Lost, il suo finale 10 anni dopo la caduta del volo Oceanic 815

di Santo Di Vico

Ci sono delle leggi non scritte, anche per gli amanti delle Serie TV; una di queste, è l’obbligatoria visione delle sei stagioni di Lost. Ormai, sono trascorsi 10 anni da quel 22 settembre 2004, giorno in cui il volo Oceanic 815 precipitò sulla tanto discussa isola, dando così vita a quello che è divenuto un fenomeno, un culto per svariati aspetti, di tale Serie.

Il finale risale a circa quattro anni fa, ed è ancora oggi oggetto di lunghe e divergenti discussioni, specie all’interno delle innumerevoli piattaforme sociali. C’è chi, dà una risposta per certi versi diplomatica, affermando come il finale di Lost sia in fin dei conti, a “libera interpretazione”. Una risposta che, tenendo conto delle dinamiche e dei fenomeni che la tanto citata isola, ci ha presentato per sei lunghi anni, potrebbe anche starci. Tuttavia, all’interno di un dibattito incentrato esclusivamente sul finale della Serie in questione, la libera interpretazione dovrà lasciar spazio a quella che, secondo noi, è un finale ben preciso, inequivocabile.

Prima di spiegare, una volta per tutte, il finale di Lost, è necessario incanalarsi all’interno del fenomeno da esso creato, focalizzandoci su cosa siano stati effettivamente Lost, e l’isola strettamente collegata ad esso. L’isola, non ha un nome preciso, e verrà chiamata così da ogni singolo personaggio che l’abbia vissuta. In poche parole, questa rappresenta l’unico luogo di salvezza per degli individui, i quali sono tormentati da una vita insoddisfacente e piena di delusioni o disgrazie.

Questo è l’elemento comune, la costante che si ripresenta, attraverso le diverse storie dei protagonisti, e che porteranno i vari Jack, Sawyer, Locke, Hugo & Co. a salire sul volo Oceanic 815, per poi precipitare e ripartire da lì, dando un senso reale alla propria esistenza, questa volta, sull’isola. Tale luogo tuttavia, non va letto esclusivamente in maniera unidirezionale, in quanto anche l’isola sembra aver bisogno di un certo numero di persone, dei prescelti, come verranno definiti nel corso delle stagioni, i quali avranno il preciso compito di salvarla, e in quest’ottica, l’unico in grado di capire il senso della realtà circostante fu sicuramente John Locke, indubbiamente il personaggio dalla storia personale più profonda.

Ma perché l’isola necessita di essere salvata da un gruppo di persone tra loro sconosciute? Qui subentrano collegamenti di carattere religioso, utilizzati dagli autori in maniera alquanto eclettica, in modo tale da non andar contro e non schierarsi apertamente verso un unico credo. Per questa ragione, l’isola va vista sia come luogo di salvezza, come detto in precedenza, ma anche come un posto da salvare, e soprattutto da non far scoprire al resto del mondo. E il motivo di ciò quale sarebbe? Risposta facile: dato che si parla di un luogo fuori dal comune, all’interno del quale accadono fenomeni sovrannaturali; gente disabile, riacquista le proprie capacità motorie, giusto per fare un esempio, il riferimento ad  una sorta di paradiso, ma realmente esistente, appare palese.

Qui sta l’inganno, che ha portato in tanti a credere in una morte immediata dei protagonisti al momento dell’impatto dell’aereo. Naturalmente, non è andata così, e questo verrà ribadito una volta per tutte nella scena finale della Serie, da Christian Shepard, padre di Jack, il quale si rivolge al  figlio dicendo: «Tutto quello che ti è successo è reale, [… ] La parte più importante della tua vita, è stata quella che hai trascorso con queste persone, ecco perché vi trovate tutti qui, nessuno muore da solo Jack».

Il senso del finale di Lost, sta probabilmente in queste due frasi, che di fatto sciolgono definitivamente gran parte dei misteri della Serie. È tutto reale, l’impatto è reale, l’isola è reale, il fumo nero, da interpretare come il male intenzionato a lasciare l’isola per distruggere il mondo, è reale.

La serie si conclude come era iniziata, con un primo piano di Jack, questa volta morente, accasciato al suolo, che gode dell’ultima gioia della sua vita, vedendo i suoi amici lasciare l’isola con un aereo. Moriranno anche loro, non si sa quando e non si sa dove, perché Lost si conclude in quel momento; ma una cosa è certa, si ritroveranno tutti all’interno di quella sorta di purgatorio, innestato in un tempo non ipotizzabile.

Ed ecco che «Si vive insieme, si muore da soli», la frase utilizzata da Jack innumerevoli volte, perde aderenza, lasciando spazio alla lezione finale di Lost; vi è sempre un luogo di incontro, anche dopo la morte, nessuno muore da solo. That’s it.