Noa Pothoven non ha ottenuto l’eutanasia

La notizia della giovane olandese morta in casa domenica scorsa è stata accostata alla pratica dell'eutanasia, ma le cose sono andate diversamente

Oggi molti giornali italiani hanno dedicato parte delle loro prime pagine alla storia di Noa Pothoven, una ragazza olandese di 17 anni morta domenica scorsa ad Arnhem, nei Paesi Bassi.

Le violenze subite da piccola avevano portato Noa nel baratro della depressione. Una condizione di disagio tale che prima l’aveva convinta a intraprendere una battaglia per ottenere l’eutanasia – pratica che in Olanda è legale anche sui minori, ma solo in particolari e stringenti condizioni – e poi a prendere la decisione di non mangiare, né bere. Aveva deciso di lasciarsi morire in casa, in circostanze che tutt’ora non sono state chiarite.

Come scrive ilPost, i giornali olandesi non hanno dato la stessa enfasi alla storia:

“Non parlano né di eutanasia né di suicidio assistito. Per quel che se ne sa adesso, la ragazza aveva smesso di mangiare e di bere, usando i suoi ultimi giorni per salutare la famiglia e le persone a lei care. Non è chiaro se Noa Pothoven sia stata accompagnata nella morte con una sedazione profonda, ma se così fosse non sarebbe comunque un’eutanasia avallata legalmente”.

ilPost.it

Nei titoli delle prime pagine di oggi, invece, la storia della giovane è stata direttamente collegata all’eutanasia anche se, appunto, di eutanasia non si è trattato.

La Stampa titola “Noa, l’eutanasia a diciassette anni dopo la violenza”, Repubblica, invece, scrive “depressa dopo uno stupro ha voluto l’eutanasia a 17 anni”. Frase vera, anche se la costruzione suggerisce che Noa abbia effettivamente ottenuto l’eutanasia legale. Stessa cosa accade con il Giornale e il Resto del Carlino. Il Fatto Quotidiano si lancia addirittura a definire la morte di Noa come un “Suicidio di Stato”.

Giacomo Rossi

Informazioni su Giacomo Rossi

Ha i suoi principi. Non ha mai venduto armi, droga o cibi dietetici. In compenso si occupa di comunicazione. E questo non lo fa sentire meno colpevole. Twitter: @instagiac