Il messaggio di xenofobia che arriva da quel che succede in Sudafrica

Un messaggio semplice, quanto terribile. Dal Sudafrica, nel silenzio dei media mainstream (almeno quelli italiani), arriva un monito terrificante di cosa possa significare l’esasperazione della propaganda xenofoba: da giorni gli immigrati sono vittime di attacchi mirati da parte di gruppi di cittadini locali. L’epicentro della tensione si è verificato nella città portuale di Durban con l’assalto alle attività commerciali di alcuni immigrati. La sanguinosa rivolta si è estesa fino a Johannesburg. Il bilancio è ‘solo’ di 6 morti. Ma se la situazione non torna nell’alveo della legalità si rischia una strage razzista proprio in quel Sudafrica che ha saputo sconfiggere l’apartheid.

Il bersaglio sono gli stranieri provenienti da altri Paesi dell’Africa per trovare un’occupazione. Una guerra tra poveri, dunque. Alcuni immigrati hanno già trovato rifugio nei centri di accoglienza per scampare alla caccia all’uomo. Altri hanno già deciso di lasciare il Paese, ritenendolo poco sicuro.

Chi ha acceso la miccia in Sudafrica

Le dichiarazioni del leader zulù, Goodwill Zwelithini, hanno sortito un effetto terribile: ha chiesto al governo di cacciare via gli stranieri dal Sudafrica per permettere ai sudafricani di trovare il lavoro. A quel punto è stata accesa la miccia con lo scoppio delle proteste nella giornata di venerdì 17 aprile.

La disoccupazione è un problema che continua a flagellare il Paese: nel 2014 ha sfiorato il 25% con una crescente disillusione tra i cittadini. Il tasso reale di chi non ha un lavoro sarebbe addirittura sopra al 30%. Per questo il messaggio xenofobo ha attecchito con grande facilità, dando il via libera alle aggressioni, talvolta a colpi di machete.

Il brutale omicidio di Emmanuel Sithole, mozambicano di 35 anni, rappresenta al momento l’apice delle violenze. L’uomo è stato accoltellato, nella township di Alexandra a Johannesburg, davanti a dei giornalisti del Sunday Times arrivati sul posto per vedere il livello di tensione. Le immagini di Oatway sono state scioccanti e hanno sollecitato una risposta più decisa da parte del governo sudafricano, che ha annunciato l’impiego dell’esercito per frenare l’ira xenofoba. Che può essere, però, fermata solo con il massiccio ricorso al buonsenso.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI