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"Sondomania" alla francese e il voto incerto del 22 aprile
Di Giacomo Rossi (del 18/04/2007 @ 13:29:47, in Politica estera, letto 542 volte)

Sono croce e delizia di ogni campagna elettorale. In Italia ne abbiamo avuto un grosso assaggio nelle scorse elezioni. Prima l’enorme mole di dati sciorinati da Silvio Berlusconi nelle maratone televisive, poi le continue smentite degli avversari e infine l’ imprevedibile scivolone della notte dello spoglio. I sondaggi sono ormai argomenti centrali di tutte le campagne elettorali. Spesso questi si impongono nella discussione pubblica e, a spintoni, scacciano i veri argomenti politici, che, invece, dovrebbero tener banco. In Francia sta succedendo un po’ la stessa cosa. A pochi giorni dal voto sono rimasti i sondaggi ad infervorare il dibattito tra i contendenti. La leadership è sempre in mano al candidato della destra Nicolas Sarkozy, ma dietro la lotta è feroce ed imprevedibile. E le ultime indagini demoscopiche non aiutano a districarsi fra le percentuali.

Il carro del vincitore. Si chiama bandwagon ed è forse una delle conseguenze più curiose dell’uso improprio dei sondaggi. Gli studiosi definiscono tale effetto come la volontà degli elettori indecisi di votare il candidato favorito, così da non lasciar disperdere il proprio voto. Distribuire sondaggi che danno come vittorioso il candidato che li rende pubblici, può essere un modo efficace per attirare quella fascia di elettori, sempre meno legata a ideologie di partito e sempre più numerosa, verso la propria sponda. Attenzione però a non esagerare. La vittoria non deve essere scontata, si rischierebbe l’effetto opposto.

La simpatia del perdente. Quando un candidato esagera nella pomposa dichiarazione di vittoria, ancora, però, non conquistata, rischia di danneggiare in primis proprio se stesso. Delle scelte di Sarkozy ne abbiamo già parlato qualche giorno fa. Il caso è esemplare. Questa volta gli studiosi parlano di effetto underdog, ovvero di quel caso in cui l’elettore si troverebbe a votare il candidato dato per sconfitto.

Indifferenza. Quando i sondaggi sono unanimi, l’opinione diffusa è che sembra sia già tutto deciso. La preferenza elettorale, pertanto, rischia di non tramutarsi in voto effettivo. Il cittadino avverte l’inutilità del proprio voto ed evita, così, di recarsi alle urne.

Quest’ultima eventualità appare la più improbabile. Spesso i sondaggi non danno gli stessi risultati e l’esempio francese ne è una prova lampante. Anche gli altri due casi non sono sempre considerati plausibili dagli esperti. Il dubbio sull’effetto propagandistico che questi strumenti possano avere sull’opinione pubblica è ancora oggetto di un acceso dibattito.
Lo stesso che infiamma le colonne dei giornali francesi. Le Parisien, vede Sarkozy Royal e Bayrou rispettivamente a 26, 23 e 21 per cento. Le Figaro, invece, conferma la distanza di quattro punti tra i primi due ma fa cadere ad un modesto 17 per cento Bayrou. Per non parlare di Le Pen. La vera incognita. Il voto al Front National è spesso omesso agli exit poll, ma concesso nella privacy della cabina elettorale. Una sorpresa, quindi, potrebbe anche arrivare all’ultimo momento. E in questo caso non c’è sondaggio che tenga.

 

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