La difficoltà del fare un passo indietro

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C’è chi non è felice, come Doubia, che preferisce tornarsene a Mosca; e chi, come Romagnoli, sceglie Milano invece che la Roma, squadra che l’ha cresciuto (calcisticamente parlando) ma della quale non era certo tifoso, viste le sue simpatie laziali mostrate su Istagram. C’è chi non sbarcherà mai nella capitale come Carlo Ancelotti, ex “bimbo” della Roma di Dino Viola, che ha scelto altre strade per diventare uno degli allenatori più apprezzati del pianeta e chi come Luis Enrique è andato a vincere a Barcellona; e c’è chi come Zeman, a Trigoria, è stato sedotto e abbandonato prima di rimediare un esonero a Cagliari e un presente in Svizzera, dove perde e vince disattendendo sempre i pronostici. La Roma calcio è diventata un crocevia di storie capaci di alimentare nel contempo passione e rabbia, e soprattutto teatro di una infinita telenovela per quel che riguarda lo stadio. Che un giorno pare esser pronto e il giorno dopo si scopre che il plastico è sempre lo stesso, mentre qualche sovrintendente boicotta e qualche onorevole promette. Generalmente si dice “prendere o lasciare”, ma a volte diventa difficile farlo, e solo chi s’è votato alla causa d’una squadra di calcio, il tifoso in questo caso, sa quanto sia complicato quel prendere e quel lasciare. Qua c’è da raccontare d’una squadra che per sensazioni è diventata come la Juventus fra chi la ama svisceratamente e chi la odia come una ex moglie. E c’è un modo di raccontare le cose che stona perché a legger pezzi di giornale e ad ascoltare i racconti dei servizi quotidianamente proposti da questa o quell’emittente, ci si accorge subito se il cronista sia di parte o meno. E’ un po’ come la questione politica, come la storia dei renziani o dei salviniani, i leader possono far qualsiasi cosa ma a seconda delle fazioni saranno considerati, sempre, geni o dementi. E un passo indietro, un “proviamo a ragionare”, nel calcio come nella politica, lo farà nessuno.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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