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Regionali, Berlusconi sceglie la linea dello scontro frontale
Di Stefano Iannaccone (del 12/03/2010 @ 11:10:17, in Politica interna, letto 563 volte)
Le elezioni Regionali diventano l’ennesimo momento di duro scontro tra centrodestra e centrosinistra: la speranza (alimentata dai comportamenti delle prime settimane di campagna elettorale) che il voto potesse giungere in un clima di confronto civile e sereno si è rivelata una mera illusione. L’innalzamento dei toni è dovuto alla strategia di comunicazione scelta da Berlusconi e dal suo partito: difendere il Pdl dalle polemiche sulle liste nel Lazio, indicando gli avversari politici come “mandanti” dell’esclusione del Popolo della libertà nella provincia di Roma e salvaguardando i dirigenti dalle accuse di “incompetenza”.

Necessità. Il presidente del Consiglio, dopo una lunga fase di silenzio (o parole trapelate), ha assunto una posizione pubblica e netta sul pasticcio-Regionali: la tecnica comunicativa appare una necessità per scuotere l’elettorato di riferimento, fiaccato dalla lunga diatriba politico-giudiziaria relativa alla presentazione delle liste. I malumori tra i sostenitori del centrodestra, peraltro, sono emersi anche nei sondaggi che indicano un calo di fiducia nel governo e una possibile sconfitta del Pdl al voto del 28-29 marzo.

Complotto. La struttura narrativa di Berlusconi, a causa dei tempi stretti, è molto semplice: accrescere la contrapposizione con i rivali, chiamando gli elettori a “una scelta di campo”. Per rafforzare tale argomentazione il Cavaliere ha parlato di complotto della sinistra in combutta con la magistratura, denunciando addirittura la violenza dei Radicali che avrebbero impedito la presentazione della lista del Pdl a Roma. Dunque, la “nazionalizzazione” del voto, che inizialmente sembrava un’ipotesi remota, ha preso forma nelle ultime settimane in maniera quasi involontaria.
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