Mille e una litigata, perché il governo è sempre sul limite ma Salvini non cerca la crisi

Il motivo vero è noto solo al diretto interessato, ma il leader leghista ha capito che gli italiani non vogliono votare per l'ennesima volta

Embed from Getty Images

Finita la rassegna stampa mattutina, densa di tensioni e scontri, con tanto di previsioni sulla fine del governo e sulle elezioni anticipate, la prima cosa da pensare è: su cosa voleranno stracci, oggi? Ci sarà il grande classico dell’Autonomia? Il processo a un leghista (domani è probabile, perché ci sarà la sentenza sul viceministro dell’Economia Garavaglia)? Ci sarà un litigio new entry? Oppure si litiga su come abbassare le tasse?

Perché sul punto sono tutti d’accordo, sul come un po’ meno e sulle modalità di reperimento delle risorse nessuno sa niente. Nemmeno al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il governo è ormai quello di mille e una litigata. Salvo poi leggere una delle tante agenzie. “Il governo? Dura altri 4 anni”. A quel punto meglio non chiedere come si pensa di farlo andare avanti, perché potrebbe scattare un’altra lite (scherzo, ma non troppo).

Embed from Getty Images

Un governo equilibrista

Un elemento è chiaro, innegabile nella maniera più assoluta: il governo Conte è sempre sul limite del baratro, oltre il famoso orlo della crisi di nervi (per i cultori della materia, diciamo che il governo Prodi che andava da Mastella a Turigliatto al confronto era una muraglia in cemento armato). L’esecutivo Lega-5 Stelle si muove come un equilibrista su una corda, ma un equilibrista alla primissima esperienza: resta in piedi e nemmeno lui sa come. Un po’ come l’aforisma sul calabrone che non potrebbe volare, eppure lo fa. Così tutti (ma proprio tutti) sono lì pronti a scandire: “Ve lo avevo detto che sarebbe caduto”. Invece no. È lì che resiste e promette, ancora, di durare altri 4 anni.

Embed from Getty Images

E allora perché non si vota?

Quindi scatta una domanda, inevitabile. Perché Salvini non soffia (perché questo basterebbe) e fa cadere l’equilibrista? Perché non cerca la crisi di governo, che – diciamolo – i pretesti abbondano? Il motivo vero è noto solo al diretto interessato, che regge all’urto della base leghista pronta a tornare al voto spingendo il loro leader a Palazzo Chigi. Il ministro dell’Interno, però, resta convinto: niente urne. Una delle ragioni, e siamo nel campo delle supposizioni, è che gli italiani non vogliono votare. Già lo hanno fatto. Sono stanchi e in fondo hanno un governo che gode del gradimento di oltre 50% degli elettori. Il ritorno alle urne potrebbe rivelarsi addirittura una trappola.

Embed from Getty Images

Autonomia, ora o mai più

Poi c’è un altro livello, più pratico. Salvini può conseguire alcuni risultati solo con l’alleanza con il Movimento 5 Stelle. Pensiamo all’Autonomia: la Lega riuscirebbe a portare a casa una riforma seduta al tavolo con il potenziale alleato di un nuovo governo, ossia Fratelli d’Italia? Immaginate che Giorgia Meloni possa concedere qualcosa alle regioni del Nord, a danno delle sue roccaforti elettorali? Suvvia, siamo seri. Molto meglio trattare con il M5S indebolito dalle Europee. È vero che anche Di Maio sta facendo qualche resistenza, d’altra parte il Movimento è in questo momento un interlocutore più debole. Insomma, l’Autonomia si fa ora o mai più.

Salvini sposta la sede della presidenza del Consiglio

Sulla stessa falsariga si procede sulle altre misure, la Lega può alzare le richieste, battere i pugni sul tavolo e sfruttare la maggiore capacità di muoversi al governo, incassando l’aumento dei consensi. Del resto, Salvini si muove già da presidente del Consiglio. Tanto da convocare al Viminale le parti sociali per un incontro svolto nella sala che un tempo (fino al 1961) era usata per i consigli dei ministri. Prima di traslocare a Palazzo Chigi, Salvini ha fatto traslocare la sede del presidente.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI