Primarie Usa, chi sono i candidati democratici che vogliono sfidare Donald Trump?

Sono 24 e, forse, sono troppi. Considerato che Trump è già in clima da campagna elettorale ed ha già raccolto 100 milioni di fondi per la sua rielezione.

Kamala Harris / Facebook

Manca ancora più di un anno all’appuntamento che eleggerà il nuovo Presidente degli Stati Uniti. L’appuntamento è fissato per il 3 novembre 2020 e, sebbene la strada sia ancora lunga, dalle parte dei democratici il fermento è notevole. Al momento sono ben 24 i candidati ufficialmente in corsa. Un mix di volti noti e gente semisconosciuta al grande pubblico, che però ha già registrato almeno due record interessanti: il più alto numero di donne e il più alto numero di candidati non bianchi in corsa.

Aggiornamento: la Democratic National Convention ha annunciato la lista di candidati alla nomination del partito Democratico che si sono qualificati per partecipare ai primi dibattiti della stagione elettorale. Della lunga lista solo 3 non si sono qualificati. Il motivo è quello di non aver raggiunto i criteri minimi richiesti, cioè l’aver ottenuto almeno l’1% delle preferenze in tre sondaggi d’opinione oppure l’aver ricevuto donazioni da almeno 65.000 persone (con la necessità di ricevere donazioni da parte di almeno 200 persone in 20 Stati).

Tanto entusiasmo basterà? Nella storia recente degli Stati Uniti gli americani hanno sempre dato fiducia al presidente in carica per un secondo mandato. E’ successo con gli ultimi tre: Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama. L’unica eccezione relativamente recente è quella di Bush senior, preceduto comunque da un altro presidente che aveva conquistato la Casa Bianca due volte più di 35 anni fa, Ronald Reagan.

La statistica, dunque, dona a Donald Trump buone possibilità di essere rieletto. Nonostante la sua presidenza burrascosa e un indice di gradimento tra i più bassi che si riesca a ricordare. Peggio di lui, dopo quasi due anni di mandato, solo Jimmy Carter.

Chi sono i candidati alle primarie repubblicane?

Trump è automaticamente candidato alle primarie del suo partito. Al momento c’è solo un altro candidato iscritto, Bill Weld, ed è probabile che non darà troppe preoccupazioni al presidente in carica. I motivi sono semplici: primo perché Trump è talmente popolare che recuperare il gap sarebbe impossibile; secondo perché Trump sta già pensando alle vere elezioni e ha già iniziato a raccogliere i fondi per la sua campagna elettorale. Al momento, e questo rende bene l’idea del suo vantaggio su tutti gli altri pretendenti, ha già raccolto più di 100 milioni di dollari.

Chi sono i candidati alle primarie democratiche?

Come dicevamo sono un nutrito gruppo di 24 persone. L’ultimo ad entrare in pista è stato il sindaco di New York, Bill De Blasio. Ci sono poi Beto O’Rourkes, Kamala Harris e Elizabeth Warren, personalità importanti e note del partito. Ma forse non quanto due veri big: l’ex vicepresidente Joe Biden e il senatore Bernie Sanders.

Beto O’Rourke è stato deputato per il Texas dal 2013 al 2019. Nel 2018 ha tentato l’ingresso in Senato, battendosi contro Ted Cruz. La sua ascesa è stata fermata da solo il 2% di scarto, ma il suo carisma è rimasto come uno dei tratti più riconoscibili e popolari della sua corsa.

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Kamala Harris è una senatrice della California, che ha ricoperto diversi ruoli importanti nel suo stato. Per sei anni procuratrice generale della California e precedentemente procuratrice a San Francisco. Una carriera che potrebbe risultare decisiva in queste elezioni, visto che mai come questa volta la California avrà un peso enorme nella scelta del candidato. Ma ci arriviamo.

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Elizabeth Warren è stata la prima democratica tra i più noti del partito ha annunciare la sua candidatura. Stimata senatrice del Massachussets, la Warren è stata strenua sostenitrice di Hillary Clinton nelle passate elezioni e, ovviamente, acerrima nemica di Trump. Su Twitter i due se la sono date spesso di santa ragione. Peccato che la dialettica della Warren si sia dovuta scontrare con lo sberleffo di Trump. La senatrice, infatti, ha rivendicato talmente tante volte le sue origini cherokee – addirittura attraverso un test del DNA che si è poi rivelato un autogol in termini comunicativi – che il presidente le ha affibbiato il soprannome di “Pocahontas”.

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Joe Biden è stato al fianco di Barack Obama durante la sua avventura alla Casa Bianca. E’ un volto notissimo e apprezzato sia dall’establishment del partito, sia da buona parte degli elettori democratici. A suo favore c’è il grande vantaggio di essere probabilmente il volto più noto dei 24, e il fatto che, dopo le spericolate improvvisazioni dell’era Trump, una figura che conosce bene la macchina presidenziale potrebbe essere sufficientemente rassicurante da conquistare il benestare degli elettori.

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Bernie Sanders, infine, è il senatore del Vermont che ha dato filo da torcere a Hillary Clinton nelle ultime primarie disputate. Forse nemmeno questa volta riuscirà a conquistare la candidatura, ma ha dalla sua parte parecchi punti a favore. Il primo è certamente la capacità di far breccia nell’elettorato più giovane. Nonostante la sua età – se fosse eletto presidente entrerebbe alla Casa Bianca alla soglia degli 80 anni – è apprezzatissimo dai più giovani e, a distanza di 4 anni non ha esaurito il suo fascino sugli elettori democratici. A dire il vero, ha fatto anche qualcosa di più: di fatto ha spostato sui suoi temi e sulle sue posizioni, molti dei temi di discussione del Partito democratico.

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Tutto qui? No, ci saranno di sicuro delle sorprese tra i volti semisconosciuti – almeno da noi – dei candidati dem. Tra questi, per esempio, Pete Buttigieg. La sua storia è interessante: è il sindaco di una città di appena 100mila abitanti, è un veterano militare e sarebbe il primo presidente apertamente gay in corsa. Il Washington Post lo aveva notato già nel 2014, quando lo aveva definito “il sindaco più interessante di cui non si è mai sentito parlare”.

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Perché la California è così importante?

Il calendario delle primarie è così definito: s’inizia, come da tradizione, con i caucus dell’Iowa il 3 febbraio. Poi New Hampshire, l’11, il Nevada, il 22, e il South Carolina, il 29. Il 3 marzo arriva il Super Tuesday, il giorno in cui contemporaneamente diversi stati organizzeranno le primarie. Tra questi, per la prima volta ci saranno anche California e Texas. Questo vuol dire che la California, che assegna un gran numero di delegati, diventerà uno stato cruciale. Se prima infatti le primarie del Golden State si svolgevano a giugno – dunque quando ormai i giochi erano quasi chiusi – ora si voterà a marzo, cambiando di molto le dinamiche elettorali. Per farla breve: a marzo tutti i candidati saranno ancora in lizza, a giugno ci sarebbe stata invece una naturale scrematura. Questo costringerà tutti ad una campagna estenuante e costosa. La California è uno stato vasto e composto da un elettorato eterogeneo (e ultimamente sempre più mutevole). Fare campagna elettorale lì vuol dire per i meno noti esaurire le casse della campagna elettorale in fretta. Per i favoriti, invece, dover spartirsi i delegati con troppi contendenti. Con il rischio di arrivare alla convention senza una maggioranza solida ai danni di loro stessi e della futura leadership.

Le lista completa di tutti i candidati democratici:

  • Michael Bennet
  • Joe Biden
  • Bill de Blasio
  • Cory Booker
  • Steve Bullock
  • Pete Buttigieg
  • Julián Castro
  • John Delaney
  • Tulsi Gabbard
  • Kirsten Gillibrand
  • Mike Gravel
  • Kamala Harris
  • John Hickenlooper
  • Jay Inslee
  • Amy Klobuchar
  • Wayne Messam
  • Seth Moulton
  • Beto O’Rourke
  • Tim Ryan
  • Bernie Sanders
  • Eric Swalwell
  • Elizabeth Warren
  • Marianne Williamson
  • Andrew Yang
Giacomo Rossi

Informazioni su Giacomo Rossi

Ha i suoi principi. Non ha mai venduto armi, droga o cibi dietetici. In compenso si occupa di comunicazione. E questo non lo fa sentire meno colpevole. Twitter: @instagiac