Essere Vincenzo Nibali, essere un campione umano

Quando Nibali annuncerà il ritiro, il ciclismo italiano perderà il suo più grande campione dai tempi di Marco Pantani.

Nibali

Un campione umano. Non un marziano, non una sfinge. Un uomo che in bicicletta va fortissimo. E in bicicletta ha vinto tutto. Ma proprio tutto quello che un ciclista professionista può pensare di vincere in base alle proprie caratteristiche (per il palmares rivolgersi a Wikipedia), tranne il Mondiale (più per sfortuna che per altro e poi non è ancora detto). Questo è Vincenzo Nibali, che anche oggi metro dopo metro ha saputo emozionare. Come fanno i campioni d’altri tempi, si direbbe in un’espressione un po’ abusata. Quei ciclisti che cercano più l’emozione che la ragione. E vincono portandoti all’emozione.

Perché, in fondo, è questa la qualità preziosa che ha Nibali: sa vincere facendo emozionare. Sa vincere, costringendo il tifoso a sospingere, idealmente, la bicicletta su cui c’è lo Squalo, soffrendo centimetro dopo centimetro, mentre le ruote mettono alle spalle pendenze arcigne, interminabili.

È stato così tante volte, inutile fare l’elenco, ed è stato così oggi. Ma forse oggi è stato ancora un po’ di più, se permettete. Nibali è arrivato all’ultima tappa alpina di un Tour de France per lui faticoso, in cui “aveva le gambe vuote”, come ha lasciato intendere più di una volta. Una condizione di fronte a cui un ciclista può fare davvero poco. Perché puoi essere campione, ma resti un essere umano. Meglio ritirarsi, hanno sussurrato i soliti tecnici adusi all’analisi. Meglio una resa onorevole che proseguire nelle retrovie insieme ai gruppetti di ritardatari, attenti a non finire fuori tempo massimo. E invece quelle gambe, all’ultima curva della storia del Tour 2019, si sono riempite di nuovo. Più di orgoglio che di reale energia. E quelle gambe, nonostante la stanchezza accumulata, hanno trovato la forza di spingere la bici lungo gli interminabili 33 chilometri dell’arrivo fissato a Val Thorens.

Ecco in questi giorni ci sono state tante critiche, per carità cosa legittima. Anche se in certi casi sarebbe opportuno che siano più ragionate e ragionevoli. Ma un fatto è certo: quando Nibali annuncerà il ritiro, il ciclismo italiano perderà il suo più grande campione dai tempi di Marco Pantani. Un campione da cui ci si può aspettare tutto, anche quando sarebbe giusto non chiedere più niente.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI