Per favore basta: per fare i giudici non bisogna farsi eleggere

Molto semplicemente, come spiegherebbe un bignami del diritto, esiste la suddivisione dei poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario

Sembra una cosa strana dover scrivere dei principi basilari della Costituzione repubblicana, oggi, nel 2019. Perché alcuni punti dovrebbero essere assunti come base, principi ineludibili. E invece no. Tocca spiegare che in un sistema democratico non esiste solo chi ha vinto le elezioni e ha ottenuto i numeri per la maggioranza parlamentare. Diciamolo, anche alta voce, basta con il motivetto “allora si faccia eleggere”, tanto caro ai vicepresidenti del Consiglio, Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Magari nell’era del “tutto facile”, dello slogan perpetuo è un argomento complesso (ma dai nemmeno troppo, alla fine), che vale la pena riproporre: la democrazia è un sistema che prevede dei contrappesi per evitare che un potere possa avere il sopravvento. E questo meccanismo non può contemplare sempre il giudizio elettorale. Per una ragione semplice e qui serve un esempio: il diritto non può assecondare gli umori del popolo. Altrimenti siamo al “Gesù o Barabba” in pubblica piazza. Ricordiamo come è andata a finire?

Un bignami: la suddivisione dei poteri

Molto semplicemente, come spiegherebbe un bignami del diritto, esiste la suddivisione dei poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario. Ora, diciamolo senza troppa retorica, già il potere legislativo, teoricamente appartenente al Parlamento, è finito ostaggio del governo, titolare del potere esecutivo. Di qualsiasi governo, sia chiaro. I parlamentari, nella gran parte dei casi, si limitano a esaminare i decreti legge approvati nel Consiglio dei ministri. E spesso nemmeno hanno margine di intervento perché – per ragioni politiche – viene posta la questione di fiducia che silenzia qualsiasi confronto. A volerla vedere con un’ottica un tantino più seria, questa è già una cosa molto grave. Non cito Flaiano, ma ci siamo capiti.

Ma sul potere giudiziario va ancora peggio, quando viene messa in discussione l’indipendenza della magistratura. Dire a un magistrato (in carica nella sua funzione, ovviamente): “Deve farsi eleggere” è una frase che infrange la base su cui regge la Costituzione italiana (in molte occasioni citata a vanvera). Ora questo non significa la santificazione della magistratura, perché le cronache raccontano di scempi vari. Vuol dire che certe intemerate sono gravi, come sopra (chissà se non di più).

La regola della democrazia

E c’è ancora un altro aspetto. “Allora si faccia eleggere”, “vinca le elezioni” e amenità varie sono rivolte a esponenti di organismi indipendenti (per esempio presidenti di Autorità italiane e internazionali, della Banca d’Italia e di organizzazioni tipo le Nazioni Unite). Ecco qui non entriamo nel dettaglio della democrazia, che diventa troppo complesso, ma siamo nel territorio del buonsenso: affidereste alle elezioni la nomina, per esempio, del governatore della Banca d’Italia? Cosa accadrebbe? Forse ci sarebbe una campagna elettorale promettendo agli italiani di regalare i forzieri d’oro al popolo. Sai che divertimento O magari una bella campagna elettorale per nominare il segretario generale dell’Onu. Sai che spasso. Per questo, davvero, basta: ci sono figure che non devono essere elette per svolgere il loro ruolo. E quel ruolo che ha lo stesso valore di chi viene eletto. Perché è la regola della democrazia.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI