Il sindaco di Bibbiano è indagato per il reato che Salvini vuole cancellare. Eppure…

La storia di per sé è già tragica. Ma tocca analizzare anche un aspetto di comunicazione: la vicenda di Bibbiano si sta trasformando in una mastodontica operazione di trasfigurazione della realtà

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Il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, è indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Questo è il dato reale. È indagato per quel reato che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e la Lega vogliono cancellare. Insomma, l’esponente del Partito democratico non c’entrerebbe, stando ai fascicoli, con il sistema terribile di bambini sottratti alle famiglie per darli in affidamento ad altre. Avrebbe assegnato alla onlus “Hansel e Gretel” un servizio senza seguire le giuste procedure. Sia chiaro, sarebbe comunque una violazione della legge. Ma molto meno grave rispetto alle altre persone coinvolte.

Le indagini devono ovviamente andare avanti e un processo dirà chi sono i colpevoli. Ma di fronte a una notizia scioccante, è scattato un meccanismo di propaganda che, indipendentemente dal giudizio, è destinato a restare nella storia. Sì, perché il Pd viene accusato addirittura di essere responsabile politicamente di questa vicenda. Il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, continua a parlare di “partito di Bibbiano”, riferendosi ai dem, come se ci fosse una colpa specifica del partito guidato da Nicola Zigaretti.

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Trasfigurazione della realtà

La storia di per sé è già tragica. Ma tocca analizzare anche un aspetto di comunicazione: la vicenda di Bibbiano si sta trasformando in una mastodontica operazione di trasfigurazione della realtà. Il coinvolgimento del sindaco nell’inchiesta è stato stravolto a piacimento: basta che il suo numero figuri tra gli indagati, non importa il motivo, e se parte lo spin di massa sulle “colpe” del Pd è difficile fermare la macchina.

In questo caso non si tratta di difendere una parte politica o un’altra (il discorso sarebbe stato lo stesso se il primo cittadino di Bibbiano fosse del M5S o della Lega): serve stabilire un principio di verità. Che, evidentemente, non ha più un valore in sé: conta quello che produce la propaganda. Se ci fosse la volontà di attenersi ai fatti, Salvini avrebbe dovuto difendere Carletti, “colpito” (almeno nella fase di inchiesta) da quel reato che vuole eliminare.