Il Paese che insulta Falcone e Borsellino (sulla tv pubblica)

Servirebbe capire cosa ha prodotto tutto questo: anche senza ribalta mediatica c’è una certa mentalità del "se l'è cercata"

Il Paese in cui anche due eroi antimafia se “la sono cercata”. In Tv, sui canali della Rai. Due esempi, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insultati. L’episodio avvenuto durante la trasmissione Realiti di Enrico Lucci è di rara gravità, anche perché il servizio pubblico ha dato voce a un’idiozia di dimensioni indescrivibili. “Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro”, ha detto il cantante neomelodico siciliano, in arte Scarface. Una vicenda dai tratti surreali per il senso delle parole pronunciate, che è inaccettabile addirittura come un’estrema provocazione. Perciò la ricerca dei freak da mandare in video va limitata: il rischio è di generare mostri del genere.

Gli Scarface d’Italia

La sacrosanta “censura” in Rai di siffatti personaggi è il minimo sindacale, perché la tv pubblica non può consentire visibilità a chi diffonde zaffate di messaggi proto-criminali. Eppure c’è un problema, non proprio trascurabile, che va oltre il perimetro di viale Mazzini. Questo messaggio esiste in parte del Paese. Anche se non viene mandato in diretta. È il meccanismo del “se l’è cercato”, che vediamo a ogni livello. In un certo senso con Roberto Saviano avviene la stessa cosa; peraltro l’autore di Gomorra è “colpevole” di un impegno civile e politico (seppure senza indossare casacche di partito). Hai scritto quel libro? “Allora ti prendi il dolce e l’amaro”, direbbe Scarface. E così altri Scarface in giro per l’Italia. Le responsabilità non sono di chi commette reati, ma di chi li subisce o addirittura tenta di contrastarli. Una follia.

Dunque, da un lato evitare lo sdoganamento di certe figure è una necessità: non devono avere alcuna cassa di risonanza; dall’altro non si può fingere di non vedere l’esistenza sociale del problema. Una piaga profonda che bisognerebbe arginare. E servirebbe capire cosa ha prodotto tutto questo. Perché anche senza ribalta mediatica c’è una certa mentalità, forse in questo caso davvero estrema (prendere di mira Falcone e Borsellino è impensabile), ma che non può essere ignorata. Insomma, c’è gente in giro che pensa e dice queste cose: e non possiamo negarlo.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI