Di Maio con carta, penna e calamaio scrive lettere paciose per la sceneggiata con Salvini

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Luigi Di Maio

Nell’era degli scambi dei messaggi su Whatsapp, con il ministro dell’Interno che ha impartito ordini su Twitter impedendo sbarchi di navi, torna il vecchio strumento della lettera a un quotidiano. Il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, che – stando alle cronache giornalistiche si tiene in contatto ogni giorno con il suo collega Matteo Salvini attraverso app di messaggistica – ha preso carta, penna e calamaio e ha rivolto, dalle colonne del Corriere della Sera, un accorato appello al leader della Lega: basta litigi. Ebbene sì, il capo politico del Movimento che voleva aprire Parlamento come scatolette di tonno, il nemico giurato dei poteri forti, pronto a fustigare i “giornaloni”, si affida al giornale della borghesia, come è storicamente etichettato il Corsera, per porgere un ramoscello d’ulivo (con la u minuscola, sia chiaro) all’amico Matteo. Magari, chissà, commentando la lettera con una emoticon su WhatsApp proprio con Salvini. 

La faccia cattiva di Salvini

Mentre il ministro dello Sviluppo economico scrive pensose lettere dal tono moderato, da far invidia a un Pierferdinando Casini d’antan (per esagerare un po’, su), con tanto di ringraziamento istituzionale al presidente del Consiglio Conte e al presidente della Repubblica Mattarella (esatto, proprio lui, il capo dello Stato che doveva finire sotto una pentastellata procedura di impeachment), il ministro dell’Interno indossa la maschera cattiva, quella a lui più congeniale, nei confronti dell’alleato al grido di “qui comando io!”. Quindi intona l’inno: si fanno cantieri, la flat tax e tutto il resto intorno. Insomma, tutti sull’attenti al passaggio del Matteo felpato. Ma come? Uno fa il pacioso e l’altro il cattivo? Ma allora è proprio vero che sono in rottura, si dirà. Ma no, suvvia, sembra proprio non sia così. È la comunicazione, baby.

Pietro Salvatori, su Huffington Post, ha sintetizzato molto bene l’evoluzione dei fatti:

Quando Raiuno va in pubblicità suona un immaginario gong, con Salvini già alzatosi da qualche minuto dagli schermi di La7, come ad aprire quel che sarà da qui al prossimo 26 maggio: una telenovela italiana in cuii i due leader si parlano a distanza, duellano, inscenano un corpo a corpo nel tentativo di figurare insieme come maggioranza e opposizione e togliere ossigeno comunicativo e dividendi elettorali a chi l’opposizione la fa davvero. Certo, il gioco è rischioso, il crinale stretto e un passo falso può rischiare di mettere a rischio tutto. Ma la strategia appare in tutta la sua evidenza.

Pietro Salvatori, Huffington Post, 7 aprile 2019

Del resto un altro ministro, forse meno in vista ma alquanto influente, ha chiarito il concetto. Gian Marco Centinaio, titolare dell’Agricoltura, in un’intervista sullo stesso Corriere della Sera ha scandito: «Non vedo l’ora che arrivi il 26 maggio». Per due motivi: per brindare al prevedibile successo della sua Lega e per porre fine allo sceneggiato gialloverde. 

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI