Mi si nota di più se dico che vado? Il balletto di Conte

Il Conte dichiaratamente populista è sostituito da un Conte un filo più europeista, "filo mattarelliano"

Oggi giorno ha il suo (pen)ultimatum. Il presidente del Consiglio, infatti, fa sapere a mezzo stampa, con colloqui più o meno informali, di non aver sciolto la riserva. Lo dice alle principali testate, alle firme più importanti (anche se oggi ha diffuso una nota di smentita). Attende ancora segnali dai suoi due vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dopo la conferenza stampa alla nazione, ci informa l’inquilino di Palazzo Chigi. Ma da una parte c’è il Giuseppe Conte pubblico manifesta piena sintonia con i sostenitori del suo governo (“andiamo avanti”), ma poi c’è il Giuseppe Conte privato sussurra ai notisti politici il suo malumore. Si fa notare di più dicendo che potrebbe andarsene. Cerca di dare un segnale di autonomia sventolando l’arma delle dimissioni.

Il populista europeista

Il suo è un “balletto strategico”, per rispondere alla linea imposta dalla Lega e dal suo leader. In questo modo il presidente del Consiglio ricalca la sua importanza, la necessità di restare in sella per garantire una buona trattativa con l’Europa. “Ho già evitato la procedura di infrazione una volta“, si è vantato con i cronisti Conte, appena qualche ora fa. Però, in quella fase della legislatura (sì, è vero, erano solo pochi mesi fa) era ancora dichiaratamente populista (“Io rivendico la natura populista di questo governo che sa essere accanto ai cittadini”, diceva nell’ottobre 2018). Adesso è un po’ più europeista, un filo meno populista, anzi “filo mattarelliano”, come è stato riportato dai giornali, facendo un po’ irritare Mattarella, che proprio non vorrebbe “fili” politici.

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La macchia nella storia

Il nuovo Conte privato, quello che racconta sottovoce le sue perplessità, è in realtà turbato da un’eventualità, grave. Non c’entra solo la comunicazione: potrebbe finire nella storia come il primo presidente del Consiglio responsabile di una procedura dell’Unione europea per debito eccessivo. Una macchia indelebile sul suo curriculum. Ecco perché è iniziato il mantra del “lascio se non ho autonomia”, lo “si nota di più se dice che se ne va”.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI