Black Friday, un’altra “sòla” all’italiana

Emiliano Morelli

Ultimi secondi del giorno del ringraziamento, il famoso “Thanksgiving day”. Negli States sta per iniziare il Black Friday. Anche in Italia, ma solo online. In America stanno per scontare la maggior parte dei prodotti. In Italia anche. O forse no? Diciamolo apertamente. Salvando solamente alcuni, anzi un solo store, (qualcuno ha detto Amazon?) il venerdì nero italiano è stato una farsa. L’ennesima, si potrebbe aggiungere, per il popolo del web nazionalpopolare, che sempre più spesso è costretto a visitare domini internet con suffissi internazionali (.de, .com, .uk, .fr) per riuscire a far quadrare i conti sotto le festività, specie in un momento così difficile per l’economia nostrana.

Partiamo dall’inizio.

Lunedì scorso, 24 novembre, parte la già annunciata “settimana del Black Friday” di Amazon.it. Una decina di offerte giornaliere fisse al giorno più un centinaio di prodotti a rotazione durante il giorno, divisi per fasce orarie. Dalle 7 e 30 alle 11 e 29, dalle 11 e 30 alle 15 e 29 e così via per tutto l’arco della giornata. Non male, sopratutto pensando al fatto che Amazon (quello italiano) ha compiuto da poco 4 anni.

Nel resto del web il silenzio. Nessuno che prova a fare concorrenza a quella che definirei “la settimana del massacro dei portafogli” specie per chi visitava tutti i siti di Amazon e non si limitava a quello nostrano. Il silenzio si interrompe giovedì mattina, quando iniziano a comparire i primi segnali dell’arrivo dell’imponente giorno nero da parte dei vari store online e non.

Analizziamoli insieme e confrontiamoli con alcuni retailer americani. Unieuro nel primo pomeriggio posta un’immagine su Facebook facendo esaltare i suoi clienti. Da mezzanotte alle ventuno del giorno successivo si promettono scintille. A mezzanotte si scopre l’offerta: 22% di sconto su tutti gli articoli*. “Ottimo, ci tolgono l’Iva, si risparmiano circa 10 euro su un acquisto di 50 che non sono male”.

*Spesa minima di 100 euro. Esclusi alcuni prodotti Apple…

Pochi giorni fa captavo, nella mia indifferenza totale nei confronti dei telegiornali, che le famiglie italiane quest’anno spenderanno in media 130 euro a famiglia. Ecco quindi la domanda: “Unieuro ha sede fiscale e non in Italia?”. In America, “Next” e “Redcoon”, due shop a stelle e strisce propongono un’offerta ogni tre ore, oltre a vari sconti su un migliaio di prodotti. Si parla di televisori venduti con uno sconto del 70%, PC a metà prezzo, film e vinili musicali al prezzo di 4 dollari e 99. States 1, Italia 0.

Vogliamo toccare un tasto dolente per i videogiocatori? Il Gamestop americano ha pubblicato con una settimana e mezzo di anticipo il volantino con tutti gli sconti che saranno stati disponibili il 28 novembre. L’omologo italiano lungo tutto il mese e sopratutto questo venerdì “fu siccome immobile” come direbbe qualcuno. Nessuno sconto. Niente. Tutto tace. States 2, Italia 1.

Come… 1? Si, perché la catena di videogiochi potrebbe farsi perdonare riproponendo “il calendario dell’avvento”, famoso ormai tra gli appassionati. Un’offerta al giorno sui prodotti venduti dal negozio. Occhi aperti anche ai fan di smartphone e iphone, da quest’anno l’offerta del rivenditore comprende anche questi apparecchi elettronici.

La lista sarebbe troppo lunga per continuare, ma basta dire che la media di sconto in Italia si aggira intorno al 20%, mentre la media americana è circa il 55%. Pochi sconti, poco sconto e sopratutto incompetenza “made in Italy” nel gestire i server dei vari siti.

Siti down, prodotti che risultano irreperibili a mezzanotte e un minuto (un caso oppure alcuni prodotti sono stati tolti dalle librerie dei siti per non poter usufruire di sconti?), rallentamenti continui e sopratutto fastidiosi. E se qualche sito (Multiplayer, Zalando, Adidas) ha reagito celermente nel giro di cinque minuti, c’è anche chi è rimasto offline per più di due ore.

E nei negozi “fisici”? Sono in pochissimi ad avere sfruttato l’occasione per accapararsi clienti. Prevalentemente i negozi d’elettronica come Trony, Unieuro, Euronics e Media World, con offerte, non ci stancheremo di sottolinearlo, sottotono. Vera sorpresa, l’ipermercato francese Auchan. In alcune delle sue sedi italiane ha attutato un venerdì nero di tutto rispetto. Sconti sostanziosi (non si scavalca il 35% di media, ma sempre un qualcosa in più rispetto al trend del Belpaese), 3X2 e offerte che variavano di città in città. Promosso pure con un incoraggiante 7.5. “Vivons moins cher”.

Bocciata invece con un 2 è la catena “inMondadori”. Offerte impresentabili e come accade spesso problemi di connessione al sito, con ordini che non dovrebbero essere evasi per mancanza di disponibilità lasciati andare come se niente fosse. Già a metà novembre, il sito propose una classica pubblicità ingannevole, proponendo diversi articoli a tre euro (con uno sconto di circa l’80%), facendoli acquistare, confermando l’ordine, avvertendo che forse le consegne avrebbero potuto subire ritardi. Poi, dopo quindici giorni di frasi dette “a mezza bocca”, la beffa: ordini annullati con la dicitura “errore”, senza offrire per il disservizio miseri buoni sconto, cosa che, altri store in situazioni analoghe (l’ex Marco Polo Expert in primis), fecero senza pensarci due volte. Che poi: si tratta di basi dell’e-commerce, cosa costa mettere un contatore e limitatore di ordini? Molti siti in questi giorni lo hanno attuato per evitare disordini.

Cara “inMondadori”, non le sembra strano che una persona acquisti 350 copie di un prodotto? Cosa tra l’altro, tra le righe, illegale, visto che il cliente, acquistando, dichiara che tutti i prodotti siano a uso personale e non destinati alla vendita. Volete far credere che anche voi, acquistate 350 copie di “Musica per organi caldi” di Bukowski per tenerli nella vostra libreria?

Attenzione. Arrivati quasi alla fine bisogna spiegare una cosa. C’è ancora una possibilità di “salvare la reputazione” per l’Italia e i suoi negozi. Lunedì sarà il “Cyber Monday”, iniziativa dedicata (almeno in America) a chi non ha potuto presentarsi in negozio il venerdì precedente, e dedicata anche qui a pesanti sconti, questa volta, come fa capire il nome, su prodotti di natura prevalentemente elettronica.

Ecco, oltre a dover ammettere per l’ennesima volta tutti gli enormi limiti made in Italy della nostra “cara” e inaffidabile nazione, la cosa più redditizia diventa il collegarsi ai siti americani. E’ vero, i prodotti arriveranno in una decina di giorni e pagheremo una decina di dollari di spedizione, ma almeno parteciperemo al vero “Black Friday”.

Qui in Italia il venerdì nero non è di questo colore per i problemi del traffico, ma per le infuriate dei consumatori.