E’ l’Italia repubblicana. Ma si fonda sul principio della monarchia familiare

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L’Italia che va con le sue macchinine vroom vroom, come cantava Ron, s’avvicina molto al marito che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi. Nel Salernitano all’allevatore che puliva gratis la casa di Parmenide raccattando gli avanzi dell’erba raccolta per il foraggio dei suoi animali, è stato chiesto di pagare gli erbaggi. “Ma come? Lavoro per loro e devo pure pagare?” s’è chiesto l’allevatore, che così ha smesso di tagliare l’erba con l’inevitabile conseguenza di un’area archeologica rimasta abbandonata a se stessa.

Nell’Alto Lazio, partendo da Roma nord fino ad arrivare al sud della Toscana, l’acqua potabile (si fa per dire) è contaminata da chissà quale cancro, ma il colmo è che i cittadini pagano la “potabilità” come se provenisse dalla fonte Egeria.

La falsa invalida di Forlì, che siede in carrozzella di giorno e la sera scorrazza col cane è l’ennesimo esempio di frode ai danni non tanto dello Stato, quanto della comunità.

Tralasciamo la querelle Camusso-Renzi sull’articolo 18, i politici che s’abbioccano in Parlmento e quelli che “sfruguliano” il tablet sugli scranni di Camera e Senato, conviene concentrare le attenzioni sui problemi dei comuni mortali: allo stadio gli hooligans fanno il bello e il cattivo tempo ma gli steward alzano la voce contro i padri di famiglia che se ne stanno quatti quatti per conto loro a vedere la partita; altri padri hanno problemi con la giustizia: se sono operai finiscono sul lastrico, se sono importanti vengono giustificati; la Leopolda renziana lascia le fatture insolute; certi vigili chiudono un occhio quando l’automobilista indisciplinato ha la faccia del poco di buono, salvo riscattarsi col “fregnone” di turno; i ricchi stanno con i ricchi e nove volte su dieci le gnocche senza testa cercano i ricchi.

E nel Paese delle raccomandazioni, i posti si passano di padre in figlio. Strano davvero, per un popolo-nazione che settant’anni fa votò per abolire la monarchia.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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