Abbiate pietà del teleutente

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Altro che “mamma Rai”, dimenticatela in fretta quell’accoppiata di termini nazionalpopolari che unisce la prima parola che diciamo dopo i vagiti e gli “gnegnè” dei primi mesi e la tv di Stato. Altro che “mamma Rai”, il trattamento riservato ai suoi “presunti” figli, leggasi teleutenti, è simile a quello elargito ai beoti. In ventiquattro ore due appuntamenti sportivi vengono ridicolizzati, il primo dalle immagini, l’altro dal commento per così dire “tecnico”. Lazio-Juventus, finale di Supercoppa italiana, pareva ripresa da un ipad di prima generazione o forse da un iphone 2 e quando sono arrivate le lamentele del teleutente di rito la risposta è stata “le riprese televisive le fanno i cinesi, non noi”. Ma come? Un controllino prima non l’avete fatto? State tanto attenti su tutto – così dite – e poi vi fate sfuggire di mano la situazione? Attendiamo interrogazione parlamentare, se non altro per sapere quanta “gente-Rai” è andata in Asia se le immagini le facevano i cinesi e dunque potevano bastare un telecronista e al massimo uno chauffeur. Il “millecinquecento” di Gregorio Paltrinieri, oro mondiale in Kazan, ha invece fatto ascoltare le voci di una coppia inadatta al racconto per congiuntivi ed esaltazione stile dj del Cocoricò. A parte il fatto che a un certo punto s’è immaginato facessero il tifo per lo statunitense, arrivato alle spalle di Greg, hanno perso più tempo a indagare sull’assenza di Sun Yang. Meritevoli di farsi la Transiberiana prima di tornare in Italia. A piedi, possibilmente.

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Massimiliano Morelli

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In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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