Cosa dicono le analisi dei flussi di voto sulle Europee

Lega e M5s si ritrovano a condividere lo stesso elettorato, ma è il partito di Salvini ad aver avuto la meglio

I simboli dei partiti italiani alle Europee 2019

L’analisi del voto per le Europee di domenica  26 maggio è oggetto di interesse per tutti i partiti e diversi istituti di ricerca hanno divulgato i dati che testimoniano i flussi in uscita ed entrata rispetto alle elezioni politiche di un anno fa. Le analisi tengono anche in conto le diverse affluenze ( 73% quella del 4 marzo 2018 , 52 % quella di domenica).

Lega, M5s e Forza Italia

La lega risulta ovviamente il partito che ha acquisito più voti dagli altri partiti. Il m5s e Forza Italia quelli che ne hanno persi di più.

L’Istituto Cattaneo per il Corriere della Sera e Swg condividono gli stessi valori. Per entrambi solo il 38% di coloro che si erano recati alle urne lo scorso anno e avevano votato il M5s, ha riconfermato il suo voto. Il 38 % non ha votato e il 14 % ha votato per il partito di Matteo Salvini. Per Youtrend invece gli elettori grillini hanno confermato il voto per il 42,9 %.

La Lega vede una riconferma dell’elettorato compresa in termini percentuali tra il 52 e il 91  e acquista voti tra chi aveva votato Forza Italia (fino al 20 %) e il M5s (14-26 %)

Forza Italia oltre che dalla Lega a cui cede il 20% dei voti è fortemente danneggiata da un astensionismo del suo elettorato che sfiora il 30%

Partito democratico

Il Pd conferma il suo elettorato in un range compreso tra il 68 e l’80 %  dei votanti del 2018 e raccoglie voti da chi aveva votato LeU, Il M5s e persino dall’astensionismo di un anno fa.

In termini di voti assoluti secondo Ixè, un milione dei voti ottenuti domenica scorsa dal Partito democratico proviene da chi aveva votato M5s o si era  astenuto il 4 marzo 2018, mentre la Lega ne ha ottenuti più di due milioni e settecentomila dagli ex elettori grillini e forzisti.

Un elettorato per due

Il M5S conferma  le aspettative ( negative ) della vigilia , frutto di scelte politiche sbagliate (come il deludente reddito di cittadinanza che un timing oculato avrebbe spostato a dopo le Elezioni  Europee, non prima)  o di ripiego, tutte legate all’alleanza nefasta con la Lega di Matteo Salvini. Il travaso di voti verso la Lega è altissimo a conferma che i due partiti populisti si dividono per buona parte lo stesso elettorato.

Certamente la bassa affluenza ha danneggiato il Movimento più di tutti gli altri partiti , mentre quella alta avrebbe tenuto più bassa la percentuale della Lega, probabilmente intorno al 30 %. Il fenomeno poi della polarizzazione del voto rispetto a elezioni politiche ha aiutato ulteriormente la Lega, che ha ottenuto l’attenzione di tutti i piccoli partiti di destra estrema  (ad esempio Casapound, che cede mezzo punto attestandosi  a un risibile 0,3 %)

Forza Italia resiste alla propria fine

Forza Italia sfiora il 9% ed era data al 10 dai sondaggi. Perde più di 5 punti rispetto allo scorso anno ma deve molto del risultato non soddisfacente all’astensionismo. Sul suo futuro è, nonostante tutto, troppo presto scrivere la parola FINE . Non ancora almeno e non prima di aver visto se stavolta la tanto annunciata riorganizzazione del partito diverrà realtà.

La sinistra che fatica a crescere

Fine che sembra invece più imminente per La Sinistra , intesa come partito, che ha raccolto un misero 1,7 %, veramente al di sotto di tutte le previsioni. Segno che la narrazione incentrata principalmente sulle macerie lasciate dal renzismo nel centrosinistra, non interessa più neppure l’elettorato di questo partito, più interessato finalmente al pericolo dell’ascesa dell’ultradestra salviniana.

Analogamente l’operazione +Europa / Italia in Comune non ha funzionato come alternativa critica al Pd  di Zingaretti, e questo nonostante il favore dei #senzadime  renziani, che evidentemente  valgono ben poco in termini elettorali. Peraltro la scelta di candidare testimonial dal glorioso passato non ha pagato in un momento storico in cui, in Italia, i leader anziani non vincono più.

Chi sorride invece è Europa Verde , vera sorpresa di queste elezioni europee, un 2,3 % inaspettato per un partito poco o nulla presente nel mondo dell’informazione mainstream, votato nella circoscrizione estero dal 10% degli elettori .Il tempo dirà se i Verdi Italiani intendono rinnovarsi e far parte dell’onda Green  ( di successo ) Europea o preferiranno sprecare il consenso e le indubbie capacità di crescita rientrando nel pantano dei tanti partitini del Csx fino all’inevitabile oblio.

I due “vincitori minori”: FdI e il PD

Al primo riesce l’operazione di apertura alla società civile e di presentarsi come sentinella degli interessi degli italiani, in special modo in opposizione al governo dei grillini. Nonostante questo, l’auspicata  “nuova maggioranza” di cui parla Giorgia Meloni potrebbe non vedere mai la luce, prima per la riluttanza di Matteo Salvini a staccare la spina al governo attuale, e dopo per l’incognita di un risultato elettorale che, in tempi di elettorato fluido, potrebbe essere nuovamente ribaltato.

Quello di Zingaretti invece è un primo passo vero la riconnessione sentimentale con la parte moderata di sinistra del paese. Il Pd ritrova la dignità di partito, “con il 2 davanti“ nonostante gli attacchi subiti da più parti in questi ultimi mesi.