Renzi, un premier di manovra e di indice di ascolto

Quando si parlava di politica spettacolo, in pochi immaginavano che un presidente del Consiglio potesse essere un ospite in grado di far salire gli indici di ascolto. Eppure il direttore del Tg di La7, Enrico Mentana, ha sostenuto che Barbara D’Urso abbia invitato Matteo Renzi per lo share.

La manovra nell’era renziana, dunque, assurge a contenuto di intrattenimento che travalica gli argini del talk show (modello entrato ampiamente in crisi): la politica ha così definitivamente invaso l’ultimo territorio, quello dello spettacolo non solo finalizzato alla comunicazione di un governo, ma inteso come strumento perfetto a fare ascolti. Non più infotainment, ma solo entertainment

Per la vera spiegazione della Legge di Stabilità, del resto, c’è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che tra Giovanni Floris e Lucia Annunziata ha già superato le forche caudine di giornalisti non proprio tifosi del governo.

Perché Barbara D’Urso?

Ma come? Matteo Renzi da Barbara D’Urso?” direbbe un personaggio del Terzo Segreto di Satira. La domanda sarebbe sensata, ma il senso non sempre brinda con la comunicazione politica. Il segretario del Pd, quando si candidò alle Primarie contro Bersani, disse in maniera chiara di voler puntare all’elettorato di centrodestra con lo scopo allargare il bacino elettorale del Partito democratico.

Per qualche osservatore questa operazione è la riproposizione della Democrazia cristiana in versione aggiornata, una Dc 2.0. Tuttavia, l’obiettivo sembra qualcosa di diverso: costruire una base sociale di consenso ampia intorno a una persona e a un partito come avveniva nella Prima Repubblica con la Dc.

Le mamme e i brontolii della sinistra

Renzi ha partecipato alla trasmissione di Barbara D’Urso ben consapevole delle critiche che gli sarebbero piovute addosso, ma ha preferito andare oltre: parlare alle mamme, illustrando la misura degli “80 euro” che vuole destinare per venire incontro alle spese per pannolini e biberon. Il presidente del Consiglio ha fiutato l’aria di elezioni, allora ha capito che è più sicuro rivolgersi a un elettorato tendenzialmente pigro (cioè da portare alle urne) ma fedele (difficile da convincere del contrario), invece di ascoltare i brontolii degli elettori di sinistra sempre critici o oscillanti.

La motivazione trasversale di Renzi

La costruzione di un consenso trasversale è il punto di arrivo fissato da Matteo Renzi, che confida di conservare una parte di voti di sinistra, agitando lo spauracchio (s)fascista di Beppe Grillo, e di ottenere l’appoggio di fasce elettorali moderate che vedono nel renzismo il superamento dell’era post comunista e l’attuazione del programma liberale che prometteva Berlusconi.

Insomma, l’obiettivo è il superamento degli steccati ideologici con un Pd trasversale, capace di mettere sotto le stesse insegne i voti ex Ds ed ex berlusconiani. E per questo serve un Padoan da Floris e un Renzi da D’Urso.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI