa anche attraverso la rete. Internet. Abbiamo confrontato i siti delle due candidate, gli aspetti comunicativi, gli slogan, le scelte verbali e multimediali adottate per fronteggiare una campagna elettorale all’insegna della “responsabilit&agrave;” con una parola chiave da rispettare: “cambiamento”.    <br /><br />È l’interazione col “cittadino-elettore”, a farla da protagonista.<br /><br /><a style="font-weight: bold;" href="www.renatapolverini.it">www.renatapolverini.it</a> Lontano dal partito che la candidata, il Popolo delle Libert&agrave;. Il sito della candidata del centrodestra, e sostenuta anche dall’Udc non ricorda affatto i colori di quelle forze politiche. L’azzurro, colore  da sempre predominante negli slogan  ma anche nei simboli di Forza Italia ed Alleanza Nazionale prima e nel Pdl poi,  &egrave; stato messo da parte per lasciare spazio al rosso. Sfondo non proprio appartenente alla maggioranza dell’attuale Governo. L’home page di Renata Polverini &egrave; una macchia di rosso che si presta a contenere una sorta di “testamento” su cui la candidata esprime, in confidenza con il cittadino, la sua voglia di “cambiamento”. “Scrivere una nuova storia”. Il messaggio dell’ex segretario dell’Ugl &egrave; rivolto in prima persona al cittadino/elettore. «Come te, non sopporto una politica che guarda solo al passato. Che ha volti, linguaggi, colori invecchiati. Come te, non sopporto pi&ugrave; una politica che parla solo di problemi irrisolti. Voglio costruire, con te, una nuova storia per la nostra regione». La Polverini punta sul fattore novit&agrave;. Vuole mostrarsi dalla parte dei cittadini, pronta a rappresentarli, mettendo da parte la vecchia politica. <br /><br /><a href="www.emmabonino.it*/"><span style="font-weight: bold;">www.emmabonino.it</span> </a>Il sito dell’esponente Radicale non brilla certo per essenzialit&agrave;, aspetto riscontrabile nello spazio della Polverini. La candidata del centrosinistra d&agrave; ampio spazio alla sua agenda. Vengono messi in risalto gli incontri che la vicepresidente del Senato avr&agrave; con la societ&agrave; civile, giorno per giorno. Nessuno slogan contraddistingue il suo portale. A parlare per Emma sono le battaglie fatte in questa lunga vita politica. Sulla sinistra, diversi link, elencano le campagne portate avanti dalla Bonino. Altri link riportano ad altri siti. Quello dei Radicali ad esempio. Stupisce l’assenza di un banner cos&igrave; importante quanto significavo per sancire un’alleanza non proprio facile, come &egrave; stata definita dai pi&ugrave; “maligni”. Quello del sito del Partito democratico. Non una traccia infatti del Pd. N&eacute; una nota. La cosa interessante a questo punto &egrave; tornare sul sito della Polverini e scoprire che neanche l&igrave; vi &egrave; traccia di Pdl, Udc o Destra di Storace che sia. Loro due prima di tutto, i partiti possono aspettare.     ]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1445]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1445</guid>
	<dc:date>2010-02-17T10:29:43+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Le Regionali che fanno tremare il Pdl…]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/sferaopinioni.jpg" style="width: 83px; height: 94px;" alt="" />I sondaggi mettono paura al Pdl: le prossime Regionali rischiano di trasformarsi in una pesante, quanto inattesa, disfatta del partito pi&ugrave; forte in Parlamento. I numeri forniscono uno scenario preoccupante per i vertici del Popolo delle Libert&agrave;: la vittoria per nove a quattro del centrosinistra non sembra pi&ugrave; un’ipotesi fantascientifica come invece appariva qualche mese addietro.  <br />La competizione si giocher&agrave; tutta nelle tre Regioni incerte: Piemonte, Liguria e Lazio. Nel caso in cui Bresso, Burlando e Bonino dovessero spuntarla su Cota, Biasotti e Polverini, il centrodestra subirebbe un’amara sconfitta con pi&ugrave; che probabili contraccolpi sull’azione di governo. Lo scarso attivismo di Silvio Berlusconi in campagna elettorale, peraltro, conferma le cattive sensazioni che circolano nel Pdl: il presidente del Consiglio sta attentamente evitando di “nazionalizzare” il voto, adottando la tecnica opposta rispetto alle Amministrative accorpate con le elezioni Europee nel 2009. Insomma, il leader del centrodestra non vuole incappare nella saetta della delusione, risultando sconfitto a causa di una competizione <span style="font-style: italic;">atipica</span>, in quanto mette in gara interessi sostanzialmente locali ma di ampio respiro, visto il crescente potere destinato alle Regioni. <br />Un altro elemento di riflessione nel Popolo delle Libert&agrave; &egrave; lo “svuotamento” progressivo del peso degli ex componenti di Forza Italia: tra i “possibili” vincitori, fedelissimi al Cavaliere, figura solo Biasotti in Liguria (che parte “appaiato” con Burlando) e Caldoro in Campania (dato nettamente per vincente). Per il resto, Cota &egrave; un esponente di spicco della Lega, mentre Polverini e Scopelliti (Calabria) rientrano nell’area ex An, e quindi sono molto legati a Fini. A tale ragionamento, inoltre, va aggiunta l’abdicazione in Veneto del berlusconiano Galan per lasciare spazio al candidato del Carroccio Zaia. Insomma, pure in caso di affermazione del Pdl (con il sette a sei in suo favore), per il partito di centrodestra si aprirebbe una fase nuova e per gran parte indecifrabile. <br />Il contesto, infine, si completa con la situazione nel Partito democratico: sino a qualche settimana fa, opinionisti (ma sottovoce anche alcuni dirigenti) preconizzavano un tracollo del centrosinistra alle Regionali, a causa dei problemi connessi alla selezione delle candidature, con il conseguente scioglimento del progetto democratico. I sondaggi, invece, stanno riportando un’aria di (parziale) ottimismo nel Pd che peraltro prova a capitalizzare l’effetto-entusiasmo per provare a chiudere la contesa di marzo con un miracoloso nove a quattro.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1443]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1443</guid>
	<dc:date>2010-02-16T10:47:08+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il Pd al Festival di Sanremo con YouDem: la svolta pop di Bersani]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/youdem logo.jpg" style="width: 122px; height: 34px;" alt="" />Un Dopofestival targato Partito democratico. La svolta sanremese del Pd segnala un’accelerazione della strategia comunicativa “popolare” avviata da Pier Luigi Bersani sin dall’insediamento a capo della segreteria. YouDem, infatti, coprir&agrave; il vuoto lasciato dalla Rai, la quale, per contenere i costi, ha eliminato il tradizionale talk show, che si svolgeva alla fine della serata del Festival di Sanremo ottenendo l’effetto di amplificare il dibattito sulla manifestazione canora, trasformandosi di conseguenza nel punto di riferimento per i telespettatori alla ricerca della polemica. Il partito di centrosinistra, con il proprio canale televisivo, ha deciso di coprire l’evento, garantendo un “servizio” al pubblico oltre a offrire la possibilit&agrave; ad alcune band emergenti di esibirsi in diretta tv. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Promozione</span>. YouDem, rete fortemente voluta da Walter Veltroni, sinora non &egrave; mai riuscita a promuovere con efficacia la propria immagine ai cittadini: la sua attivit&agrave; &egrave; nota in larga parte solo agli addetti ai lavori o ai militanti del Pd. La presenza a uno degli appuntamenti pi&ugrave; popolari della produzione televisiva italiana, come il Festival, diventa un veicolo fondamentale per pubblicizzare il canale, che comunque &egrave; presente sia sul web che sul satellite; inoltre l’approfondimento sanremese permetter&agrave; a YouDem l’affrancamento dalla mera discussione politica.   <br /><br /><span style="font-weight: bold;">No snobismi</span>. Bersani, in un’intervista al settimanale ‘A’ (anch’esso medium caratterizzato per il bacino di utenza popolare), ha chiaramente detto di voler combattere gli “snobismi” presenti nel centrosinistra, manifestando vicinanza ai cittadini. Il segretario dei democratici, dunque, sembra orientato a rafforzare lo stile di “persona comune” che lavora con pazienza a un progetto politico scevro dagli intellettualismi talvolta troppo distanti dalle problematiche quotidiane.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1442]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1442</guid>
	<dc:date>2010-02-15T11:23:06+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La Binetti lascia il Pd: no alla Bonino, sì all'Udc]]></title>
	<description><![CDATA[<img height="113" alt="" src="http://altresciocchezze.files.wordpress.com/2009/10/binetti01g.jpg" width="155" align="left" />Dopo mesi di annunci, smentite e provocazioni, Paola Binetti abbandona il Partito Democratico. A sorpresa, per&ograve;, la sua nuova casa non sar&agrave; la neonata Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli, ma l'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini<br /><br /><strong>Cattolici</strong>. Dopo aver creato non pochi problemi alla formazione del centrosinistra, guidata prima da Walter Veltroni e ora da Pier Luigi Bersani, l'ex senatrice che vot&ograve; contro il governo Prodi ha deciso di abbandonare il partito a cui aveva contribuito sin dalla nascita, ma al quale ha rinunciato dopo nemmeno 2 anni. "Mi sono sentita un bersaglio, - racconta al Corriere della Sera - mi &egrave; stato negato il diritto alla parola e alla rappresentanza dei valori cattolici". <br /><br /><strong>Udc</strong>. Mercoled&igrave; ci sar&agrave; l'annuncio ufficiale insieme al presidente Rocco Buttiglione. Intanto, per&ograve;, la Binetti non risparmia frecciate avvelenate agli ex colleghi del PD. "Il voto alla Bonino non lo posso dare - afferma a Radio Radicale - perch&eacute; ad oggi i temi principali vedono i radicali su posizioni opposte rispetto ai cattolici". E di fatto &egrave; stata sempre questa differenza a rendere turbolenti i rapporti con il resto dei democratici nei due anni passati insieme. Differenze che spesso hanno aperto contrasti anche con la componente cattoliche dello stesso PD. Ora, con l'approdo nel progetto centrista di Casini, la Binetti spera di "rifare la Dc di De Gasperi, un partito-pensatoio del 15-20% che riesca finalmente a rappresentare le istanze e i valori in cui credo", ma intanto il suo voto per le regionali, che la numeraria dell'Opus Dei non ha voluto svelare, dovr&agrave; per forza dirigersi verso la candidata del Pdl (Renata Polverini, la sindacalista candidata per il centrodestra sostenuta anche dall'Udc) che qualche settimana fa aveva sollevato un vespaio per <a href="http://www.ilgiornale.it/roma/polverini_apre_coppie_fatto_bufera_pdl/cronaca_roma-politica-pdl-scontro-alemanno-coppie_fatto-polverini/02-02-2010/articolo-id=418622-page=0-comments=1" target="_blank">la sua apertura alle coppie di fatto</a>. Tema eternamente osteggiato dalla nuova arrivata in casa Udc.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1441]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1441</guid>
	<dc:date>2010-02-14T14:15:42+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Come vengono assegnati i premi in casa Pdl]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/Popolo_della_Libidine_sm.JPG" style="width: 102px; height: 87px;" alt="" />Cos&igrave; i premi di maggioranza in caso di vittoria ma anche di sconfitta.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Strasburgo</span>. Tre suite e due prostitute svedesi, se il neoparlamentare proviene dal Sud. Cinque camere gran lusso e sette escort danesi se l’eletto &egrave; un esponente del Pdl che ha ricoperto in passato grosse cariche di governo. Una mignotta che non chieda pi&ugrave; di quindici euri se il candidato non &egrave; stato appoggiato nemmeno dai familiari ed i suoi voti si sono fermati a quelli del panettiere sotto casa.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Senato</span>. Un appartamento ai Parioli con vista su Villa Borghese e dieci escort pugliesi, appartenute alla scuderia di Tarantini e passate al clan di Lele Mora. Tanto per fare il salto di qualit&agrave;. Per gli esponenti passati dall’opposizione alla maggioranza la ricompensa &egrave; pi&ugrave; lauta: due case all’Olgiata e una super figa russa che lo aspetta nel campo da golf alla buca tredici con le gambe aperte e la bandierina piantata in testa. Un monolocale da dividere con due famiglie del Bangladesh a Tor Pignattara, con la possibilit&agrave; di poter approfittare delle mogli quando i mariti vanno a vendere ombrelli alle fermate della metro, per i senatori che sbagliano a votare le leggi “ad personam”.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Parlamento</span>. Una villa nel parco della Caffarella con l’opzione di poter abusare della donna delle pulizie ogni volta che si vuole. Lei, la donna proveniente da Caracas &egrave; polivalente, in quanto trans appunto. Il premio viene assegnato a tutti coloro abbiano cantato almeno una volta nella vita “menomale che Silvio c’&egrave;”. Sempre nello stesso parco &egrave; possibile colpire con le palline da tennis esponenti del centrosinistra che continuano a considerare Berlusconi un imbroglione.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1440]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1440</guid>
	<dc:date>2010-02-13T15:00:14+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Sondaggi Regionali: nel Lazio Bonino un “soffio” davanti a Polverini, in Liguria Biasotti precede Burlando. Campania e Calabria al Pdl]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" src="/public/Numeri.jpg" style="width: 106px; height: 103px;" alt="" />Lazio, Liguria, Piemonte: sono tre le Regioni-chiave per decretare il vincitore del voto di marzo sul piano nazionale. I sondaggi delle ultime settimane ribadiscono la tendenza elettorale fra i due schieramenti in alcune zone: il centrodestra va verso la facile riconferma in Veneto e Lombardia, dove Luca Zaia e Roberto Formigoni hanno in dote un vantaggio pressoch&eacute; incolmabile; medesimo discorso per il centrosinistra che in Emilia Romagna e Toscana che vedr&agrave; insediarsi Errani e Rossi alla presidenza dell’Ente senza eccessivi pensieri. Tuttavia, al di l&agrave; delle aree dove le dinamiche di consenso sono consolidate, nelle altre Regioni la campagna elettorale pu&ograve; rivelarsi decisiva. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Lazio</span>. La competizione nel Lazio, secondo i rilevamenti, vede Emma Bonino e Renata Polverini praticamente appaiate: il consenso delle due candidate si attesta sul 47%, ribadendo la necessit&agrave; di convincere gli incerti per aggiudicarsi la vittoria. Le cifre sugli ultimi trend sottolineano l’assoluto equilibrio: in alcuni casi viene accreditata la crescita della leader Radicale, in altri emerge il miglioramento della segretaria Ugl. Usando il “bilancino”, per&ograve;, sembra che Bonino abbia un “soffio” davanti a Polverini da difendere sino a marzo.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Liguria</span>. Il governatore uscente del centrosinistra, Claudio Burlando, parte da una situazione di svantaggio minimo con lo sfidante Sandro Biasotti: come per il Lazio, i due pretendenti alla presidenza della Liguria devono persuadere gli elettori indecisi con una campagna di comunicazione vincente. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Piemonte</span>. Mercedes Bresso, attuale presidente della Regione Piemonte, gode di maggiore possibilit&agrave; di successo (sempre secondo i sondaggi) sull’avversario, il leghista Roberto Cota. La “forchetta”, per&ograve;, oscilla tra lo 0,5 e l’1%, che si concretizza grazie all’appoggio dell’Udc alla candidata del centrosinistra. Insomma, &egrave; il terzo caso di “partenza in pareggio” per le elezioni di marzo.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Puglia</span>. Nichi Vendola in Puglia sembra poter sfruttare le divisioni nel centrodestra: il divario tra l’attuale governatore e il principale sfidante Rocco Palese &egrave; superiore al 5% (con punte dell’8%), con Adriana Poli Bortone (Udc) sul 10%. Il leader di Sinistra e libert&agrave;, inoltre, &egrave; sostenuto dalla “spinta” di immagine fornita dalla straripante affermazione alle Primarie.  <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Tendenza centrosinistra</span>. Nella Marche (Spacca), in Umbria (Marini) e in Basilicata (De Filippo), il centrosinistra dovrebbe aggiudicarsi la vittoria, sebbene non siano escluse sorprese: il vantaggio segnalato dai rilevamenti, difatti, non mette la coalizione favorita a riparo da “recuperi” degli avversari nel caso di una campagna elettorale efficace. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Tendenza centrodestra</span>. In Campania con Caldoro e in Calabria con Scopelliti, il Pdl appare certo di poter strappare le Regioni al centrosinistra, indebolito dalle gestioni di Loiero e Bassolino, che hanno generato forte malcontento tra gli elettori dei democratici, e avvantaggiato dalle lacerazioni del Pd con gli alleati.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1439]]></link>
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	<dc:date>2010-02-12T14:07:57+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Rai, la Vigilanza ha deciso: “Stop alla politica in Tv”]]></title>
	<description><![CDATA[<img height="108" src="/public/Televisioni.jpg" width="172" align="left" alt="" />Si avvicinano le elezioni Regionali e la politica va in “cantina”, ma solo in tv. Stop alle trasmissioni televisive caratterizzati da dibattiti politici: “Porta a Porta”, “Ballar&ograve;”, “Annozero”, “In mezz’ora”, tanto per fare qualche nome. Non si potr&agrave; affrontare il tema per l’intero mese che precede l’appuntamento con le urne. A deciderlo &egrave; stata la Commissione di Vigilanza Rai, convocata per decidere le regole da seguire per i programmi televisivi nel periodo della campagna elettorale. Certo non si pu&ograve; dire che una decisione non sia stata presa, altroch&eacute;. La normativa ha avuto il sostegno dei membri della maggioranza con l’avallo di un esponente dei Radicali. Il gruppo del Partito democratico, contrario a tale proposta, ha abbandonato i lavori in segno di disapprovazione. Poco male. L’ordinanza va avanti anche senza il sostegno, quasi impossibile, degli esponenti democratici. I quali non ci stanno e alzano la voce, lo fanno attraverso il loro capogruppo in Vigilanza, Fabrizio Morri: «Quello che &egrave; accaduto &egrave; molto grave. Il centrodestra, complice Beltrandi (esponente Radicale, ndr), ha votato la soppressione delle trasmissioni di approfondimento giornalistico nell’ultimo mese di campagna elettorale: dunque – continua Morri – “Ballar&ograve;” – “Annozero” – “Porta a Porta” salteranno, cosa mai accaduta prima e che la legge non chiede, e per estensione due terzi del palinsesto di Raitre rischiano la cancellazione». Intanto il sindacato dei giornalisti Rai non ci sta e promette blocchi. «Domani stesso – ha dichiarato Carlo Verna – apriremo le procedure per lo sciopero dopo la decisione della vigilanza di mettere il bavaglio all’informazione Rai durante la campagna elettorale. Si stanno minando le ragioni stesse del servizio pubblico. Un’assurdit&agrave;».]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1438]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1438</guid>
	<dc:date>2010-02-11T08:08:54+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Regionali, la campagna manifesti del Pd vuole “un’altra Italia”]]></title>
	<description><![CDATA[<a href="http://www.sferapubblica.it/public/pd_pocheparole_lavoro2992_img.jpg" target="_blank"><img style="WIDTH: 261px; HEIGHT: 130px" height="130" src="/public/pd_pocheparole_lavoro2992_img.jpg" width="261" align="left" alt="" /></a>Lavoro, impresa e scuola. Il Pd punta su tre temi chiave nella campagna di comunicazione per le Regionali: l&rsquo;obiettivo principale &egrave; la costruzione di un&rsquo;immagine pragmatica e quindi attenta alle problematiche reali delle persone. Tale scelta strategica implica anche la volont&agrave; di cancellare la fumosit&agrave; del dibattito interno al partito, soprattutto in materia di alleanze e di organigramma dirigenziale. <br /><br /><span style="FONT-WEIGHT: bold">Struttura manifesti</span>. I manifesti seguono una logica ben precisa: il volto di una persona, che &ldquo;come un fumetto&rdquo; spiega le posizioni del Pd con proposte sintetiche ma molto esplicative. &ldquo;Il lavoro al primo posto. Assegno di disoccupazione ai precari&rdquo; afferma una giovane, individuata come esempio di lavoratrice a tempo determinato (e a rischio disoccupazione), evitando qualsiasi messaggio su altri livelli connotativi: il Partito democratico, dunque, punta a parlare in maniera chiara all&rsquo;elettorato. A rafforzare il significato, c&rsquo;&egrave; il claim &ldquo;in poche parole, <a href="http://www.sferapubblica.it/public/pd_pocheparole_impresa2993_img.jpg" target="_blank"><img style="WIDTH: 233px; HEIGHT: 119px" height="119" alt="" src="/public/pd_pocheparole_impresa2993_img.jpg" width="233" align="right" /></a>un&rsquo;altra Italia&rdquo; che campeggia sotto il simbolo del Pd per evidenziare la missione del soggetto politico di centrosinistra, ossia il cambiamento rispetto al modello di governo berlusconiano. Tuttavia, nei manifesti non vi &egrave; alcun riferimento esplicito al lavoro dell&rsquo;esecutivo, n&eacute; tantomeno al presidente del Consiglio. Anche l&rsquo;aspetto cromatico &egrave; stato tenuto neutro: lo sfondo delle immagini non evoca nessun altro strato semantico poich&eacute; l&rsquo;intento &egrave; di far concentrare l&rsquo;elettore sul concetto espresso dalla persona nella foto. <br /><br /><span style="FONT-WEIGHT: bold"><a href="http://www.sferapubblica.it/public/pd_pocheparole_scuola2994_img.jpg" target="_blank"><img style="WIDTH: 222px; HEIGHT: 105px" height="105" alt="" src="/public/pd_pocheparole_scuola2994_img.jpg" width="222" align="left" /></a>Presenza del leader</span>. Un elemento importante nella strategia comunicativa per le Regionali &egrave; la presenza di alcuni cartelloni con un primo piano del segretario democratico, Pier Luigi Bersani. In tal caso, la volont&agrave; &egrave; di far conoscere agli elettori le parole d&rsquo;ordine del nuovo leader del Pd, ovvero &ldquo;alternativa&rdquo; e costruzione di &ldquo;un&rsquo;altra Italia&rdquo;, con l'obiettivo di garantire un consolidamento dello slogan scelto per l&rsquo;intera campagna-affissioni.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1437]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1437</guid>
	<dc:date>2010-02-09T08:52:28+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Stefano Iannaccone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Nella nuova campagna dell'Udc ''l'Estremo Centro'' prova a ricucire l'Italia]]></title>
	<description><![CDATA[<img align="left" alt="" style="width: 193px; height: 127px;" src="/public/UDC_regionali_2010_mani_picnik.jpg" />Tre mani che brandiscono un ago e un filo, come una piccola carovana tricolore in cerca di qualcosa da ricucire. Poi una bandiera, il vessillo italiano rattoppato con mille punti per tenere insieme i tre colori della Repubblica. Nella nuova campagna di comunicazione delll'Udc scompare il leader, e torna il bisogno di Unit&agrave; nazionale.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Italia.</span> Niente strappi e niente divisioni. Sono questi gli slogan della prima serie di manifesti ideati dal partito centrista. La chiusura viene poi affidata ad un fiducioso &quot;insieme ricuciamo l'Italia&quot;. Il sentimento nazionale prevale su tutto. Il leader, invece, quasi scompare. Rimane il nome, ben visibile nel simbolo elettorale, ma la figura di Casini, predominante nei manifesti delle scorse europee (come anche nelle politiche del 2008), viene messa da parte in favore dell'emblema simbolo dell'unit&agrave; nazionale.<br /><br /><span style="font-weight: bold;"><img align="left" alt="" style="width: 189px; height: 129px;" src="/public/UDC_regionali_2010_bandiera_picnik.jpg" />Centro.</span> Il richiamo all'Italia, come entit&agrave; super partes, capace di unire ci&ograve; che per antonomasia &egrave; diviso, non &egrave; una novit&agrave; nella comunicazione dell'Unione di Centro. Anche nel 2009, sotto un raggiante Casini, lo slogan patriottico recitava &quot;Tra destra e sinistra, scegli l'Italia. Vota Udc&quot;. Questa volta per&ograve; il &quot;collante&quot; Italia &egrave; utilizzato come protagonista indiscusso della campagna. Scelta naturale, visto l'appuntamento 'locale' delle elezioni regionali, ma significativo dal punto di vista politico. Nei manifesti non ci sono i 'temi' ricorrenti dell'universo cattolico (la famiglia, ad esempio) ma una struttura iconografica che suggerisce il&nbsp; progetto politico dell&quot;Estremo Centro&quot; (come continua a recitare il claim del 2010) quale soggetto unificante nel difficile e riottoso panorama politico nazionale.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1436]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1436</guid>
	<dc:date>2010-02-08T10:21:37+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Di Pietro cambia comunicazione: la piazza non basta più]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img align="left" src="/public/Di Pietro.jpg" alt="" />Si &egrave; conclusa oggi la tre giorni del primo congresso nazionale dell’Italia dei Valori. Di Pietro, senza sorprese, &egrave; stato rieletto presidente. Nemmeno la contesa simbolica con il deputato campano Francesco Barbato ha cambiato l’esito di un congresso che solo qualche settimana fa sembrava imprevedibile, e che si &egrave; invece concluso come da copione. Quello di Di Pietro.</p>
<p><strong>Malumori.</strong> Candidandosi a rappresentare i malumori di una parte della base del partito, Barbato aveva criticato la gestione 'personalistica' del leader e fondatore. Protesta che si &egrave; spenta stamattina quando nel suo intervento, il rappresentante campano dell’Idv ha annunciato il ritiro della sua candidatura rinnovando la fiducia a Di Pietro. Fiducia che era stata riconfermata in settimana anche dall’europarlamentare dell’Idv Luigi De Magistris, visto da molti come possibile successore dell’ex-magistrato di Mani Pulite. </p>
<p><strong>Alleanze.</strong> Se da una parte Di Pietro &egrave; riuscito a convincere i colleghi di partito a sotterrare l’ascia di guerra, dall’altra ha aperto un fronte ancora pi&ugrave; insidioso. L’abbraccio con Pier Luigi Bersani dal palco del congresso ha fatto indispettire Casini: "Ognuno abbraccia chi ritiene pi&ugrave; opportuno abbracciare. – ha commentato aspramente il leader dell’Udc - Se Bersani abbraccia Di Pietro io preferisco abbracciare Enzo Carra che il giustizialismo lo ha vissuto sulla propria pelle". La via delle grandi alleanze, immaginate da Bersani e che vedrebbe unire tutte le forze ora all’opposizione, sembra pi&ugrave; che mai in salita. Nonostante il via libera di Di Pietro ad un restyling del suo partito. “Non basta pi&ugrave; la piazza”, ha detto l’ex-magistrato, “abbiamo fatto resistenza, resistenza, resistenza, che ci voleva a un regime piduista ma ora siamo alla svolta. Siamo pronti al governo”. Per Di Pietro “ &egrave; finito il tempo della sterile protesta e comincia quello della grande responsabilit&agrave; di governo che vogliamo". Una svolta, dunque. Un cambio di rotta che porta dritti ad una nuova comunicazione, meno anti-berlusconiana e pi&ugrave; approntata alla crescita del partito come laboratorio di idee e non solo di invettive. <br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1435]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1435</guid>
	<dc:date>2010-02-07T15:49:23+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giacomo Rossi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La vicenda Terry]]></title>
	<description><![CDATA[<img alt="" align="left" src="http://news.sky.com/sky-news/content/StaticFile/jpg/2010/Jan/Week4/15538569.jpg" width="128" height="123" />La frittata &egrave; fatta. Jonn Terry, leggendario capitano del Chelsea e della Nazionale inglese c&rsquo;ha, o c&rsquo;aveva, l&rsquo;amante. Si tratta di Vanessa Perroncel, moglie di Wayne Bridge, ex calciatore dei Blues e fraterno amico di Jonn. &ldquo;Vatte a fid&agrave; d&rsquo;amici&rdquo;, &egrave; stato il primo commento dell&rsquo;opinione pubblica britannica, appena venuta a conoscenza dello scandalo. La moglie di Terry, Tone Poole,&nbsp; presa dallo sconforto e dalla sofferenza per il terribile gesto del marito si &egrave; rifugiata in una localit&agrave; serena e lontano dalle telecamere. A Dubai. L&igrave; la accoglier&agrave; una ricca comunit&agrave; di donne cornute che l&rsquo;avvier&agrave; al cammino della disintossicazione, mediante lo shopping. Wayne Bridge, informato su quanto accadesse durante le sue assenze nel loro&nbsp; nido d&rsquo;amore, ha detto: &ldquo; Da chiunque mi sarei aspettato una cosa del genere ma non da Terry&rdquo;. Non si era sbagliato, effettivamente. L&rsquo;avvenente Vanessa era l&rsquo;amante di chicchessia. Pare che un giorno l&rsquo;abbiano trovata col custode del campo. Un uomo sulla settantina, malato di colesterolo e con diversi chili da smaltire. Quando si pensava alla mascotte della squadra, qualsiasi pensiero portava a lei. Del Chelsea se ne &egrave; fatti cinque o sei. Perfino il nostro Mutu, prima di addentrarsi in una storia di droga con una nota pornostar romena, &egrave; passato tra le gambe (ops, pardon) tra le braccia della Perroncel. A Wayne Bridge, solo una volta venne colto dal sospetto che qualcosa non andasse per il verso giusto. Quando la compagnia lo chiam&ograve; per il numero di maglia. &ldquo;7 &ndash; gli disse &ndash; &egrave; il tuo turno&rdquo;. Bridge sorvol&ograve; sulla cosa, credendo si riferisse ad una partita di burraco, malgrado lui a burraco non abbia mai giocato. In realt&agrave; non si era sbagliato di molto. Perch&eacute; l&rsquo;avvenente Vanessa si riferiva ad una partita di scopone scientifico, e lei a qual gioco &egrave; veramente forte.&nbsp;&nbsp;]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1434]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sferapubblica.it/dblog/articolo.asp?articolo=1434</guid>
	<dc:date>2010-02-06T14:40:48+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Leopoldo Onorato</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>