All’attacco di Feltri nei confronti di Gianfranco Fini non sono mancate le reazioni. «Rientra nei ranghi: non rischierai più di essere ridicolo come lo sei stato negli ultimi tempi», questo l’affondo più pesante alla terza carica dello Stato. Lo stesso presidente della Camera ha definito “un intimidazione” l’editoriale del direttore de “Il Giornale”. “Il Secolo d’Italia”, quotidiano vicino agli ex missini, ha difeso a spada tratta l’operato del presidente Fini. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno si chiede se con questi attacchi “Vittorio Feltri è convinto di aiutare il centrodestra?”. Intanto il presidente del Consiglio continua a “smarcarsi” dalle parole del direttore del “Giornale”, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi.
Lo sgomento di Fini. Il presidente della Camera è ancora in vacanza in Toscana quando legge l’editoriale che parla di lui. Un attacco a mani basse che definisce Fini un “compagno”. L’invito poi a “rientrare nei ranghi del centrodestra” è un chiaro riferimento alle prese di posizione del presidente della Camera su alcuni temi particolarmente “caldi”, come biotestamento e immigrazione. L’ex leader di An, definisce l’articolo come “un attacco nella natura di Feltri”. Poi, riflettendo, aggiunge. «Ma soprattutto una nuova puntata che conferma il clima di imbarbarimento nel quale siamo caduti e che avevo denunciato dal palco della festa Pd di Genova». «L’azione intrapresa da Feltri – prosegue Fini a colloquio con il suo staff – è una manovra disperata, perché solo chi si sente isolato, per la prima volta all’angolo, spara nel mucchio, senza distinzione».
La difesa del “Secolo”. Per Flavia Perina, direttore de “Il Secolo d’Italia”, l’espressione coniata da Feltri: “rientrare nei ranghi”, non è altro che una “gentile metafora dell’antico tornate nelle fogne”. «Il giochino all’attacco – scrive la Perina nel suo editoriale – sta quotidianamente snaturando il profilo del Pdl e tradendo la sua stessa denominazione con l’immagine di un partito becero, nevrastenico, con la bava alla bocca, che abbaia contro gli avversari e adesso anche contro gli alleati con un furore non giustificato dai fatti».
Il dissenso dei finiani. Filippo Rossi, direttore del web magazine della Fondazione Fare Futuro, commenta così l’accaduto. «Il dubbio è che sarebbe funzionale a una certa idea della politica e dei rapporti di forza un leader di destra che si accontenti, che stia al suo posto, a cuccia, facendo il lavoro di cane da guardia, mentre atri pensano alla politica vera, quella di governo, quella delle decisioni. Il dubbio che assale- continua Rossi – sul portale internet dell’associazione presieduta da Fini – è che la colpa del presidente della Camera sia quella di voler essere “centrale” nel dibattito politico sul futuro d’Italia. Un azzardo imperdonabile». Anche l’avvocato Giulia Bongiorno scende a difesa del suo presidente. «Sostenere che Fini muta le proprie idee per legittimare la propria candidatura a futuro presidente della Repubblica significa ignorare chi è Gianfranco Fini». Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni avverte: «Il Pdl non è una caserma, ma un grande contenitore in cui ci si confronta tra culture diverse. Ci vuole rispetto per le posizioni diverse». Critiche all’editoriale del “Giornale” arrivano anche dal ministro della Difesa. «In tante occasioni anche recenti – afferma La Russa - ho sostenuto il diritto di Feltri a fare giornalismo anche con toni non “political correct”, ma l’ampio editoriale dedicato a Fini di oggi credo che parta da presupposti sbagliati e conduca a conclusioni errate».
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