Alleanza Nazionale

 

 

 

 

 

Alleanza Nazionale

Alleanza Nazionale è un partito politico appartenente alla destra italiana. Fondato nel gennaio del 1995 ha sempre avuto, come presidente e leader, Gianfranco Fini. L'idea del nuovo partito risale al 1993, quando Francesco Storace, allora portavoce di Fini, ipotizza, attraverso un articolo pubblicato sul Secolo d'Italia , una nuova alleanza tra i missini e la destra conservatrice di stampo democristiano e liberale.
La proposta viene bocciata, ma i buoni risultati ottenuti dal partito nelle amministrative del novembre '93 permette una svolta. Nemmeno un mese dopo Fini inaugura il nuovo “Msi – Alleanza Nazionale”. In questa nuova veste il partito partecipa alle politiche del 1994 insieme a Forza Italia (Polo del Buon Governo) al Sud, mentre rimane indipendente al Nord. Il partito entra a far parte del governo, che però cadrà solo dopo otto mesi.
Al congresso di Fiuggi, Fini, abbandonando la tradizione post-fascista ed allargando il partito a cattolici e conservatori, spingendolo così verso la destra conservatrice e liberale , dà la svolta fondamentale che cambia l'immagine e l'identità del partito in modo evidente. È il 27 gennaio 1995.
Nel 1996 An, nella nuova ottica bipolare della politica italiana, partecipa alla costituzione della coalizione di centrodestra insieme a FI, CCD e CDU ( la Lega decide di correre da sola), formando il Polo per le Libertà che, però, viene sconfitto dalla nuova coalizione di centro-sinistra , denominata L'Ulivo e guidata da Romano Prodi .
La sconfitta elettorale però non determina la sconfitta della neonata formazione. Anzi, alle elezioni del 1996 ottiene buoni risultati (15,7%), diventando il terzo partito italiano dopo il PDS e Forza Italia.
Alle elezioni europee del 1999, An decide di tentare una nuova strada. Si presenta, presentando una lista unitaria, insieme al Patto Segni, movimento politico di Mario Segni, derivato della ex Democrazia Cristiana. Il tentativo di estendersi verso il centro non premia An che vede cadere sensibilmente i proprio consensi e riesce a far eleggere solo nove parlamentari europei con il 10,3% dei voti. L'anno successivo, siamo nel 2000, si svolgono le elezioni regionali: An recupera consensi, mentre il Polo di centrodestra, che aveva riconquistato l'adesione della Lega, porta a casa un buon risultato, vincendo in 8 regioni su 15.
Il buon risultato elettorale conquistato dal Polo alle regionali guida l'alleanza fino alle Politiche del 2001. La coalizione entra al governo e dà vita alla nuova alleanza della Casa delle Libertà. Il governo guidato da Silvio Berlusconi riesce a rimanere in carica per tutti i cinque anni della legislatura, anche se dovrà ricorrere ad un nuovo esecutivo. An si presenta come il secondo partito della coalizione (con un 12% di preferenze)e riesce ad ottenere diverse cariche nell'esecutivo. Ne entrano a far parte: Gianfranco Fini (come vicepresidente del Consiglio e, dal 18 novembre 2004 , anche ministro degli Esteri), Altero Matteoli (ministro dell'Ambiente), Maurizio Gasparri (ministro delle Comunicazioni), Gianni Alemanno (ministro delle Politiche agricole), Mirko Tremaglia (ministro per gli Italiani nel mondo).
In questi anni il leader Fini tenta nuovamente l'apertura al centro, cercando di abbandonare la propria origine di partito di destra post-fascista. Condanna apertamente il fascismo e il nazismo , in un viaggio in Israele , definendoli - in riferimento alla tragedia dell' Olocausto - come il "male assoluto del XX secolo ". Queste nuove posizioni portano Alessandra Mussolini, nipote del leader fascista Benito, ad abbandonare An e a fondare una nuova formazione, Alternativa Sociale, in cui si raccoglieranno anche altri movimenti neo-fascisti.
Nel corso dell'azione di governo, An si contraddistingue nella elaborazione di una nuova legge per combattere e controllare l'immigrazione clandestina, la cosiddetta Legge Bossi -Fini , che prevede l'estradizione dei clandestini dopo un periodo nei Centri di permanenza temporanei.
Alle Regionali del 2005 arriva il primo vero terremoto del governo di Berlusconi. La CdL riesce a conquistare solo due regioni, è crisi. L'UDC minaccia di ritirare i suoi ministri dal governo, qualche giorno dopo lo farà anche An. Berlusconi è costretto a dimettersi e a formare un nuovo esecutivo: Fini, Matteoli, Alemanno e Tremaglia rimangono al loro posto, Mario Landolfi prende il posto di Gasparri alle Comunicazioni e Francesco Storace , reduce della sconfitta elettorale alla presidenza della Regione Lazio , viene nominato ministro della Salute, al posto di Girolamo Sirchia .
Uno degli ultimi atti del Governo di centrodestra è l'approvazione di notevoli riforme costituzionali nel segno della devoluzione dei poteri dallo Stato alle Regioni , il federalismo .
La " devolution ", cavallo di battaglia della Lega Nord , viene approvata in via definitiva il 17 novembre 2005 con il voto favorevole di An come di tutta la Cdl . L'approvazione di questa nuova Costituzione suscita le dimissioni dal partito di Domenico Fisichella , storico fondatore e padre spirituale di Alleanza Nazionale, contrario alla riforma. La quale, in ogni caso, non verrà applicata perché respinta dal referendum costituzionale del 2006 .
In occasione dell' elezioni politiche del 2006 , considerate poi le precedenti sconfitte elettorali, si tentano nuove soluzioni per riacquistare consensi. Inizialmente si pensa di agire attraverso il sistema delle primarie, come quelle programmate dal centrosinistra guidato da Romano Prodi, per individuare il leader della coalizione. Poi, approvata la nuova legge elettorale proporzionale, e nell'imminenza dell'elezioni, Fini e Casini propongono che non dovrebbe essere Berlusconi il candidato premier, ma chi all'interno della coalizione otterrà più voti. Il leader di FI definirà questo approccio l'attacco a tre punte. La nuova strategia non cambierà la situazione: i rapporti di forza nella coalizione risulteranno essenzialmente gli stessi e la Cdl perde anche le elezioni, seppur per pochi voti alla Camera dei deputati e per due seggi al Senato . Il risultato elettorale di Alleanza Nazionale riconferma la sua posizione di seconda forza del centrodestra e di terzo partito in Italia ottenendo 4,7 milioni di voti (12,3%) alla Camera e 4,2 milioni al Senato (12,4%).

 

 


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