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Francia: primo turno delle Presidenziali il 22 aprile, Sarkozy ancora in vantaggio
Di Stefano Iannaccone (del 08/04/2007 @ 18:37:33, in Politica estera, letto 653 volte)
Il 22 aprile i francesi saranno chiamati alle urne per il primo turno delle Presidenziali. La galassia dei candidati è alquanto ampia (12 in totale), si parte dall’estrema sinistra con il candidato “no-global” della Confederazione contadina Bové e si finisce all’estrema destra con il Front National di Le Pen. I favoriti, però, sono in un’area più moderata. L’Ump, partito di centrodestra (del Presidente Chirac), ha puntato su Sarkozy, attualmente in testa ai sondaggi. I socialisti del Ps sperano nella rimonta della Royal; terzo incomodo il candidato centrista dell’Udf Bayrou. I rilevamenti effettuati sugli orientamenti di voto dicono che il ballottaggio dovrebbe contrapporre Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal. Bayrou è infatti distaccato di pochi punti percentuali, che potrebbero essergli “fatali”. Tuttavia, il ruolo del “terzo incomodo” sarà importante nel testa a testa del secondo turno, quando i francesi sceglieranno il loro nuovo Presidente. Insomma, la lunga campagna elettorale d’Oltralpe è entrata nella fase cruciale e ancora una volta lo strumento dei sondaggi risulta fondamentale per organizzare le strategie comunicative. In un certo senso il sondaggio sembra essere il primo vincitore delle Presidenziali visto il credito riscontrato presso i politici.
Nicolas Sarkozy si sta comportando da candidato-favorito, puntando sostanzialmente a non perdere voti dal proprio bacino di riferimento. Temi come sicurezza, legalità, identità nazionale e controllo dell’immigrazione sono citati con la certezza di risultare credibile e fidelizzare ulteriormente gli elettori di centrodestra. Inoltre l’ex ministro dell’Interno, asceso agli onori della cronaca per il pugno duro adoperato durante la rivolta nelle banliues, ha fornito un’immagine solida, meno “spiazzante” e anti-conformista rispetto alle posizioni assunte nel passato, proponendosi perciò come guida sicura di un Paese, comunque in fase di difficoltà. Sarkozy risulta, invece, meno efficace quando parla di stato sociale: in questa direzione riesce ad attirare elettori di centrodestra ma fatica a scaldare i cuori di quelli incerti.
Ségolène Royal ha adottato una serie di messaggi che rompono con il linguaggio tradizionale della politica, mostrandosi come portatrice di “novità” sin dal lessico: semplicità per favorire la comprensibilità. Le sue dichiarazioni richiamano quasi una dimensione onirica con la possibilità di rinnovare radicalmente la Francia: cerca di offrire la speranza di un sogno e muovere le corde emozionali degli elettori. In primo luogo ha abbattuto dei confini identitari dei partiti: l’identificazione con i simboli nazionali (bandiera e inno) non è un valore di destra. Una rottura con la tradizione che strizza l’occhio agli elettori moderati. Gli altri temi forti della candidata socialista sono: riforma dello stato sociale, riduzione della disoccupazione, dialogo con le altre culture. Ségolène mira le sue dichiarazioni soprattutto su quella Francia progressista (in parte femminista) che sogna una nuova grandeur transalpina all’insegna del rinnovamento. Con un’ulteriore promessa: trasformare in fatti le parole della campagna elettorale. La sua è una evidente strategia da “sfidante”, cioè da candidata che deve acquisire nuovi consensi per vincere; tuttavia qualche gaffe clamorosa ne ha in parte minato la credibilità, prestando il fianco alle accuse di “inaffidabilità” per la guida del Paese.
Francois Bayrou è il “rivoluzionario” di centro. Un ossimoro che rafforza una sensazione diffusa nelle democrazie europee: agli elettori piace sempre meno la contrapposizione partitica, mentre pongono grandi attenzioni (e relativi apprezzamenti) alle proposte concrete. Dunque, il candidato dell’Udf si colloca in quest’area di malcontento e di sfiducia nella politica “duellante”. Bayrou, poi, considerato il suo posizionamento può elaborare messaggi in grado di attirare varie fasce di cittadini. Insomma, può sfoderare messaggi di identificazione nazionale e di sicurezza per l’elettorato moderato di destra e allo stesso tempo può indirizzare parole verso la tutela dei lavoratori e la redistribuzione dei redditi, risultando sempre credibile.
Resta, infine, da evidenziare un aspetto: nell’arco di una campagna elettorale dai toni accesi, nessun candidato ha mai esasperato il confronto, lanciando agli avversari solo attacchi su specifici argomenti, ma senza scendere sul piano dello scontro totale.
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