Italia dei Valori

 

 

 

 

 

L'Italia dei Valori

L'Italia dei Valori nasce il 21 marzo 1998 a San Sepolcro, grazie alla volontà di Antonio Di Pietro. Attualmente è collocata nell'area di centrosinistra ed è al Governo. Si tratta, tuttavia, di un soggetto moderato, liberale e riformista che poggia le sue fondamenta su solidi principi morali: il rispetto della legalità, dei principi di giustizia e della garanzia di sicurezza. L'Idv nasce, infatti, come un movimento aperto alla società civile, pronto a far sentire politicamente la sua voce. Dunque, l'attività del partito è mirata alla ricezione delle istanze dei cittadini da portare nelle aule istituzionali. Sin dalla nascita dell'Idv il presidente è Antonio Di Pietro, attuale Ministro delle Infrastrutture nel Governo Prodi. Il simbolo è un uccello colorato sotto cui spicca il nome del leader.
La nascita dell'Italia dei Valori è stata fortemente voluta da Di Pietro per fornire un'impronta “morale” alla politica italiana. Il fondatore del movimento ha sfruttato tutta la sua fama acquisita durante l'inchiesta “Mani Pulite”, puntando appunto sull'immagine di “tutore della legalità”. Il 21 marzo 1998, quindi, si costituisce formalmente l'Idv che si propone come un movimento aperto a tutti i contributi. I primi mesi di vita sono contraddistinti dalla proposta di referendum per la tutela dei diritti dei cittadini. Nel febbraio del 1999 entra a far parte della neonata formazione politica, fondata da Prodi: “I Democratici dell'Asinello”. Nell'aprile del 2000, tuttavia, Di Pietro e altri esponenti dei “Democratici” non votano la fiducia al Governo Amato, poiché durante “Mani Pulite” aveva criticato il lavoro del pool milanese. Di Pietro fuoriesce dal partito prodiano e già nel mese di maggio si riappropria dell'Italia dei Valori, avviando la fase di radicamento sul territorio. L'apertura alla partecipazione attiva ai cittadini è a questo punto totale. Alle elezioni del 2001, l'Idv si mantiene lontana da entrambe le coalizioni e subisce una cocente delusione: si ferma al 3,9% delle preferenze e per un pugno di voti non riesce ad entrare in Parlamento (la legge elettorale prevedeva uno sbarramento al 4%). Ciononostante, la critica al Governo Berlusconi è forte: Di Pietro rilancia come tema principale la “questione morale”.
Nel giugno 2001 viene convocata la prima conferenza nazionale. Un anno dopo si riuniscono gli stati generali, che decidono di entrare a far parte della coalizione di centrosinistra per opporsi all'esecutivo in carica. Ad ottobre viene creata ufficialmente creata la federazione dei movimenti per dotarsi di un'organizzazione politica. Intanto la battaglia del leader si focalizzano sulle leggi inerenti la Giustizia , promosse dal centrodestra, in particolar modo viene contestata il cosiddetto lodo-Schifani, che la Corte Costituzionale boccerà, rintracciando principi incostituzionali. Nel gennaio 2003, l'Idv partecipa ai “girotondi” promossi dal regista Nanni Moretti per attivare i cittadini contro il Governo Berlusconi, ma anche per risvegliare i dirigenti del centrosinistra. Alle Europee del 2004, Di Pietro vorrebbe entrare nella lista “Uniti nell'Ulivo”, ma lo Sdi pone il suo veto e si apre una nuova stagione di polemiche. Alla fine, nasce l'alleanza con Achille Occhetto. Il risultato è deludente: appena il 2,1% delle preferenze. L'ex segretario del Pci scioglie il breve sodalizio con Di Pietro e l'Idv riprende il suo cammino.
Nell'ottobre 2005 Di Pietro partecipa alla primarie, soprattutto per marcare l'identità del centrosinistra in senso etico: ottiene il 3,3% dei consensi. Alle Politiche 2006 è nell'Unione ed il risultato non è eccezionale: 2,3% alla Camera, 2,9% al Senato. Nel Governo Prodi, Di Pietro viene nominato Ministro delle Infrastrutture. Nonostante l'incarico governativo, l'ex magistrato continua le sue proteste pubbliche: nel suo mirino entra l'indulto, provvedimento assolutamente contrario ai valori che animano il suo partito. Inoltre, l'Idv diventa protagonista delle cronache politiche, perché a settembre il senatore De Gregorio (eletto nelle liste “dipietriste”) non appoggia più la maggioranza, mettendo a serio rischio la maggioranza al Senato.

 


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