Sul Tav, i 5 Stelle sono nella situazione lose-lose

Il M5S quindi si trova di fronte a due scelte, entrambi devastanti. È stata fatta quella che garantisce la sopravvivenza

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Prima doveva capitare di capitolare. Il Movimento 5 Stelle sul Tav si trovava nella tipica soluzione lose-lose. O per dirla in termini più spiccioli, “come la fai sbagli”. Il via libera del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, era scontato per vari fattori, non ultima la valutazione politica: il suo “no” avrebbe armato la mano di Matteo Salvini per arrivare alla crisi di governo.

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Le due opzioni (perdenti) dei 5 Stelle sul Tav

Il M5S quindi era di fronte a due scelte, entrambi devastanti: archiviare l’esperienza di governo, arrivando alla sfiducia. Per semplicità potrebbe essere definita la soluzione estrema per salvaguardare la coerenza del No-Tav. Ma l’opzione sarebbe suicida per tre motivi: porterebbe alle elezioni e alla più che probabile vittoria del centrodestra, che al primo giorno utile farebbe continuare i lavori dell’Alta Velocità; sarebbe la bomba che porta al dimezzamento della rappresentanza parlamentare in una nuova legislatura; non garantirebbe il recupero di alcun voto, perché ormai il messaggio è passato. Insomma, la tutela della purezza delle origini avrebbe un prezzo altissimo.

La scelta compiuta da Luigi Di Maio, però, non è stata priva di conseguenze: salvare il governo, accettando in sostanza che i lavori del Tav proseguano con i voti di tutti gli altri partiti in Parlamento (tranne alcuni esponenti del gruppo di Leu), vuol dire subire una pesantissima battuta d’arresto. Agitare il voto in Aula come mezzo per ribadire la contrarietà al Tav è il velo dietro cui si prova a nascondere la resa. Ma più che un velo è un fazzoletto che deve rivestire un armadio. D’altra parte questa soluzione consente di portare avanti l’esperienza di governo, nell’auspicio che il tempo possa lenire la batosta, magari con l’approvazione di altri provvedimenti bandiera, vedi il salario minimo.

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Tav e Movimento: più identità che realtà

La questione del Movimento 5 Stelle è principalmente identitaria: la nascita stessa del Movimento è legata alla battaglia No Tav, che portò “i grillini” (all’epoca aveva un senso definirli così, oggi un po’ meno) a ottenere un incredibile (almeno allora) 4% alle Regionali del 2010, tanto che furono accusati di aver favorito la vittoria di Roberto Cota contro Mercedes Bresso. Alcuni esponenti, come il parlamentare Alberto Airola e la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, sono volti noti della militanza No-Tav. La contrarierà all’Alta Velocità Torino-Lione è quindi un aspetto di grande valore simbolico. Ma nella realtà non ha un effettivo impatto: gli elettori fanno probabilmente fatica (a torto a ragione, non importa) a comprendere tanto frastuono intorno all’opera. Le priorità, per loro, sono ben altre.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI