L’Isis e la (falsa) teoria del complotto occidentale

Il film è stato già visto e rivisto, tanto che la pellicola è ormai consunta e appassiona anche poco (a meno che non si sia cultori del genere). Appena si parla di guerre, terrorismo internazionale e controffensiva ai guerriglieri, subito c’è qualcuno che grida al complotto. “Si tratta di una cosa costruita dall’America”, “è solo un motivo americano per fare l’ennesima guerra”, “i terroristi non esistono”. Il frasario anti americano è piuttosto ampio e lasciamo libera la ricerca.

L’Isis esiste… e lo dimostra anche un video

Il remake è stato proposto anche per l’Isis, l’autoproclamato Califfato di Abu Bakr al Baghdadi. C’è chi ha dubitato dell’autenticità delle decapitazioni degli ostaggi occidentali (sic!), senza tacere di chi ha sostenuto che l’Isis “non si è visto”, nel senso che non ci sono molti documenti visivi di giornalisti indipendenti. In realtà, come già alla fine di questo articolo, c’è un “vecchio” video integrale al reportage di Vice.com che racconta cos’è l’Isis). Con buona pace dei complottisti, i tagliagole dell’autoproclamato Califfato esistono, eccome.

Il presunto complotto, dunque, è frutto di ragionamenti più legati all’universo della narrativa fantasy che alla cronaca terrena. La questione resta però seria e perciò dovrebbe essere posta in maniera diversa: quale è stato il rapporto tra l’Occidente e la formazione dell’Isis quando era ancora un gruppo sparuto di oppositori al regime siriano? Siamo proprio sicuri che i jihadisti non abbiano tra le mani anche armi occidentali? In tale contesto sarebbe opportuno porsi queste domande, riflettendo a fondo sul ruolo avuto nell’euforia collettiva della Primavera Araba (di cui ho già parlato, di recente, in questo articolo).

Manuale per complottisti.

I complottisti d’antan sarebbero più utili alla causa se alimentassero il sistema informativo di notizie di “denuncia” (per esempio spiegare che armare i ribelli anti-Assad era una enorme sciocchezza lo scorso anno e potrebbe esserlo ancora di più oggigiorno) piuttosto che proporre fantasie geopolitiche. Tutti sanno che gli Stati Uniti non sono angelici e che nel quadro internazionale badano ai loro interessi, ma è pur vero che per le persone ragionevoli non c’è scelta tra la democrazia occidentale (seppur con molti difetti) e la sharìa jihadista.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI