Sotto Tiro: non solo un libro sulle armi, ma sulla sicurezza

Perché un libro sulle armi in Italia? Ci sono altre priorità, no? L’economia, il lavoro, l’ambiente. La sicurezza. Ecco questo è il punto di caduta. Sotto Tiro è un libro che ho scritto con una certezza: parlare della diffusione di armi riguarda la sicurezza. Sì, proprio quella sicurezza su cui, tanto per fare un nome, Matteo Salvini, e tanto per indicare un partito, la Lega, stanno costruendo un impero di consenso. Quanto sia duraturo non è dato saperlo. Ma è certo che l’incessante comunicazione sulla sicurezza abbia prodotto effetti. La lettura è in questo caso l’esatto contrario del messaggio salviniano. E bisogna capire che troppe pistole e fucili in giro sono una minaccia. L’esatto contrario del mood degli ultimi anni, secondo cui bisogna appaltare la sicurezza ai cittadini mettendo una pistola in casa. Il progetto recondito della riforma della legittima difesa.

Armi e sicurezza: un paradigma rovesciato

Insomma, il paradigma delle armi come strumento di difesa va rovesciato. Ma non per un capriccioso puntiglio ideologico. La questione è scritta nei numeri, e in quei numeri ci sono storie personali. Drammi. Semplicemente: persone uccise da armi legalmente detenute. È un tema di vita vera, comune, non un’astrazione. È sangue vero, insomma, quello versato da chi resta ucciso con un’arma. Oppure si toglie la vita con quella pistola che pure era stata presa per garantirsi “la sicurezza”. Pensate un po’, il presunto strumento di sicurezza diventa mezzo di morte. I dati saranno anche noiosi, ma nel libro evidenziano un fatto inoppugnabile: i delitti di prossimità commessi con armi da fuoco (legalmente detenute) rappresentano una piaga sociale. Lo spiega bene Giorgio Beretta, analista dell’Opal:

Nel 2017 vi sono stati più di 40 omicidi effettuati con armi legalmente detenute. Ciò significa che gli omicidi compiuti con armi a disposizione di legali detentori e loro famigliari rappresentano quasi un terzo di tutti gli omicidi compiuti con armi da fuoco, sono molto di più di quelli compiuti (con ogni mezzo) per rapine e sono di poco inferiori alla media di omicidi per mafia.

Le morti per armi da fuoco

Uno dei problemi è legata all’interpretazione di queste tragedie, che vengono viste come singoli episodi di cronaca. Non c’è un impegno a mettere insieme i fatti e descriverli come un fenomeno sociale. Un marito che uccide la moglie, esplodendo vari colpi di pistola, non è una monade, bensì è un evento che si inserisce in un quadro più grande. Quello connesso al possesso di armi, che in Italia è molto più comune e agevole di quanto si creda (oltre un milione e trecentomila persone hanno una licenza per possedere pistole e fucili). È vero che non siamo gli Stati Uniti, ma è altrettanto vero che “il sogno americano” (armato) popola le notti di una certa classe politica.

Ecco, per semplificare si può dire che Sotto Tiro sia un libro sulle armi. In realtà è qualcosa di più: è un libro sulla sicurezza. Sociale e personale.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI