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Di Pietro cambia comunicazione: la piazza non basta più
Di Giacomo Rossi (del 07/02/2010 @ 15:49:23, in Osservatorio di comunicazione, letto 675 volte)

Si è conclusa oggi la tre giorni del primo congresso nazionale dell’Italia dei Valori. Di Pietro, senza sorprese, è stato rieletto presidente. Nemmeno la contesa simbolica con il deputato campano Francesco Barbato ha cambiato l’esito di un congresso che solo qualche settimana fa sembrava imprevedibile, e che si è invece concluso come da copione. Quello di Di Pietro.

Malumori. Candidandosi a rappresentare i malumori di una parte della base del partito, Barbato aveva criticato la gestione 'personalistica' del leader e fondatore. Protesta che si è spenta stamattina quando nel suo intervento, il rappresentante campano dell’Idv ha annunciato il ritiro della sua candidatura rinnovando la fiducia a Di Pietro. Fiducia che era stata riconfermata in settimana anche dall’europarlamentare dell’Idv Luigi De Magistris, visto da molti come possibile successore dell’ex-magistrato di Mani Pulite.

Alleanze. Se da una parte Di Pietro è riuscito a convincere i colleghi di partito a sotterrare l’ascia di guerra, dall’altra ha aperto un fronte ancora più insidioso. L’abbraccio con Pier Luigi Bersani dal palco del congresso ha fatto indispettire Casini: "Ognuno abbraccia chi ritiene più opportuno abbracciare. – ha commentato aspramente il leader dell’Udc - Se Bersani abbraccia Di Pietro io preferisco abbracciare Enzo Carra che il giustizialismo lo ha vissuto sulla propria pelle". La via delle grandi alleanze, immaginate da Bersani e che vedrebbe unire tutte le forze ora all’opposizione, sembra più che mai in salita. Nonostante il via libera di Di Pietro ad un restyling del suo partito. “Non basta più la piazza”, ha detto l’ex-magistrato, “abbiamo fatto resistenza, resistenza, resistenza, che ci voleva a un regime piduista ma ora siamo alla svolta. Siamo pronti al governo”. Per Di Pietro “ è finito il tempo della sterile protesta e comincia quello della grande responsabilità di governo che vogliamo". Una svolta, dunque. Un cambio di rotta che porta dritti ad una nuova comunicazione, meno anti-berlusconiana e più approntata alla crescita del partito come laboratorio di idee e non solo di invettive.

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