Il risultato delle Amministrative spiega che gli elettori non scelgono più le identità politiche

Potrebbe sembrare incredibile che le Amministrative abbiano emesso un verdetto sostanzialmente positivo per il centrosinistra, con il Partito democratico che ha messo al sicuro alcune roccaforti minacciata dall’assedio leghista.

Antonio Decaro (Foto dalla pagina Facebook)

Potrebbe sembrare incredibile che le Amministrative abbiano emesso un verdetto sostanzialmente positivo per il centrosinistra, con il Partito democratico che ha messo al sicuro alcune roccaforti minacciata dall’assedio leghista. Eppure non è così: è tutto credibilissimo e, chiaramente, con una logica.

Le vittorie al primo turno di Bari, Bergamo e Firenze (a cui si aggiungono Lecce, Modena e Pesaro) non cambiano la storia politica, perché il punto principale resta l’esito delle Europee: il trionfo di Matteo Salvini è fuori discussione al di là di qualsiasi tentativo di spaccare il capello in quattro. Ma c’è uno spunto politico importante per comprendere come è cambiato l’elettorato italiano, nella scelta del voto, e quindi si può anche deporre l’espressione della sorpresa quando vediamo i numeri del Carroccio al Centro Italia, negli ex feudi rossi. È tutto normale, anche se non sembra.

Bari, Bergamo e Firenze: la lezione delle Amministrative

In tanti casi il voto delle Amministrative è sottoposto a certosine analisi politiche, in ottica di trend nazionale. Il 26 maggio fa eccezione per la concomitanza del voto europeo, altrimenti staremmo a parlare di un centrosinistra in netta ripresa (e non è propriamente così). Invece il quadro complessivo è ben diverso, come già evidenziato. Quindi la lezione che arriva quindi dal voto per i Comuni è quella che, in realtà, ha compreso Salvini più di tutti: la scelta dell’elettore avviene di volta in volta, sulla base delle persone (soprattutto nel caso delle Amministrative), degli umori, delle necessità (molto spesso anche delle paure).

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L’aspetto identitario, soprattutto a sinistra, non è più rilevante: non rappresenta un valore aggiunto, anzi rischia di rappresentare un handicap, perché porta con sé il rifiuto di sistemi di potere (in particolare nelle ex zone rosse) e di appartenenze ideologiche ormai invise all’elettore fluido che sceglie le persone, le posizioni politiche del momento al posto del portato storico.

Una lezione chiara, che trascina con sé un altro rischio: quello di far assurgere a modello un singolo caso, per esempio Dario Nardella o Antonio Decaro, ignorando che ognuno ha una peculiarità, una specificità legata all’amministrazione del proprio Comune. Fattori che non sono esportabili e applicabili ovunque con un’operazione maldestra di copia-e-incolla. Serve l’innovazione, l’attenzione ai problemi reali, la vicinanza alle persone. Ecco, questi sono elementi che possono essere riproposti su scala nazionale.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI