Il Jobs Act, l’Articolo 18 e il Grande Sonno del M5S

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La legge delega sul Jobs Act è stata approvata nel far west di Palazzo Madama. Ma alla fine la sensazione generale conduce alla domanda: “Cos’è successo?”. La risposta ha un range piuttosto ampio. Si potrebbe dire “tutto”, perché ora il governo può varare una normativa rivoluzionaria (sia nel senso migliore che in quello peggiore), avendo “carta bianca”. E si potrebbe anche dire “niente”, perché in quella “carta bianca” non c’è un contenuto preciso.

Senza articolo 18 e senza ammortizzatori sociali?

La legge delega ha dato delle linee guida talmente vaste, che di fatto non guidano niente. Per settimane il dibattito si è incagliato sull’articolo 18, una norma che era stata sostanzialmente “svuotata” dalla riforma Fornero. 

Forse sarà anche cinico come ragionamento, ma si è chiacchierati sul nulla, facendo un assist al governo Renzi che ha potuto distrarre l’attenzione dal punto nodale del Jobs Act: la mancanza delle coperture per l’estensione ai precari degli ammortizzatori sociali, ossia l’argomento più rilevante dell’idea di provvedimento (visto che nel dettaglio non esiste il provvedimento). Solo ora, dopo essere stati distratti dalla “pagliuzza” dell’articolo 18, ci si accorge di questa “trave” nell’occhio. Il risultato, quindi, potrebbe configurarsi come una doppia beffa: addio definitivo all’articolo 18 e niente ammortizzatori per i lavoratori precari che restano senza contratto.

Il grande sonno del M5S sulla riforma del lavoro 

In Parlamento si è riscoperta l’esistenza del Movimento 5 Stelle. Il Grande Sonno, guarda caso, è stato spezzato a pochi giorni da #Italia5Stelle, la festa di partito del M5S organizzata al circo Massimo, a Roma. Lo spettacolo circense allestito a Palazzo Madama è stato solo il trailer dello show che vedrà di nuovo Beppe Grillo al centro del proscenio.

Eppure per settimane i grillini si sono dati alla latitanza di fronte alla sfida della riforma del lavoro, l’ormai ben noto Jobs Act griffato Renzi. Sul web c’è qualche dichiarazione “contraria”, qualche presa di posizione contraria a prescindere, ma dal Movimento 5 Stelle non è arrivata quell’opposizione che si attenderebbe da una forza politica “nuova”. L’opposizione sguaiata in Parlamento serve solo a svilire l’immagine delle Istituzioni (la gente comune dice “Guarda quelli che combinano, mentre nel Paese c’è la crisi), senza aggiungere nulla al dibattito, mentre sarebbe stato più prezioso “portare in piazza” una controproposta innovativa e fattibile (non ascrivibile al libro dei sogni come questa). Perché le soluzioni concrete non mancherebbero.

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