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La cavalcata dipietrista sulla questione morale del Pd
Di Stefano Iannaccone (del 09/12/2008 @ 11:47:37, in Politica interna, letto 647 volte)
L’esplosione della questione morale nel Partito democratico diventa un’ulteriore occasione di crescita per l’Italia dei valori. Antonio Di Pietro, infatti, è immediatamente passato all’attacco, ribadendo la mancanza di etica che guida l’agire politico a ogni livello, dal nazionale al locale. Per l’ex pm si presenta uno scenario molto favorevole: la principale issue del suo partito (la legalità) diventa fondamentale nel dibattito attuale, e soprattutto va a tangere l’elettorato di centrosinistra che vede il Pd in sofferenza di fronte alla questione morale.

Pulizia. Antonio Di Pietro ha sempre veicolato messaggi incentrati sulla necessità di “ripulire” la politica, ricostruendo una nuova immagine legalitaria per i Palazzi del Potere, logorati da sospetti e inchieste. Il leader dell’Idv, su tale lunghezza d’onda, ha rilanciato la proposta di impedire la candidatura a esponenti politici condannati con sentenza passata in giudicato. Una strategia di comunicazione d’attacco che, in maniera nemmeno molto velata, mira a intercettare il consenso degli elettori “democrat” insofferenti verso l’emersione di un deficit etico all’interno del Pd.

Sondaggi. Il riscontro sui sondaggi è giunto immediatamente: l’Idv è segnalato sopra la soglia del 7%, puntando addirittura all’8%. Un segnale che l’atteggiamento arrembante di Di Pietro sulla legalità (e nell’opposizione a Berlusconi) raccoglie il plauso di ampie fasce d’elettorato. L’escalation polemica con il Pdl, quindi, è destinata a crescere in prossimità delle Europee, quando l’Italia dei valori cercherà di compiere il salto di qualità per porsi come interlocutore indispensabile del Partito democratico.
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