Social network oscurati per un giorno in Turchia

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Un giorno di black-out per i social media in Turchia. A partire dalla mattina di lunedì 5 aprile Twitter, Youtube e Facebook (e altri 166 siti) risultavano bloccati per volontà della magistratura.
Facebook è tornato di nuovo raggiungibile dal primo pomeriggio, Twitter è rimasto inaccessibile per molte ore.
La decisione del governo turco è stata presa sulla base del fatto che su quei siti e social network era circolata la foto del magistrato Mehmet Selim Kiraz con la pistola puntata alla tempia, preso in ostaggio martedì scorso da due terroristi del Dhkp-C e poi ucciso nell’assalto delle teste di cuoio turche
Dopo qualche ora la revoca del blocco da parte di Bulent Kent, il segretario generale dei provider internet turchi, anche perché Twitter ha risposto positivamente alla richiesta di ritirare le foto del magistrato. Lo scrive l’agenzia Anadolu. Poche ore prima Facebook era stato riaperto, mentre YouTube rimaneva inaccessibile in serata.
Accanto a grandi siti di social media di tutto il mondo nella lista, ci sono anche i link specifici ai racconti pubblicati dai giornali turchi.
Ibrahim Kalin, portavoce della presidenza, ha spiegato che la procura ha voluto bloccare l’accesso perché alcune testate hanno agito “come se stessero facendo propaganda al terrorismo”, nel condividere le immagini del magistrato sequestrato. Aggiungendo che: “Ciò che è accaduto dopo (la morte del procuratore) è orrendo tanto quanto l’incidente in sé”. La richiesta dell’ufficio della procura “è che questa immagine non sia più usata in alcuna delle piattaforme elettroniche”. “E’ stato chiesto sia a Twitter sia YouTube di rimuovere le immagini e i post, ma non hanno accettato e non è stata data risposta. Ecco perché è stata presa la decisione attraverso la corte di Istanbul”.
Inoltre la minaccia di censura cade anche su Google, se il motore di ricerca non ritirerà le immagini del magistrato sotto sequestro.
Insomma, alla fine la richiesta del governo turco è stata rispettata, e i social media hanno eliminato la causa del blocco. Ma cosa succederà la prossima volta? Quale sarà la richiesta?
Va ricordato che solo un anno fa il presidente islamico Erdogan aveva promesso che Ankara avrebbe “sradicato twitter”.
Si sa, quello dei social media è anche un mercato ed essere estromessi da un intero paese può essere un bel danno, anche economico. A cosa saranno disposti i tre big per rimanere nei paesi in cui la libertà di parola è in costante equilibrio?
ipse dixit

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