Lega Nord

 

 

 

 

 

Lega Nord

La Lega Nord nasce il 22 novembre 1989, come federazione dei movimenti autonomisti del nord, ma il primo statuto viene approvato solo nel febbraio del 1991. Il programma della federazione è mutato nel corso degli anni: dall'obiettivo rivoluzionario della secessione si è passati ad una battaglia, di stampo più riformista, per il federalismo. La Lega è un movimento “antipolitico”, ossia si nutre della scarsa fiducia nelle Istituzioni, soprattutto il Parlamento. Non a caso motto leghista molto noto è “Roma ladrona”: un modo sprezzante per denunciare l'inettitudine e l'illegalità diffusa nei palazzi del potere della capitale. La base ideologica è molto passionale, ragion per cui la Lega può essere collocata a destra, benché ha spesso praticato alleanze trasversali pur di ottenere l'obiettivo principale: tutelare gli interessi del nord, cercando di affrancarli dalla centralità Stato. Il segretario federale è Umberto Bossi, vero e proprio fondatore del movimento e tuttora leader indiscusso. Il simbolo della Lega Nord richiama il guerriero Alberto da Giussano e punta a richiamare i valori della lega lombarda medievale (da qui il termine “carroccio” per indicare la Lega ).
La nascita della Lega è legata alla federazione dei vari movimenti autonomisti, che sono cresciuti negli anni '80 senza effettivamente attirare l'attenzione dei media e portare in agenda i temi propugnati dalle organizzazioni nate in tutto il nord. Così dal febbraio del '91, la Lega avvia la sua battaglia, caratterizzandosi per un linguaggio molto lontano dal politichese. Alle cronache si imporrà l'immagina “celodurista”, che vuole sottolineare la virilità del movimento leghista. Alle elezioni del '92 la Lega si impone all'attenzione pubblica con un risultato sorprendente: alla Camera ottiene l'8,6% delle preferenze, mentre al Senato strappa l'8,2% dei consensi. A Pontida si festeggia la brillante affermazione. Alle Politiche di marzo '94, la Lega stringe un patto con Forza Italia, e Ccd, costituendo l'alleanza “Polo del buon governo”. Per il movimento di Bossi arriva la conferma che ha ormai una solida base di accoliti: l'8,4% dei voti ricevuti ne sono fedele testimonianza. Maroni, sodale del leader leghista, diventa vice premier e gli viene affidato il Ministero dell'Interno. Ma sin da novembre il Governo traballa: la Lega chiede un federalismo forte, che suddivide l'Italia nelle aree che la costituivano prima dell'Unità. A dicembre la crisi si acuisce e viene formalizzata il 17 gennaio 1995. Alle elezioni del '96, il movimento aumenta i propri consensi, raggiungendo il 10,4%. Il 15 settembre la vena rivoluzionaria tocca l'apice con il progetto secessionista: viene indetto un raduno per l'indipendenza della Padania. Nel '97 nasce il Governo Padano e compaiono le “camice verdi”: il simbolo per contraddistinguere l'appartenenza al nord. Tuttavia, la Lega lentamente abbandona gli intenti “rivoluzionari” per ricercare una via istituzionale al federalismo. Alle Politiche del 2001, Bossi diventa il più solidale alleato di Berlusconi nella Casa delle Libertà. Il movimento, però, accusa una flessione di preferenze, attestandosi sul 3,9%. Il calo è dovuto anche alla nascita della Liga Fronte Veneta, che sottrae voti preziosi alla Lega in un'area geografica leghista sin dalla prima ora. Nel Governo, Bossi diventa Ministro delle Riforme Istituzionali per farsi garante della devolution (il passaggio di competenze fondamentali dallo Stato alle Regioni), Maroni viene nominato Ministro del Welfare e Roberto Castelli approda al Ministero di Grazia e Giustizia. L'azione politica della Lega è tutta mirata sulla devolution: la riforma della Costituzione viene realizzata secondi i suoi dettami, ma i cittadini la bocceranno nel giugno 2006 con il referendum. L'11 marzo del 2004, intanto, Bossi è colpito da un ictus. Tuttavia, i “colonnelli” Maroni, Calderoli e Castelli mantengono salda la guida del partito. Proprio Roberto Calderoli, subentrato a Bossi nella carica governativa, diventa simbolo del linguaggio e dell'ideologia leghista. Molte sue dichiarazioni, infatti, utilizzano termini popolari (talvolta addirittura triviali), caratterizzando un pensiero che costerà accuse di razzismo e xeonofobia. Alle Politiche del 2006, nonostante il ritorno sulla scena di Bossi e l'accordo con Movimento per l'Autonomia (l'equivalente al sud della Lega), la federazione leghista si ferma ad un 4,5% di preferenze che ne decretano un forte ridimensionamento nel panorama politico italiano.

 


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