Verso lo schianto volontario, con vista sull’Italexit

Siamo davvero prossimi allo schianto e dobbiamo prenderne atto: è una scelta in un certo senso consapevole

A tutta velocità verso un muro. Per vedere chi frena prima tra l’Italia e il resto dell’Unione europea. Magari senza l’intenzione reale di fermarsi prima dello schianto; mentre chi è a bordo guarda il panorama, pensando a un futuro migliore. Solo che l’impatto sarebbe totale per uno dei due “concorrenti” alla sfida mortale, ossia l’Italia, per l’altro – l’Ue – ci sarebbe un colpo duro, molto duro, ma attutito.

L’immagine di quanto sta accadendo è grossomodo questa, a venti giorni da una procedura di infrazione dell’Unione europea per debito eccessivo. Un evento unico nella storia, dalle conseguenze inimmaginabili. Il preludio di un commissariamento di fatto dell’economia o comunque di una guerra totale con l’Europa, con vista sull’Italexit. Eppure si procede, a tutta velocità, facendo sfoggio di ottimismo e continuando a fare promesse di misure costose, mentre i dati economici continuano a dipingere un quadro deprimente.

Crisi di governo latente

Dopo un anno di governo gialloverde non si intravedono grossi risultati. L’Istat, presieduta da Blangiardo (non proprio un nemico dell’alleanza Lega-5 Stelle), dice che ci sono il 65% di possibilità di una nuova recessione nella seconda parte del 2019. E come se non bastasse, il clima di pre-campagna elettorale, di una crisi di governo latente (e snervante), accresce la preoccupazione sulla tenuta del sistema italiano. La responsabilità, tante volte invocata, è andata in ferie anticipate. Perché in questa fase storica non paga in termini elettorali.

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Schianto e Italexit consapevole

Siamo davvero prossimi allo schianto, insomma, e dobbiamo prenderne atto e le cinture di sicurezza servono a poco: è una scelta in un certo senso consapevole. Perché gli elettori, piaccia o meno, hanno premiato la linea di Matteo Salvini e della Lega. Una linea che non teme uno scenario da Italexit, come testimonia la presenza in Parlamento di fieri antieuropeisti

Bisogna perciò immaginare le conseguenze peggiori da un punto di vista socioeconomico: una rottura netta con il passato con effetti davvero imprevedibili. Lo schema è nuovo e occorre accettarlo, nonostante tutto. Perché questo vuol dire il sostegno di tanti italiani al ministro dell’Interno: l’idea che in fondo la fuoriuscita dall’Europa “cattiva” non sia così malvagia, a fronte di un “rassicurante” ritorno a un passato (che non può tornare). Nonostante l’insegnamento della Brexit.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI