Il “buzzico rampichino” di Marino e Garcia

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Certo è che Marino e Garcia non stanno trascorrendo un momento felice della loro esistenza nella capitale. E’ risaputo, Roma è un tritatutto e loro, genovese l’uno e transalpino l’altro, manco s’aspettavano che la caput mundi potesse affossarli in un amen, che poi “amen” non è, visto e considerato che, a legger cronache e ascoltar opinioni, a oggi e da tempo ne hanno combinate più di Carlo in Francia. Sputtanati nelle ultime ore dal Santo Padre l’Ignazio ciclista e da un nugolo di bielorussi il Rudi di Nemours, restano però imperterriti sulla tolda di comando, ma forse lo fanno per fare un dispetto a chi ne chiede la cacciata e sta da chissà quanto col pollice verso. Romani da una parte e romanisti dall’altra, ormai tutti – nessuno escluso – restano interdetti dalle dichiarazioni post-catastrofi, e quello che assicura d’esser stato invitato negli States dal Papa fa certamente il paio col reo, non confesso, della sconfitta patita alla Barysaŭ Arena. Si stava meglio quando si stava peggio, sussurrano perfino i reduci dalla gestione campidogliana del radicalchic Rutelli mentre le vedove giallorosse sono talmente incallite nell’amarcord disastroso che cominciano persino a rimpiangere Carlos Bianchi. Qua non si cerca soluzione ai disastri dell’uno e alle incomprensibili scelte dell’altro, qua si prova a ragionare nella speranza che non si debba più sentir giustificazioni da parte di un Bergoglio o di un Sabatini qualsiasi. Qua è come la Costa Concordia che sbatte sugli scogli del Giglio e il comandante di turno assicura che non è colpa sua. Ma tanto a Roma s’è ormai abituati a tutto: a una città dove regnano caos, mondezza, traffico e  microcriminalità e a una squadra che viene allestita per vincere tutto e che dopo un paio di mesi si trova con un pugno di mosche in mano. Ai Buzzi e ai Carminati e a quelli che considerano il football come un Verbo e neanche s’azzardano a capire che senza tifosi il pallone sarebbe come il “buzzico rampichino” che si faceva, ragazzini e tanti anni fa, all’oratorio. Ma forse, e questo è il problema, Marino e Garcia non hanno mai giocato a “buzzico rampichino”.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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