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Forza Italia
Forza Italia è un movimento politico fondato il 18 gennaio 1994 da Silvio Berlusconi, che ne è tutt'ora il presidente e il leader.
La storia di questo partito è singolare, tanto quanto la sua nascita e crescita. Le prime avvisaglie si hanno a partire dall'ottobre dell'anno precedente, quando, Silvio Berlusconi, in un'intervista al settimanale Epoca , parla dei club di Forza Italia nati a Milano solo sei mesi prima dalla volontà di alcuni professionisti vicini a Berlusconi. Di qui le tappe si fanno sempre più serrate: il 25 novembre 1993 nasce l'Associazione nazionale dei club di Forza Italia. Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia a Roma. Il 18 gennaio Berlusconi, Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino, Mario Calducci danno vita al Movimento Politico Forza Italia.
La notizia della “discesa in campo” viene data con un messaggio televisivo il 26 gennaio seguente. Sin dalla sua nascita FI si presenta come un'anomalia nel sistema politico italiano: il suo presidente è anche il proprietario di tre reti televisive italiane e numerosi giornali e quotidiani. La concentrazione di un così forte potere mediatico in un'unica persona, fa guadagnare a Berlusconi larghi consensi, ma gli costa anche forti critiche. La prova arriva solo sei mesi dopo, alle elezioni Politiche del ‘94 che Forza Italia vince con il 21% delle preferenze, diventando il primo partito italiano. La vittoria porta FI alla direzione del Governo insieme ad altri partiti dell'area di destra. L'alleanza prende il nome, nelle regioni settentrionali, di Polo delle Libertà ed è composta, oltre che dal partito di Berlusconi, anche da CCD e Lega Nord. Al sud, viene presentata un'altra alleanza con il nome di Polo del Buon Governo. In questo caso scompare la Lega Nord e vi entra a far parte Alleanza Nazionale. Il progetto berlusconiano riesce a rinnovare il successo ottenuto alle politiche, anche in occasione delle successive elezioni Europee ma, di lì a poco, le prime crisi tra Lega Nord e An, avrebbero decretato la fine dei primo governo Berlusconi. Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie quando, in diretta televisiva, Silvio Berlusconi dichiara che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiede di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega forma un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presenta una mozione di sfiducia. Così si apre la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegna le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato "ribaltone"). La soluzione arriva con la proposta di formare un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, già ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi. Nonostante l'opposizione di Forza Italia e la richiesta di nuove elezioni, il Governo Dini ottiene la fiducia.
Nel 1996, consumata definitivamente la rottura con la Lega , il Polo delle Libertà (a cui si aggiunge il CDU), perde le elezioni. La guida del governo passa all'Ulivo presieduto da Romano Prodi. Anche quest'ultimo, nel '98, va incontro alla sfiducia e il timone passa nelle mani di Massimo D'Alema.
I consensi per Forza Italia e il Polo ritornano ad aumentare e permettono la vittoria sia alle Europee del '99 sia alle regionali del 2000. Intanto la frattura con la Lega viene definitivamente sanata e nel 2000 anche il partito di Bossi entra a far parte della nuova coalizione di centro-destra, La Casa delle Libertà. Una campagna elettorale pressante e l'idea mediatica del contratto con gli italiani , firmato in diretta televisiva dal leader della coalizione, porterà la CdL a vincere le elezioni e a stare al governo per l'intera legislatura.
La sconfitta alle Regionali del 2005 (il centro-destra conquista solo la Lombardia e il Veneto) segnerà la crisi più evidente del secondo Governo Berlusconi, tanto più in seguito alla decisione dell'UDC di ritirare i propri ministri. Il leader di FI riesce tuttavia a ricompattare la coalizione e ad ottenere la fiducia per un nuovo esecutivo. La campagna elettorale del 2006 vede contrapposta alla risanata CdL, L'Unione di Romano Prodi. La vittoria del secondo dei due contendenti si gioca su pochi numeri e sulla nuova legge elettorale approvata dal Governo Berlusconi III.
Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottienne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 e nel complesso (contando anche i voti del Trentino Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero) circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.
Al Senato , la CdL ottenne, nel complesso, circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal Governo Berlusconi III , e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, l'Unione riesce comunque a conquistare due seggi in più.
Attualmente FI è all'opposizione con AN, Lega e UDC. Il 2 dicembre 2006 la stessa compagine, dalla quale però si auto-esclude l'UDC di Casini, manifesta in piazza S.Giovanni a Roma contro la nuova Finanziaria del Governo Prodi. Casini, invece, protesta, per lo stesso motivo, a Palermo. La rottura è evidente. Lo stesso Casini ribadisce la necessità di rivedere le prerogative della Casa delle Libertà mentre auspica una grande alleanza di centro.
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