
La parola passa ai cittadini francesi: sarà il loro voto a decretare l’esito del primo turno. La campagna elettorale si è chiusa senza colpi di scena, dato che i dodici candidati hanno profuso un notevole sforzo negli ultimi mesi e nella fase finale non avevano “assi nella manica”. Il bilancio complessivo della dialettica tra gli aspiranti all’Eliseo è positivo, nel senso che l’educazione ha prevalso sulla volontà di denigrazione. Le polemiche non hanno mai travalicato il limite della correttezza e della lealtà, anche perché nel ballottaggio ci sarà l’apice della personalizzazione elettorale: si annuncia già una sfida all’ultimo voto.
Personalizzazione e partiti. Il ruolo dei candidati è stato predominante, come “impone” il doppio turno maggioritario che vige in Francia. I maggiori leader non hanno incontrato grosse resistenze interne ai partiti; addirittura Nicolas Sarkozy, i cui rapporti con il Presidente Chirac non sono idilliaci, ha formulato le sue proposte senza generare polemiche nell’Ump nemmeno quando è scivolato su dichiarazioni choc (in primis l’eugenetica). Ségolène Royal, invece, ha dovuto affrontare qualche problema in più con i “colonnelli” socialisti Fabius e Strauss-Kahn pronti a sollevare malumori nel Ps, quando la candidata all’Eliseo ha commesso gaffe pesanti (giustizia in Cina e indipendenza Quebec). Gli outsider François Bayrou e Jean-Marie Le Pen, dal canto loro, hanno avuto mani libere, poiché la loro immagine è estremamente rappresentativa delle forze politiche che guidano.
Fair-play. Niente contumelie gratuite, niente attacchi personali, niente volgarità: nella campagna elettorale d’Oltralpe il buonsenso è stato un elemento caratterizzante. In realtà il dibattito è risultato alquanto sterile, impantanato su temi tradizionali: identità, sicurezza e stato sociale. Le proposte, in fondo, sembrano simili, eccezion fatta per delle sfumature lessicali e ideologiche. Dall’orizzonte di discussione, poi, la politica estera è stata pressoché assente. Molti osservatori, hanno definito la campagna elettorale monotona e priva di spunti contenutistici interessanti, benché in pochi hanno evidenziato la correttezza del confronto. Resta da valutare se tale atteggiamento prevarrà anche nel periodo pre-ballottaggio.
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