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Le Regioni come inattesa spina del governo
Di Stefano Iannaccone (del 29/06/2010 @ 08:19:49, in Politica interna, letto 223 volte)
Le Regioni sono determinate a proseguire il duello con il governo sulla manovra. I tagli, contenuti nel provvedimento, hanno coalizzato i governatori, pronti a rimettere le deleghe (della legge Bassanini) nelle mani dell’esecutivo: un gesto fortemente simbolico, che lascia trasparire la volontà di affrontare il tema senza alcuno sconto all’esecutivo. Il capofila della “fronda” è Roberto Formigoni, esponente storico di Forza Italia ed eterno leader designato su scala nazionale. Il presidente della Regione Lombardia si sta proponendo come interlocutore assai critico di Tremonti e Berlusconi, confermando che la sua adesione al Popolo della libertà non è meramente ideologica, bensì molto attenta alle istanze del territorio che amministra. Una strategia che prova anche a rispondere alla costante crescita della Lega al Nord.

Solidità. La Conferenza delle Regioni si sta confermando un organismo solido e pragmatico, capace di individuare una sintesi tra presidenti di diversa estrazione politica. Vasco Errani (Emilia Romagna) e lo stesso Formigoni, nel ruolo di decani (uno del Pd, l'altro del Pdl), rappresentano una guida decisa e bipartisan dell’organizzazione, che ha confermato l’intransigenza rispetto ai tagli imposti dalla manovra del governo. Il rischio per l’esecutivo è una forte flessione in termini di credibilità: troppi esponenti del partito di maggioranza appaiono polemici di fronte alle misure anti-spreco predisposte dal ministro dell’Economia. Un segnale di indebolimento della coesione interna che da sempre è un elemento di forza per l’immagine di Silvio Berlusconi.
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