Democratici di Sinistra

 

 

 

 

 

Democratici di Sinistra

Il Partito Democratico della Sinistra (PDS) nasce nel 1991come partito politico di stampo post-comunista, all'indomani dello scioglimento del Partito Comunista Italiano. In quella circostanza infatti, la maggior parte del partito decide di dare una svolta abbandonando la tradizione comunista per intraprendere il dialogo con le forze socialiste della sinistra europea ed italiana.
Primo segretario ne è stato Achille Occhetto. Il suo simbolo è caratterizzato da una quercia con ai piedi l'emblema del PCI (bandiera rossa con la stella, falce e martello sovrapposta alla bandiera italiana e la sigla del “PCI”).
Dopo lo scioglimento del Partito Comunista, però, non tutti accettano questa strada e l'ala sinistra e più radicale dà origine al Partito della Rifondazione Comunista, che si è fatto prosecutore della tradizione euro-comunista.
Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto incontra alcuni vecchi partigiani e qualche cronista nella sezione della Bolognina, un quartiere popolare di Bologna, dove annuncia la necessità di intraprendere “strade nuove” e di trasformare “il partito in una cosa più grande ed anche più bella”.
La cosiddetta “svolta della Bolognina” dà inizio al dibattito che porta alla fondazione del PDS, per trasformare il partito ed accogliere le istanze del socialismo europeo. Il Partito nasce dopo un congresso molto combattuto, con tre mozioni ed una scissione finale. Alla fine la linea del Segretario prevale e nasce la nuova formazione politica. Questa, con il beneplacito del PSI e di Bettino Craxi, aderisce alla “Confederazione dei Partiti Socialisti della Comunità Europea” (che successivamente diverrà Partito del Socialismo Europeo) nonché all'Internazionale Socialista.
Nel 1992, quando la politica italiana rimane sconvolta da Tangentopoli, il PDS ne è poco coinvolto, ed esce pulito dalla turbolenta vicenda.
Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga cerca di chiudere la prima Repubblica con un novello compromesso storico che sdoganasse il PDS e mettesse una pietra sugli errori passati della Democrazia Cristiana.
Nel successivo referendum per l'adozione del sistema elettorale maggioritario il Partito si schiera per il “SI” alla proposta, che prevale. Alle elezioni amministrative del 1993, le prime con il nuovo sistema, il PDS appare il Partito centrale del nuovo corso politico, dal momento che le coalizioni di sinistra, delle quali costituisce la forza principale, escono vittoriose in tutta Italia.
Per le elezioni politiche del 1994 il Partito della Quercia è promotore di una coalizione che unisce le forze di sinistra chiamata “i Progressisti” (PDS, PRC, Verdi, Partito Socialista Italiano, Alleanza Democratica, La Rete ed altri Partiti minori), con l'obiettivo di conquistare il governo del Paese. Il risultato elettorale del 1994 vede, però, i Progressisti sconfitti dalla coalizione di centro-destra e Occhetto dimettersi da segretario del PDS.
Alla guida del partito, succede Massimo D'Alema, dopo un Congresso molto combattuto in cui alla sua candidatura si contrapponeva quella di Walter Veltroni.
Nel 1995 il PDS partecipa alla fondazione della coalizione politica di centrosinistra denominata L'Ulivo (PDS, Partito Popolare Italiano, Rinnovamento Italiano, Verdi e altri). Questa coalizione , che vede per la prima volta insieme ex-democristiani ed ex-comunisti, si presenta alle Elezioni politiche del 1996. Le elezioni si concludono con la vittoria del centrosinistra e con l'elezione di Romano Prodi alla carica di Presidente del Consiglio. Il PDS, nel '96. è il primo partito italiano, con quasi 8 milioni di voti e il 21,1%. Nel nuovo Governo il PDS è il Partito più rappresentativo, con Walter Veltroni Vicepresidente del Consiglio, e molti ministeri-chiave. Questo Governo si contraddistingue per la definitiva adesione dell'Italia al progetto di moneta unica europea, l'Euro.
La storia del PDS termina nel 1998, quando, sotto la guida di D'Alema, il partito si fonde con altre forze della sinistra italiana. Di esse soltanto una proviene dalla storia del comunismo (il Movimento dei Comunisti Unitari), mentre le altre sono di provenienza social-riformista (Federazione Laburista e associazione Riformatori per l'Europa), di provenienza laica (Sinistra Repubblicana) e perfino di provenienza e cultura cattolica (Movimento dei Cristiano Sociali). Da questa apertura del PDS a tali forze della sinistra moderata, nasce un nuovo soggetto politico: i Democratici di Sinistra. I DS divengono così a pieno titolo una forza della sinistra moderata e democratica italiana, che se da un lato sottolineava il suo legame con il socialismo democratico europeo, anche eliminando dal simbolo il riferimento al PCI e sostituendo con una rosa rossa (simbolo appunto del socialismo europeo) con accanto prima la sigla del “PSE” e poi perfino la scritta per esteso “Partito del Socialismo Europeo”, dall'altro continua a rivendicare il riconoscimento della tradizione migliorista del PCI ed il suo pieno riconoscimento come forza fondamentale della storia politica italiana. Il primo risultato è l'approdo di Massimo D'Alema a Palazzo Chigi: con la caduta del Governo Prodi il leader Ds diventa Presidente del Consiglio, mentre Veltroni assume la guida del partito. Il 2001 è un anno fondamentale per un soggetto politico ancora alla ricerca di una precisa identità: alle elezioni Politiche di maggio, il centrosinistra, guidato da Rutelli, perde e i Ds, sebbene si confermino la prima forza della coalizione si attestano sul 16,6% di consensi. In autunno, poi, si tiene un congresso straordinario per la sostituzione di Veltroni, candidato a sindaco di Roma. Piero Fassino, con una mozione progressista e moderata, viene nominato nuovo segretario, sconfiggendo il cosiddetto “correntone”, capeggiato da Giovanni Belinguer, che propone un ritorno a una tradizione più radicale del partito.
Il nuovo leader intraprende il percorso che mira a unire tutto il centrosinistra moderato e riformista in un unico partito, il Partito democratico. In tal senso va la formazione della Fed ( la Federazione dei partiti dell'Ulivo) e la presentazione di una lista unitaria alle Europee del 2004. L'anno seguente Fassino viene riconfermato alla guida del partito e nel 2006 matura la vittoria dell'Unione, guidata da Prodi. Il risultato dei Ds, tuttavia, non è esaltante: al Senato si attesta al 17,5% delle preferenze, mentre alla Camera si presenta con la lista Ulivo insieme alla Margherita. Nel nuovo esecutivo guidato da Governo Prodi, il presidente del partito, Massimo D'Alema, viene nominato vice-premier e Ministro degli Esteri. Altri dicasteri di rilievo assegnati ai Democratici di Sinistra sono: Pier Luigi Bersani (Attività produttive), Livia Turco (Salute), Fabio Mussi (Ricerca e Università) e Cesare Damiano (Lavoro e Previdenza Sociale).


le