10 tipi di giornalisti con cui avrai a che fare

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Molta gente e forse troppa, neanche poi troppo annoiata, è abituata a leggere “titoli” e non “pezzi” e spesso esprime un’idea parziale dei “fatti”; poi, convinta del fatto che gli anchorman della televisione rappresentino l’istantanea genuina del giornalista, passerebbero volentieri alle armi chiunque svolga la professione. Dimenticando che spesso il “giornalista” – quello che fa solo il giornalista, e non quello che lavora anche per una compagnia assicurativa o per il ristorante “da zio Peppe” – per guadagnare una stozza di pane, corre su e giù nelle aule di un tribunale o nella pancia di uno stadio e combatte ogni giorno con pizzardoni, pizzettari, gente spocchiosa, donne che s’alzano dal letto con la luna di traverso e scienziati della politica pur di portare a casa una notizia da “vendere”. Nel bel mezzo, fra gli anchorman e i disgraziati dell’informazione, abbiamo ravvisato una decina di altri protagonisti.

Il “fai-da-te”

E’ quel politico “faccio-tutto-io” che si ricicla come nessuno mai, lo “becchi” una volta a destra e l’altra a sinistra: è politico (generalmente di bassa lega) ma è anche addetto stampa, portaborse e autista di se stesso. Gioca al risparmio.

Rischio d’impresa? No, grazie

Trattasi di aspirante politico, gioca pure lui sulla difensiva economica adducendo l’impossibilità di azzardo al rischio d’impresa, indice conferenze stampa e si spaccia per giornalista, salvo chiamare all’ultimo momento l’amico dell’amico che lo trae d’impaccio.

Tu scrivi, io copio

E’ il re del copia e incolla, “gestisce” ogni notizia copiandola e incollandola di sana pianta sul suo sito o sul suo blog, ed è capace di copiare anche gli errori. Qualcuno copia e incolla anche sulla pagina del giornale che lo ha assunto, salvo chiudere il pezzo con la scritta “riproduzione riservata”.

Metti a cuccia Fido

Fa l’impiegato del catasto, oppure lavora in banca, però si sente soprattutto giornalista perché alle medie era bravo in italiano. Ma se gli chiedi cosa è un ossimoro chiama Fido.

L’inviato dell’house organ

Ha la tessera, dunque è: ha ricoperto un ruolo da nullafacente ben pagato e ha pensato bene di ritagliarsi una seconda vita scrivendo sull’house organ della sua azienda. Magari raccontando del gol prodotto dal figlio in una partita giocata all’oratorio.

Lei non sa chi sono io

E’ il tipo che ostenta la testata di appartenenza alzando la voce quando deve fare una domanda, salvo poi abbassare il tono per sussurrare il suo stesso nome, spesso farfugliato. Dice che è per la privacy. Beninteso, si ostenta la testata solo se è di grido.

L’esclusivista

Pensa di avere l’esclusiva su tutto perché lavora in una testata del calibro di mamma (o matrigna?) Rai o perché impiegato nell’unico quotidiano italiano che negli anni Settanta si poteva acquistare a Mosca. Un giorno gli spiegheranno che esiste una libertà di informazione e una pluralità di servizi. E viceversa.

Maledetta segretaria

Scrive strafalcioni in sequenza nel comunicato stampa, e se spinto da pietismo lo chiami per dirglielo ti risponde “è stata la mia segretaria, una sciaqquetta” (con due “q”). Così scopri che pure nel più scalcinato degli uffici stampa ogni giornalista ha la sua segretaria. Ma non c’era crisi?

Copula e congiunzione

Si (auto)nomina direttore d’un blog ma continua a scrivere qual è con l’apostrofo. E non distingue la “e” copula dalla “e” congiunzione.

Il Cilindro di Oriana

Scrive che si sente uno alla Montanelli ma neanche sa che non si chiamava Indro; e se è donna si sente la Fallaci, e si pettina come la Fallaci, e sogna di fare l’inviata di guerra come la Fallaci. Ma se gli dici che c’è un posto libero per andare a lavorare in banca rinnega tutto e dice che in cameretta aveva il manifesto di Mario Draghi. Figurarsi se c’è un posto da velina.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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