Un nuovo antifascismo contro il “nuovo” fascismo

Non è pensabile girarsi dall'altra parte o fare spallucce di fronte alla rabbia e alla violenza che sono alla centro di un linguaggio politico rabbioso e ormai sdoganato

La maglietta insanguinata dopo l’aggressione (foto tratta da Facebook)

Un’aggressione fascista in piena regola. Solo perché dei ragazzi indossavano delle magliette “antifasciste”, che poi era la “maglietta del Cinema America”. Nemmeno qualcosa che evocasse falce e martello. Una roba nauseabonda e davvero preoccupante. E non è una generica preoccupazione, perché di fronte a certi episodi è scontata. Generica, appunto. La questione è molto seria: e non da poche ore. L’escalation fascista, nella mentalità, indica una deriva da contrastare: ed è in atto da anni, ormai, e per troppo tempo si è fatto finta di non vedere. Gli episodi sono stati ridimensionati, derubricati a semplici incidenti.

L’aggressione a Roma ai ragazzi del Cinema America

Il racconto di uno dei giovani aggrediti a Roma è raccapricciante, perché potrebbe accadere a chiunque. Essere picchiati per una maglia simbolica, per aver partecipato a un evento, a una manifestazione. Immaginate di aver visto un film o magari aver presenziato a un concerto e subire un’aggressione perché magari il cantante è antifascista. Di fronte a questo la risposta deve essere rigorosa e seria: gli attestati di solidarietà e l’indignazione sono il minimo sindacale. Tuttavia, dinanzi alla riemersione del fascismo, in forme nuove (ma uguali in alcuni elementi fondanti), è necessario anche un antifascismo in grado di adeguarsi ai cambiamenti sociali. Un nuovo antifascismo, che suona come uno slogan ma che rappresenta una necessità.

Una risposta antifascista

E prima di tutto bisogna smetterla di minimizzare, di fare finta che non ci siano dei problemi, perché l’antifascismo non si pratica solo negli eventi pubblici, ma anche e soprattutto nel quotidiano. Non è possibile accettare ancora il linguaggio incendiario di chi attizza il fuoco dell’odio, che poi divampa in situazioni imprevedibili. Non è pensabile girarsi dall’altra parte o fare spallucce di fronte alla rabbia e alla violenza che sono alla centro di un linguaggio politico rabbioso e ormai sdoganato. Un linguaggio che non è solo esercizio del politicamente scorretto, ma che in realtà contiene prevaricazione e intolleranza: una miscela perfetta per l’odio. Che poi si riversa nelle strade, colpendo giovani “colpevoli” di indossare una maglietta.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI