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Rifondazione Comunista
Il Partito della Rifondazione Comunista è un partito politico della sinistra radicale, fondato nel 1991. Il principale esponente del partito è Fausto Bertinotti, attuale presidente della Camera dei Deputati, che è stato segretario per 12 anni. L'attuale segretario nazionale è Franco Giordano.
Il Movimento per la Rifondazione Comunista , nasce nel 1991 a Rimini dove si svolge il XX e ultimo congresso del PCI e il I del PDS. A dar vita al Mrc sono una novantina di delegati del XX Congresso del Partito Comunista, che si oppongono al PDS e si dichiarano pronti alla scissione. I fondatori cercano inutilmente di strappare il vecchio simbolo del PCI al PDS, che lo mantiene. Garavini viene eletto coordinatore nazionale.
Il 10 maggio 1993 Fausto Bertinotti lascia il PDS insieme ad altri 30 sindacalisti CGIL. Bertinotti è in quel momento il corrente della corrente massimalista e minoritaria “Essere sindacato” della CGIL, ed è un socialista massimalista. E nel 1991, allo scioglimento del PCI, aveva preferito restare nel partito di Achille Occhetto. Il 17 settembre Bertinotti è pronto ad entrare nel PRC e Cossutta che è il presidente del partito, lo vuole subito come segretario.
Alle elezioni politiche del 1994, Rifondazione Comunista aderisce all'Alleanza dei Progressisti costituita da otto partiti del centrosinistra. Alle elezioni il PRC raggiunge il 6% dei voti, le elezioni tuttavia vengono vinte dalla coalizione di centrodestra, che elegge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Il 22 dicembre Berlusconi si dimette. Rifondazione, vota la fiducia al Governo Dini.
Il 21 aprile 1996 il PRC ottiene il suo massimo storico (8,5%) e risulta decisivo alla Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide di dare un appoggio esterno al neonato Governo Prodi.
Nel gennaio 1997 Bertinotti, però, comincia a criticare l'operato del governo. Il 9 ottobre Diliberto presenta una risoluzione firmata anche da Bertinotti e Cossutta che boccia la finanziaria presentata dal governo. Prodi non aspetta il voto e va a rassegnare le dimissioni. La crisi di governo è formalmente aperta. Il 13 novembre PRC e Prodi fanno pace grazie alla mediazione del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Ma gli scontri continuano, il 16 settembre il governo presenta la finanziaria 1999, non rendendosi disponibile a sostanziali modifiche. Nel Comitato Politico Nazionale del PRC, agli inizi di ottobre, prevale la mozione anti-governativa di Bertinotti. Cossutta, in rotta con il segretario si dimette da presidente del partito. Il 9 ottobre, il capogruppo alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza assoluta del gruppo parlamentare comunista avrebbe votato a favore del governo Prodi. Bertinotti si dichiara invece per la sfiducia. Pochi minuti dopo, il governo cade per un solo voto. Due giorni dopo, i sostenitori della mozione di Cossutta abbandonano il PRC e danno vita al Partito dei Comunisti Italiani. Si procede così alla formazione di nuovi governi di centrosinistra, prima a guida di massimo D'Alema, poi di Giuliano Amato, sostenuti dal PdCI, ma non dal PRC.
Il 21 gennaio 2001, in occasione degli 80 anni del PCI, Bertinotti chiede ai militanti di riscoprire la radice marxista, ma di sradicare dal partito qualsiasi residuo di stalinismo.
Alle elezioni politiche del 13 maggio, dopo una lunga trattativa tra Ulivo e PRC, non viene siglato l'accordo completo e Rifondazione decide alla Camera di concorrere solo nella quota proporzionale, e di presentarsi al Senato come forza indipendente. Le elezioni vengono vinte dal centrodestra e Berlusconi torna a Palazzo Chigi. Negli anni della Casa delle Libertà al governo, il PRC si avvicina ai movimenti per la pace, che sorgono soprattutto dopo le guerre in Afghanistan e Iraq. Il 6 marzo del 2004 si arriva ad una svolta importante, a Montecitorio tutti i leader de L'Ulivo tornano a sedersi ad un tavolo con Bertinotti. Ha così vita un nuovo corso per il centrosinistra italiano. L'Unione si presenta così come la coalizione capace di vincere le elezioni Regionali nel 2005, grazie all'allargamento a sinistra. Nelle Politiche nel 2006, Rifondazione ottiene il 5,4% al Camera e il 7,4% al Senato e risulta alleato fondamentale per il ritorno di Prodi a Palazzo Chigi.
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