Periscope, l’illusione di raccontare davvero la notizia

Periscope è l’ultimo fenomeno social. L’applicazione decantata come una prorompente novità è in realtà un’evoluzione di YouTube, con la differenza che non c’è bisogno di postare un video sulla piattaforma: va in onda in diretta. Eppure, sebbene tecnicamente le cosa sembra di poco conto, il cambiamento di Periscope è sensibile, perché salta l’ultimo filtro di upload.

La frontiera del live streaming apre scenari inesplorati con il rischio di un elogio sperticato. A detrimento dei rischi effettivi portati. Dunque al di là delle dirette basate sul “non sense” che si possono trovare, o delle possibili derive “hot”, c’è un problema più profondo. Cosa diventa meritevole di essere raccontato e trasmesso? Secondo la logica di Periscope, tutto. Quindi niente.

Cade difatti il momento di discernimento, della logica selezione degli eventi di cui è costituita una vita. In questo potenziale Truman Show non esiste più la logica selettiva e per l’informazione c’è l’evoluzione del Twitterismo, la particolare patologia che affligge i media, sia tradizionali che internettiani, con il cedimento all’ultimo aggiornamento. Senza alcuna possibilità di verifica né di approfondimento. Nella stessa misura, passando dalle parole alle immagini in movimento, Periscope può diventare lo strumento di trasmissione live di un fatto, una guerra, un attentato o anche un incidente fornendo l’illusione ottica di raccontare “davvero” la notizia. Mentre sta rivelando solo la porzione di un fatto, che per essere completo bisogno di essere contestualizzato. L’essenza di un’informazione responsabile.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI