Il Paese del “va tutto bene”

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L’Italia è un Paese che cerca solo volontari. Volontari per ripulire le strade che un Comune non pulisce e volontari per organizzare una manifestazione sportiva, Olimpiade o corsa di quartiere con 56 iscritti ai nastri di partenza poco importa; cerca stagisti non retribuiti e possibilmente no-perditempo, apprendisti muratori purché diplomati e comparse senza cestino per un film che forse un giorno sarà proiettato “nelle migliori sale cinematografiche”, salvo capire chi è che stabilisce quali siano le “migliori sale cinematografiche”. L’Italia è un Paese dove un museo non si può visitare perché manca il personale, e se c’è il personale quel museo è chiuso perché s’è allagato; è il Paese dove un teatro deve essere occupato per far recitare gli attori, e dove una partita di calcio diventa spesso un frammento di guerriglia urbana. L’Italia è il Paese del dissesto idrogeologico, delle strade sconquassate e degli aeroporti dove scompaiono le valige e i voli vengono cancellati esattamente come vengono cancellate le memorie di chi dovrebbe ricordare che esistono politici corrotti; è il Paese dei treni che non arrivano in orario e delle leggi inapplicate, delle regole falsate e delle norme contraffatte perché – si sa – in Italia c’è una buona percentuale di italiani che studiano come aggirare leggi, regole e norme. E’ il Paese dove si paga la tassa sull’auto e sugli elettrodomestici di casa, dei traffichini della politica e dei politicanti che trafficano, del traffico per le strade e dei parcheggi che non esistono, però esistono le macchinette per pagare le strisce blu, che come non metti il tagliando c’è il vigile dietro l’angolo che prima si nasconde e poi sanziona come faceva Ugo Tognazzi ne “I nuovi mostri”. E’ il Paese dove tutti vorrebbero sorpassare come faceva Vittorio Gassman, ma la maggior parte fra quelli non sa mettere la freccia e pare Fantozzi. E’ il Paese dei Cipputi che si sentono manager, degli ex calciatori che vorrebbero fare i giornalisti dopo aver schifato per una vita la categoria, è il Paese di chi pretende di fare col telefonino immagini migliori rispetto a chi fa le fotografie vere, è il Paese che giura d’essere in crisi mentre la gente va in vacanza, ed è pure il Paese dei laureati che vanno in fuga all’estero, che a stilar classifiche c’è da ragionare se oltre confine ci sono più dottori i capitali. Per il resto, va tutto bene.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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